Le Maldive scompariranno nell’indifferenza?

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Le ipotesi avanzate dagli esperti nel corso degli anni prevedevano la loro estinzione fra 50 o 60 anni. Secondo recenti studi, invece, saremo costretti a veder svanire i suggestivi atolli dalle cartine geografiche fra soli 10 anni

Usando un gergo prettamente giuridico si spera che il caso Maldive non faccia stato. Le isole asiatiche situate a sudovest dell’India scompariranno! Certo, una sirena d’allarme che fa il giro del globo ormai da tempo, con l’unico problema, però, che le ipotesi apocalittiche avanzate dagli esperti nel corso degli anni prevedevano la loro estinzione fra 50 o 60 anni. Secondo recenti studi, invece, saremo costretti a veder svanire i suggestivi atolli dalle cartine geografiche fra soli 10 anni.

Alcune parti del Paese sono già rese inospitali, le spiagge sono state inghiottite dal mare e sempre meno terra è disponibile per la popolazione. Di anno in anno l’oceano reclama sempre più superficie, erode la costa e ben presto potrebbe farla sparire del tutto. Le isole Maldive rappresentano uno di quei luoghi in cui il riscaldamento globale avrà effetti catastrofici già nell’immediato futuro, come anche l’Artico, il Bangladesh, il Darfur e molti altri paesi ancora, dove miseria e indigenza la fanno da padrone e in cui agricoltori e pastori nomadi sono ormai disposti ad ammazzarsi tra di loro per contendersi l’acqua di fonti ormai prosciugate del tutto.

Non si parla di terrorismo mediatico o eccessivo allarmismo. Quello che fino a qualche anno fa sembrava solo un sospetto, oggi è realtà: il livello del mare si è alzato talmente tanto da mettere a rischio la popolazione che lì ci vive. L’ufficializzazione è arrivata di recente direttamente dalla bocca di Mohamed Nasheed, che, prima di dimettersi, ha cercato con insistenza di raggiungere un accordo con il Governo australiano per far emigrare il suo popolo nel Paese oceanico prima che fosse troppo tardi.

Così il «Sidney Morning Herald»: «Questo potrebbe rappresentare il primo Paese al mondo perduto per i cambiamenti climatici, e l’Australia è stata esortata a prepararsi ad una ondata di massa di rifugiati climatici alla ricerca di un nuovo posto dove vivere. Se le nazioni non faranno del bene a se stesse, devono cercare di fare del bene agli altri, semplicemente nel loro interesse ed è davvero necessario che gli australiani e ogni altro Paese ricco si adoperino per fronteggiare tale situazione».

Ma a questo punto una domanda sorge spontanea nelle menti di molti ambientalisti e non: perché Mohamed Nasheed, il politico scienziato che per anni ha richiesto l’attenzione dell’Onu per denunciare l’indifferenza dei paesi industrializzati verso il destino dei popoli che rischiano di venire inghiottiti dagli oceani, fondatore del partito democratico nazionale, sopravvissuto ad anni di prigione e tortura per aver spinto il suo paese ad abbandonare la dittatura, fermo sostenitore e simbolo nazionale della lotta ai cambiamenti climatici, si è dimesso dalla carica di Presidente della Repubblica delle Maldive? O meglio, perché è stato costretto a farsi da parte?

L’attacco al Presidente è infatti avvenuto in maniera violenta, aggredito dalla polizia durante una manifestazione del suo Mdp, il partito democratico delle Maldive, stando alle testimonianze di alcune emittenti televisive locali. Il neo-Presidente Waheed ha promesso di volere creare un governo di unità nazionale. «Vi sembro uno che sta tentando un colpo di Stato?», ha chiesto ai giornalisti. La risposta la lasciamo ai maldiviani.

Che ne sarà di quella solidità su cui l’ex Presidente Nasheed ha costruito il suo ruolo di sensibilizzatore della comunità internazionale ai pericoli del cambiamento climatico e dell’innalzamento dei livelli del mare? Non ci resta altro che aspettare, come sempre, ma in quello siamo esperti ormai, negazionisti per eccellenza.