Dietrofront sulla spedizione transfrontaliera di rifiuti

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Con una recente legge di conversione è stata soppressa la novità introdotta da una legge di appena il 4 aprile 2012 che prevedeva l’obbligo, per le imprese che effettuano il trasporto transfrontaliero di rifiuti, di allegare per ogni spedizione una dichiarazione dell’autorità del Paese di destinazione

E la normativa ambientale ci stupisce ancora! Questa volta a far discutere è la norma inerente il trasporto transfrontaliero di rifiuti.

Con legge di conversione n. 44 del 26 aprile 2012, del D.L. sulle «Semplificazioni tributarie» è stata, infatti, soppressa la novità introdotta dalla legge di conversione del D.L. «Semplificazioni», n. 35 del 4 aprile 2012 che prevedeva l’obbligo per le imprese che effettuano il trasporto transfrontaliero di rifiuti, fra i quali quelli da imballaggio, di allegare per ogni spedizione una dichiarazione dell’autorità del Paese di destinazione dalla quale risultasse che nella legislazione nazionale vi fossero norme ambientali «equivalenti» a quelle italiane ed europee.

Ma facciamo un po’ il punto sulla situazione.

Il 6 marzo 2012, viene introdotta in Commissione alla Camera la novità «nostrana» sull’argomento delle spedizioni transfrontaliere; l’articolo inserito prevedeva che: «Le imprese che effettuano il trasporto transfrontaliero di rifiuti, fra i quali quelli da imballaggio, devono allegare per ogni spedizione una dichiarazione dell’autorità del Paese di destinazione dalla quale risulti che nella legislazione nazionale non vi siano norme ambientali meno rigorose di quelle previste dal diritto dell’Unione europea, ivi incluso un sistema di controllo sulle emissioni di gas serra, e che l’operazione di recupero nel Paese di destinazione sia effettuata con modalità equivalenti, dal punto di vista ambientale, a quelle previste dalla legislazione in materia di rifiuti del Paese di provenienza».

In definitiva, si parlava di una «dichiarazione» richiesta dalla norma, che non risultando tra i documenti obbligatoriamente previsti dal Regolamento comunitario 1013/06 sull’import-export di rifiuti, rischiava di essere difficilmente ottenibile dalle Autorità dei Paesi di destinazione. Inoltre, la stessa dichiarazione avrebbe rischiato di porsi in contrasto con le norme comunitarie che prevedono, nel caso dei rifiuti recuperabili della Lista «verde» del Regolamento (come carta, vetro, plastica, gomma, ecc.), solo obblighi generali di informazione.

In definita, un bel pasticcio all’italiana in cui la norma pubblicata in un Paese membro era palesemente in contrasto con la norma comunitaria, gerarchicamente superiore, e che pertanto avrebbe sottoposto di fatto l’Italia a conseguenze sanzionatorie da parte dell’Unione europea.

Ma a questo punto avviene il netto cambio di rotta.

Mai si è vista, in realtà, tanta efficienza da parte del legislatore che, in quattro e quattr’otto, ha soppresso la disposizione in essere riportando la situazione a quanto precedentemente in vigore.

Difatti, con la conversione in legge 26 aprile 2012, n. 44, recante disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento, il Parlamento ha, con l’art. 9, introdotto il «potenziamento dell’accertamento in materia doganale», andando, di contro, a sopprimere il terzo periodo del comma 3 dell’art. 194 codice ambientale come recentissimamente introdotto dall’art. 24, comma 1, del D.L. n. 5/2012 convertito in Legge n. 35/2012, in materia di trasporto transfrontaliero di rifiuti.

In definitiva, una storia, da un epilogo veloce e controverso, che ha visto provocare tumulti tra gli operatori di settore che, contrariamente a quanto riportato nel servizio «Spazzatour» edito da Report e in scena su Rai3, servizio puntuale ma che definiva solo un aspetto della questione, quella del traffico illecito di rifiuti, e non affrontava viceversa la tematica a 360°, effettuano questo lavoro con impegno, dedizione e onestà. Cavilli normativi che da diversi anni cercano di bloccare o almeno rallentare le esportazioni sopratutto di plastica all’estero con ripercussioni economiche per gli operatori di settore, nello specifico, ma, in pratica, su tutto il sistema paese.

E in questa situazione di fondo sguazzano i tecnici/politici che governano le nostre azioni i quali «abusano degli strumenti democratici e della pazienza degli amministrati introducendo, con decretazione d’urgenza, una norma stupida ed inapplicabile salvo abrogarla dopo un mese con la conversione di un altro decreto legge». (Copyright Sistri forum)

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