100 per cento rinnovabili, l’utopia possibile

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Da qualche anno si progetta un futuro in cui le fonti rinnovabili possano soddisfare tutta la domanda energetica. Ma quali sono gli elementi che in Europa e nel nostro paese favoriscono e ostacolano una transizione di questa portata al 2050? Un tema che richiederebbe un serio dibattito anche in Italia

Proponiamo l’editoriale di Gianni Silvestrini pubblicato sull’ultimo numero di «QualEnergia.it»

Come un’onda che cresce spinta dalle preoccupazioni dei cambiamenti climatici e dalla pericolosa fragilità del nucleare, si rafforza ogni giorno di più il proposito di riuscire a soddisfare con le fonti rinnovabili tutta la domanda energetica entro la metà del secolo.

Negli ultimi tre anni si sono succeduti rapporti di università, centri di consulenza, commissioni governative che hanno approfondito questa opzione, in particolare per il comparto elettrico. Ora queste analisi vengono utilizzate per definire strategie di lungo periodo. La Commissione europea nei suoi scenari al 2050 prevede la totale decarbonizzazione della generazione elettrica. Alcuni Stati sono andati oltre, come la Danimarca che sulla base delle analisi della propria Commissione sulle politiche dei cambiamenti climatici prevede un percorso per sganciarsi totalmente dai combustibili fossili entro la metà del secolo (Denmark’s Road Map for Fossil Fuel Independence).

Per accelerare il cambio di strategie energetiche, Erec, Eufores e Greenpeace hanno predisposto una petizione ai dirigenti dell’Unione europea «100% di energia rinnovabile in Europa entro il 2050», che il Kyoto Club ha rilanciato. Si tratta di un cambiamento epocale. Per l’Europa significa far passare le rinnovabili in 40 anni dal 10% al 100% restringendo progressivamente la quota che i combustibili fossili avevano occupato nel corso degli ultimi 150 anni.

Quali sono gli elementi che favoriscono e quali gli ostacoli che frenano una transizione di questa portata? Un primo elemento positivo è dato dai notevoli margini di efficienza che possono ridurre del 20-30% la domanda di energia a parità di servizio reso con un vantaggio economico per la collettività. A questo si dovrebbe auspicabilmente aggiungere una revisione degli stili di vita (pensiamo all’irrazionalità della mobilità urbana in Italia).

Un secondo driver viene dalla massa di investimenti che negli ultimi anni si sono recentemente riversati nella installazione di nuovi impianti che utilizzano le fonti rinnovabili. Circa la metà dei 194 GW installati lo scorso anno nel mondo sono impianti alimentati da energie verdi.

Un terzo elemento positivo viene dalla rapidità dell’evoluzione tecnologica in presenza di un contesto favorevole alla promozione delle rinnovabili. Il fotovoltaico ha dimezzato i propri prezzi nell’ultimo triennio e questo salto è avvenuto solo grazie alla volontà politica di un piccolo numero di paesi decisi a promuovere seriamente questa opzione. Tuttora gli investimenti in ricerca sul nucleare sono enormi, ma un loro drastico ridimensionamento a favore delle rinnovabili consentirebbe di accelerare la riduzione dei costi delle energie verdi.

Naturalmente ci saranno diversi ostacoli a questa transizione, ad iniziare dai potenti interessi coinvolti nella struttura energetica dominante. Ci sono molte infrastrutture, gasdotti, rigassificatori, oleodotti, centrali elettriche che sono in fase di realizzazione o previste entro il 2020 e che avrebbero poco senso nel nuovo contesto. La pianificazione di queste opere andrebbe rivista alla luce dello «scenario 100% rinnovabili», con un drastico ridimensionamento per garantirsi la fase di transizione e una riserva di emergenza.

Per questo motivo, al fine di evitare scelte inutili, è importante che su questo tema si apra quanto prima un ampio dibattito anche nel nostro paese.

(Fonte «QualEnergia.it»)