E l’Italia geologica continua ad aspettare

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Sella-Monti, due tecnici, due approcci diversi nei riguardi dell’assetto idrogeologico del territorio. Bisogna porsi come un nuovo Risorgimento ed affrontare carenze incancrenite

Il nuovo Governo guidato dal prof. Monti ha creato tensione nel mondo professionale inserendo nel decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 recante «Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici» alcune richieste del mondo imprenditoriale. Dal nuovo corso governativo si aspetta equità invece si è notato un orientamento di parte che ha creato contrapposizione; certo la contrapposizione non crea di per sé nuova economia.

Nel settore della difesa del suolo si aspettano atti volti a correggere le decisioni del precedente governo sui tagli agli investimenti per gli studi e per la progettazione e realizzazione di opere necessarie alla tutela dei cittadini dalle calamità geologiche; un’attesa emotiva e preoccupante anche perché la crescita di un Paese non può avvenire se una parte della sua popolazione non ha la certezza della tutela della propria vita stando in casa, nei luoghi di lavoro, nei luoghi di ritrovo.

La progettazione di opere e infrastrutture richiede un impegno d’ingegno, esperienza sapientemente costruita nel confronto costante con altri tecnici e continui studi di aggiornamento. La progettazione determina la qualità dell’esecuzione dell’opera, la qualità della vita di chi ne usufruirà e la durabilità dell’opera stessa. Il nuovo Governo cedendo alle richieste del mondo imprenditoriale ha creato imbarazzo tra gli ordini professionali con dichiarazioni molto dure da parte degli architetti, degli ingegneri e dei geologi. Non si può promuovere la liberalizzazione o combattere le «corporazioni» a scapito della qualità della progettazione mettendo in contrapposizione professionisti e società.

La norma del Governo Monti che modifica la norma, appena modifica il mese scorso dal Governo precedente, riportando a 100.000 euro la soglia per gli affidamenti con procedura negoziata non facilita certo l’ingresso nel sano confronto della concorrenza degli studi professionali che non sono strutturati in società di progettazione e produce una deriva delle offerte verso un pericoloso massimo ribasso. Dal nuovo Governo tecnico si aspetta rigore nella spesa e investimenti per risorse intellettuali e per le infrastrutture atte a ricondurre il governo del territorio a una difesa del suolo e delle infrastrutture su di esso ospitate; si aspettava un nuovo risorgimento per rilanciare la difesa dei cittadini dalle catastrofi naturali quali i terremoti, le frane, le alluvioni, l’erosione delle coste, invece si dovrà aspettare.

Nei giorni come quelli che stiamo vivendo, come spesso accade nei momenti difficili, delle decisioni contrastate del sacrificio dichiarato generale e apparentemente parziale, come quando si è presi dal panico e si perde l’orientamento, dobbiamo ritrovare la lucidità ed essere sempre più convinti che i dissesti colpiscono solo chi non rispetta o non può rispettare i limiti. Limiti suggeriti o imposti dagli studi eseguiti con quella visione storica del ripetersi degli eventi naturali.

Un utile orientamento alle scelte politiche del Parlamento e del Governo può essere dato nella rilettura degli avvenimenti del rinascimento tanto festeggiati in questo 2011. Il risorgimento italiano ha avuto molte figure di alto valore polito e scientifico per le Scienze della Terra. Merita un cenno particolare, la figura di Quintino Sella (1827-1884), deputato dal 1860 e nominato ministro delle Finanze del Regno d’Italia nel 1860 (nella foto del titolo, N.d.R.). Si potrebbe definire un ministro tecnico dei primi Governi dell’Italia Unita con un ruolo fondamentale nella costituzione e nello sviluppo delle principali istituzioni geologiche nazionali. Nei primi anni dell’Unità d’Italia, nonostante le penurie di bilancio, lo Stato investì molto nelle Scienze della Terra, prevedendone con lungimiranza le ricadute in campo minerario.

Grande appassionato di Alpinismo, Quintino Sella, fondò nel 1863 il Cai (Club alpino italiano) per rilanciare e ampliare la conoscenza della culturale alpina nazionale. Inoltre fu fra i fondatori della prestigiosa Società geologica italiana (Sgi). Alla sua passione e al suo intuito si deve la redazione della prima edizione della carta geologica d’Italia, intesa come carta geologica ufficiale dello Stato, è uno dei primi progetti dell’Italia unitaria che prende avvio con la firma del decreto del re Vittorio Emanuele II il 12 dicembre 1861. Lo scopo di questo nuovo progetto è di dotare il nuovo Stato italiano di uno strumento fondamentale per la conoscenza del territorio e delle risorse naturali indispensabili per lo sviluppo economico del Paese, analogamente a quanto stava avvenendo in altri paesi europei.

Mi piace anche ricordare Leopoldo Pilla (1805 -1848), medico, geologo e uomo politico molisano, professore di mineralogia e geologia nell’Università di Pisa caduto in battaglia il 29 maggio 1848 combattendo a Curtatone, dove studenti e docenti toscani si scontrarono duramente con l’esercito austriaco che cercava di accerchiare le truppe di Carlo Alberto. Egli spirando disse «non ho fatto abbastanza per l’Italia».

Oggi, come nel rinascimento, le conoscenze tecniche e scientifiche rivestono un ruolo strategico per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Manca tuttavia un vero investimento programmatico in attività di ricerca e di formazione e manca purtroppo la forza di avviare scelte politiche in grado di applicare i risultati di tali attività. Basterebbe che i governi politici moderni, con spiccate sensibilità tecniche, sostituiscano alle politiche risorgimentali nel campo minerario le politiche attuali di previsione e prevenzione del dissesto idrogeologico e di un’urbanizzazione compatibile con le caratteristiche del territorio. Oggi le ultime parole di Pilla rappresentano una dichiarazione che accomuna molti tra i decisori.