Clima – Di trattato in trattato verso il disastro

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Via libera alla tabella di marcia che porterà all’adozione di un accordo globale salva-clima entro il 2015, per entrare in vigore dal 2020. Lo ha deciso la 17ma Conferenza mondiale sul clima a Durban, in Sudafrica, che ha trovato anche un accordo per il Kyoto2 dopo il 2012. Il documento del 2020 sottolinea l’urgenza di accelerare i tempi e di alzare il livello di riduzione.

Sono le conclusioni a cui si è giunti dopo un intera notte, alle prime luci dell’alba.

Una cosa ben povera se si considera che sono decenni che si cerca una strada rapida per arrestare il riscaldamento globale. Quindi un accordo di carta, come gli altri, che hanno prodotto fino ad ora un aumento della temperatura media globale di quasi un grado che sta già sconvolgendo la biosfera con gravi danni all’economia per quanto riguarda agricoltura, turismo, specie che si estinguono, migrazioni di popoli e di malattie, assetto delle città per effetto del cambiamento dei regimi delle piogge.

In questo modo, il rischio concreto è di raggiungere un aumento medio della temperatura intorno ai 3°C che vuol dire un autentico disastro vedendo quello che sta combinando l’aumento attuale.

Il sistema è già fuori controllo per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacciai. Infatti James E. Hansen, direttore del Goddard Institute per gli studi spaziali, colui che nel 1988 lanciò in un’audizione al Congresso americano, l’allarme per il buco nello strato di ozono, teme che si stia andando verso un nuovo Pliocene, quando i mari erano più alti di oggi di circa 25 metri. «I dati paleoclimatologici rivelano una sensibilità del clima maggiore di quella che si pensava anche solo pochi anni fa. Il limite dei due gradi non è sufficiente e sarebbe un passaporto per il disastro», afferma lo scienziato. Oggi la temperatura media risulta già di 0,8 gradi più alta rispetto a quella del 1880 e le stime indicano che stiamo guadagnando oltre un decimo di grado ogni decennio.

Evidentemente i politici ne sanno di più. E allora via, allegramente, verso altri aumenti della temperatura. Evidentemente riparare i disastri è come una guerra: mette in moto l’economia, quella che piace ai grandi teorizzatori ottocenteschi, che ancora sopravvivono, e buona campagna elettorale ad Obama. Chissà se gli americani crederanno ancora al suo futuro green. (I. L.)