Migliora la qualità dell’aria in Europa

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L’Aea analizza e quantifica gli effetti che specifiche misure politiche, attuate nel settore dei trasporti e della combustione industriale, hanno avuto sul miglioramento della qualità dell’aria in Europa e sulla complessiva riduzione degli inquinanti atmosferici

In Europe l’aria risulta migliore e sarebbe merito della politica europea di controllo delle emissioni. Negli ultimi decenni, l’Ue ha introdotto una gamma di politiche per migliorare la qualità dell’aria controllando le emissioni di sostanze inquinanti. Questo è quello che rivela l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) in uno studio dedicato in cui analizza e quantifica gli effetti che specifiche misure politiche, attuate nel settore dei trasporti e della combustione industriale, hanno avuto sul miglioramento della qualità dell’aria in Europa e sulla complessiva riduzione degli inquinanti atmosferici.

La combustione industriale ed il trasporto su strada sono fonti importanti di inquinamento dell’aria e causano, congiuntamente, i danni più rilevanti alla salute dell’uomo e dell’ambiente naturale, rappresentando circa il 50-66% delle emissioni totali di particolato, di inquinanti acidificanti e di gas precursori dell’ozono.

Il rapporto, Impact of selected policy measures on Europe’s air quality, mira a fornire una risposta partendo dai risultati ottenuti con una serie di strumenti legislativi introdotti a livello comunitario per ispezionare le emissioni inquinanti, quali gli Euro-standard per le emissioni dei veicoli su strada e le direttive in materia di prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento (Directive Ipcc) e sui grandi impianti di combustione (Directive Lcp). Inoltre preannuncia quanto migliore potrebbe essere la qualità dell’aria in Europa se solo tutte le politiche fossero completamente applicate.

Ma vediamo nel dettaglio la questione, riportando dati e analizzando gli elementi esaminati all’interno del rapporto, ossia gli effetti delle emissioni causate dal trasporto su strada e dal combustibile industriale. Bene, viene fuori che, seppur il trasporto su strada abbia negli anni, e precisamente dal 1990 al 2005, registrato un aumento del 26% nell’uso di combustibile, l’introduzione della normativa europea ha ridotto le emissioni di monossido di carbonio (CO) di circa l’80% e di composti organici volatili non metanici (Covnm) del 68%. Dati interessanti anche per gli ossidi di azoto (NOx) e il particolato fine (PM2,5), diminuiti rispettivamente del 40% e del 60%.

Il settore della combustione industriale (compresi il comparto energetico e manifatturiero) ha dimostrato un cambiamento marginale nel proprio impiego di carburante nel periodo in questione, riuscendo però a tagliare la quota complessiva di NOx e SOx. In questo caso è la riduzione delle emissioni di particolato fine ad essere più significativa soprattutto se paragonata a quella stimata nel settore dei trasporti su strada. Riduzioni più consistenti si sono registrate nelle principali aree industrializzate come la Germania, l’Italia di Valle del Po, Paesi Bassi e Polonia.

In definitiva, quello che si riscontra è una situazione incoraggiante che premia politiche attente volte a salvaguardare l’aria che i cittadini comunitari si trovano oggi a respirare e che risulta, pertanto, migliore rispetto persino a quella del 1990.

Di potenziali di miglioramento ce ne sono tanti, e solo per citarne alcuni, si evidenzia che le emissioni di sostanze inquinanti potrebbero essere ulteriormente ridotte solo se i più recenti standard, quindi ad oggi già istituiti, fossero pienamente applicati in tutti i Paesi europei e fossero fatte politiche nazionali ad hoc che dessero maggiore importanza alle problematicità specifiche del singolo Stato. Guardando al futuro, pertanto, il rapporto promette passi avanti, ma invita a non abbassare la guardia. Rimane, insomma, ancora molto da fare per definire, con piccoli margini d’errore, salvo la salute dell’uomo e degli ecosistemi europei.