Si disbosca la zona A del Cilento?

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Progetti avveniristici in una delle più belle zone italiane: da una pista da sci, cambiamenti climatici permettendo, ad un impianto di 120 telecamere per oltre 180mila ettari in… montagna

«Un allarme urgente e grave giunge dal Cilento, uno dei più grandi, spettacolari, variegati e complessi Parchi nazionali del nostro Paese». È l’inizio di una vibrante denuncia che giunge dal Comitato Parchi nazionale, da tempo «guardiano» delle aree protette italiane.

«Le voci sono molte – continua il testo – tutte concordi, e i fatti tanto gravi da sembrare incredibili: ma trovano purtroppo conferma in atti ufficiali e testimonianze scritte che lasciano pochi dubbi.

«Dunque, sembra anzitutto che in futuro il Parco nazionale del Cilento sarà videosorvegliato tra monti e valli, per sorprendere e reprimere i reati più gravi: 120 telecamere su un’estensione di oltre 180mila ettari, per svolgere quindi, a costi non indifferenti, un modernissimo servizio di sorveglianza automatico. Un Parco naturale o tecnologico? Chi abbia una sia pur minima conoscenza della montagna e dei consueti espedienti di bracconieri e tagliatori forestali, sa bene quale potrebbe essere la sorte futura di queste apparecchiature, mentre molti altri si interrogano perplessi sul rapporto costi-benefici di interventi del genere. A meno che non si intenda finalmente puntare queste telecamere sugli scempi perpetrati dagli amministratori locali, perfino nelle zone di protezione integrale.

La foresta dei Temponi vista dalla vetta del Cervati è destinata a scomparire

«E qui si giunge al secondo punto – prosegue la denuncia del Comitato -. Ciò che lascia infatti più sbigottiti nel Cilento è che uno degli obiettivi fondamentali del Parco sarebbe oggi addirittura creare una stazione sciistica sul Monte Cervati, nella zona A di riserva integrale, vale a dire nel territorio più intatto. Per avviare rapidamente la trasformazione della splendida montagna in rumoroso trambusto da cine-panettone, infatti, un volenteroso sindaco locale ha già da tempo iniziato ad abbattere maestosi faggi ultrasecolari, ricavandone forse pochi spiccioli, ma certo parecchi danni… Appoggiato anche, si mormora, da qualche stralunata associazione pseudo-ambientalista.

«Tutto questo potrebbe sembrare un paradosso, o un brutto sogno, e farebbe davvero pensare che nel nostro meraviglioso Paese le leggi di tutela ambientale siano considerate «carta straccia», e imperino ancora le volontà dei feudatari. A vantaggio di chi? E perché mai investire fiumi di danaro in imprese fallimentari, dato che come è noto le stazioni sciistiche appenniniche, incluse Pescasseroli, Scanno e Roccaraso, sono disastrosamente passive?

«Ma forse successive indagini più approfondite sveleranno l’arcano. Il vero obiettivo finale non è certo l’interesse del Parco, né il bene della comunità locale, e neppure uno sci-escursionismo, che non contrasterebbe in modo insanabile con la difesa della natura… No, qui si punta, malgrado l’innevamento appenninico assai poco adatto, allo sci di discesa. Un semplice «specchietto per allodole» per sportivi domenicali ai quali propinare, come in altri casi analoghi, la vendita di condomini, residence e villette, costruiti in fretta e furia su terreni già da tempo accaparrati. Una folle urbanizzazione bramata dai nostri pubblici amministratori, e realizzata con guadagni rapidi e sicuri da imprenditori di ogni sorta: un altro pesante mattone nel frenetico disegno di cementificazione che, nel giro d’un paio di generazioni egoiste e distratte, sta riuscendo a devastare e impoverire, per un piatto di lenticchie, il Paese più bello del mondo.

Taglio di Faggi sul Monte Cervati

«Illuminante – conclude la nota – il commento a caldo del Presidente del Parco del Cilento, che non respinge affatto il folle progetto degli impianti meccanici nella riserva integrale: «Si tratta di una zona A del Parco, quindi di massima tutela ambientale. Ci vuole, pertanto, molta attenzione». Nel frattempo qui attorno già si tagliano senza scrupoli gli alberi, per aprire spazio alle piste… Figuriamoci cosa potrebbe accadere poi in tutte le altre zone, cosiddette a tutela attenuata. Vien fatto allora di chiedere all’opinione pubblica e alla comunità internazionale: ma certa gente non avrà forse confuso l’idea di parco nazionale con quella di un parco giochi?».

(Fonte Comitato Parchi Nazionali)

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Nella foto del titolo un grosso ceppo di Faggio abbattuto