Per l’Ispra un futuro… imbavagliato

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Ricercatori in processione chiedono la grazia al ministro Prestigiacomo. Domani a via Colombo consegneranno le firme raccolte su una petizione a loro sostegno

I ricercatori dell’Ispra, precari e non, tornano in presidio al ministero dell’Ambiente, con una processione per consegnare le 4mila 500 firme raccolte su una petizione che invita la titolare del dicastero, Stefania Prestigiacomo, ad occuparsi della difficile situazione dell’Istituto, oltre che per chiedere garanzie sull’applicazione del protocollo d’intesa siglato il 20 gennaio, al termine di 59 giorni di occupazione sul tetto della sede di via Casalotti.

In quest’occasione, come allora, i lavoratori saranno sostenuti dal sindacato Usi/RdB Ricerca, al loro fianco dall’inizio della vertenza, e saranno a via Cristoforo Colombo dalle 10 di domani, in attesa di un incontro chiarificatore con rappresentanti del ministero e della struttura commissariale che gestisce l’Ispra da oltre due anni. Infatti, molti dei punti dell’accordo sottoscritto a gennaio non sono stati ancora applicati, mentre le scelte della politica sembrano andare sempre più verso una dimostrazione di disinteresse per l’Istituto: non è stato ancora licenziato il regolamento, propedeutico alla nomina dei vertici che il ministro aveva promesso entro marzo, e dalla prossima primavera l’Ispra non avrà più una sede di rappresentanza. Verrà infatti abbandonata quella di via Curtatone, che include l’auditorium, mentre sarà «temporaneamente» trasferito in uno scantinato il Museo con le Collezioni paleontologiche e litomineralogiche. Una collocazione certamente adeguata per una raccolta di così grande valore scientifico, per la quale non a caso, nel marzo scorso, il Fai (Fondo ambiente italiano) ha organizzato delle visite guidate al pubblico nel corso delle sue «Giornate di primavera».

Quindi, mentre i ricercatori dell’unico Istituito pubblico che si occupa d’ambiente rischiano il posto di lavoro e sono costretti a chiedere la grazia alla Prestigiacomo, il ministero sembra sempre più orientato a cancellarne l’autonomia e le peculiarità, come dimostra la rinuncia a una sede centrale e lo smantellamento del museo geologico. Forse, quello che si vuole è un Istituto «imbavagliato», per usare un termine di moda, che non svolga in modo adeguato le ricerche e i controlli cui è deputato, a tutela di tutti i cittadini e del patrimonio pubblico ambientale.