Mobilità urbana: «Avanti c’è posto?

76

La ricerca si è incentrata su i bisogni dei cittadini e le risposte della città sul campo dei trasporti; sul versante della domanda le analisi hanno monitorato i comportamenti, i bisogni, le attese, le valutazioni dei cittadini; sul versante dell’offerta sono state valutate sia le prestazioni delle aziende di trasporto sia le politiche urbane sulla mobilità. Dal monitoraggio della domanda emerge un quadro complessivamente stagnante dell’intero sistema della mobilità: i cittadini continuano a preferire le automobili a scapito dei trasporti collettivi

«Avanti c’è posto?» è il titolo del Rapporto sulla mobilità urbana in Italia nel 2004, curato da Isfort
(Istituto competenze e risorse per la mobilità ) e Asstra Associazione delle aziende di trasporto), giunto alla sua seconda edizione.
La ricerca si è incentrata su i bisogni dei cittadini e le risposte della città sul campo dei trasporti; sul versante della domanda le analisi hanno monitorato i comportamenti, i bisogni, le attese, le valutazioni dei cittadini; sul versante dell’offerta sono state valutate sia le prestazioni delle aziende di trasporto sia le politiche urbane sulla mobilità. Dal monitoraggio della domanda emerge un quadro complessivamente stagnante dell’intero sistema della mobilità: i cittadini continuano a preferire le automobili a scapito dei trasporti collettivi. Questa preferenza nasce per i problemi di capillarità del servizio, dalla difficoltà di accesso alle fermate, dall’interconnessione fra i diversi luoghi della città; ma la variabile che pesa di più sulla scelta è senza dubbio il tempo. I frequenti ritardi dei trasporti pubblici fanno preferire i mezzi privati per i vari spostamenti. Inoltre i giudizi sui trasporti pubblici (autobus, tram, metropolitana) sono notevolmente peggiorati. Questo dato fa chiaramente percepire che sta nascendo una «domanda più esigente», molto più attenta e critica verso le performance del servizio pubblico. Questo deriva dall’innalzamento delle aspettative verso i mezzi collettivi causato dalle sperimentazioni tecnologiche in questo campo, non fruite da tutti (es: mezzi meno inquinanti per l’ambiente, eventi organizzati dai singoli comuni, sistema di informazione). Dal monitoraggio dell’offerta, emerge una maggiore attenzioni verso le politiche ambientali da parte delle Amministrazioni comunali per quanto riguarda l’assunzione di misure per contenere il traffico e un chiaro apprezzamento del cittadino verso le Amministrazioni che si sono mosse verso questa direzione.
Nei cittadini sta comunque maturando l’idea di migliorare la vivibilità urbana e di conseguenza la propria salute, attraverso la riduzione degli effetti dannosi sull’ambiente provocati dall’esasperata motorizzazione. Anche l’indagine sui sistemi di offerta nelle medie e grandi città ha rilevato dati molto importanti. In primo luogo è riconfermato, anche in questo secondo rapporto, lo sbilanciamento nel trasporto pubblico sulla gomma invece del ferro. Le aziende dei trasporti continuano a promuove mezzi con gomma e a preferire motori a gasolio rispetto a motori funzionanti con soluzioni alternative (elettrici, metano, Gpl, ibridi). Non sono stati registrati neanche grandi investimenti nella mobilità collettiva per «attrarre la domanda» ne sul versante delle innovazioni dei servizi, ne con la sostituzione dei veicoli di trasporto: infatti il parco circolante risulta essere molto anziano. Inoltre è molto netta la polarizzazione territoriale nella densità di offerta di trasporto pubblico a favore dei grandi centri urbani rispetto ai piccoli, nelle città Nord-Ovest e centrali rispetto a quelle del Sud e delle Isole. Da questo Rapporto emerge chiaramente che il cittadino «in movimento» sta assumendo una consapevolezza nuova verso i trasporti collettivi. Il cittadino chiede un’offerta più diversificata, attenta ai bisogni del passeggero, di qualità alta. Infine chiede sempre più una maggiore attenzione verso l’ambiente sia da parte delle Amministrazioni sia da parte delle Aziende di trasporto pubblico che tardano a promuovere un’offerta «ecologica» nel loro settore.

(Fonte Arpa Toscana)