Clima – L’Italia cambia marcia a Durban

84

> Incerto il destino di Kyoto

«It is not the intention of my country to put at risk the survival of the Kyoto Protocol. Italy is ready to do its part under the Kyoto Protocol as we fully recognize the need that developed countries take the lead. However the Kyoto Protocol alone is not sufficient to meet the 2°C objective».

È quanto ha dichiarato nel suo breve intervento il ministro dell’Ambiente italiano, Corrado Clini, al summit di Durban.

Certamente parole chiare che invertono la tendenza negazionista e l’incertezza italiana di questi anni.

Ci ritroviamo nel quadro generale delle motivazioni per la salvezza del Protocollo di Kyoto anche se spalancate restano le porte per i dettagli, cioè sul come fare.

Clini ha precisato che è importante una Cooperazione «rafforzata per la riduzione delle emissioni e per accelerare in tutto il mondo la transizione verso un’economia verde che, oltre alla protezione del clima, promuova lo sviluppo sostenibile e contribuisca allo sradicamento della povertà nel mondo».

Nell’intervento ufficiale in sessione Plenaria alla Conferenza mondiale Onu (Cop17) ha anche sottolineato che «è tempo di superare il dibattito polarizzato sul futuro di Kyoto e utilizzare questa conferenza per assicurare una solida base per un regime climatico equilibrato e credibile».
Il protocollo va quindi preso come una transizione verso questa cooperazione rafforzata e deve offrire opportunità a tutti i Paesi.

A Durban «l’Italia – con l’intervento del ministro dell’Ambiente Clini – ha finalmente abbandonato il gioco ostruzionista del passato e si è dichiarata disponibile per un secondo periodo di impegni del Protocollo di Kyoto come transizione verso un giusto accordo globale che coinvolga anche le maggiori economie del pianeta superando la polarizzazione tra Paesi industrializzati e in via di sviluppo». Lo afferma Legambiente aggiungendo che si tratta di «un passo nella giusta direzione».

«L’Italia insieme all’Europa deve impegnarsi nelle prossime ore a Durban – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – per la nascita di un’alleanza trasversale tra paesi industrializzati, emergenti e in via di sviluppo in grado di spingere Cina e India ad abbandonare il gioco dei veti contrapposti e costringere così gli Stati Uniti ad approvare un mandato a sottoscrivere entro il 2015 un accordo globale che abbia come architrave il Protocollo di Kyoto. Un’impresa molto difficile alla quale occorre dedicare ogni sforzo sino all’ultimo minuto dei negoziati».