Piante e animali non sono brevettabili

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Approvata a larga maggioranza una mozione contro la brevettazione di piante e animali ottenuti da procedimenti biologici. Aiab e Firab: Auspichiamo che questi provvedimenti mettano un argine definitivo al meccanismo delle «porte girevoli tra istituzioni di interesse pubblico e aziende o lobby industriali»

Il Parlamento europeo ha bocciato la brevettabilità di piante e animali ottenuti da procedimenti biologici. È stata infatti approvata a larga maggioranza una mozione contro tale brevettazione. Immediate le reazioni positive anche in Italia. «Non possiamo che esprimere la nostra più viva soddisfazione», hanno dichiarato congiuntamente Alessandro Triantafyllidis, presidente nazionale Aiab, e Vincenzo Vizioli, presidente Firab. La mozione impegna l’Ufficio brevetti europeo e la Commissione europea a dar corso all’esclusione dalla brevettazione di «varietà vegetali e razze animali», così come di «procedimenti essenzialmente biologici per la produzione di piante o animali», come definito dalla Direttiva Europea 98/44/CE. La mozione era stata depositata al Parlamento europeo dai gruppi di Partito popolare europeo, Socialisti e Democratici e Gruppo Verde/Alleanza libera europea ed è stata approvata giovedì 10 maggio in sessione plenaria con 354 voti a favore, 192 voti contrari e 22 astenuti. La risoluzione riconosce che un’eccessiva protezione brevettuale può ostacolare l’innovazione anziché favorirla ed essere dannosa per i piccoli e medi produttori agricoli.

«Siamo soddisfatti – hanno dichiarato Triantafyllidis e Vizioli – anche per altre decisioni assunte giovedì dal Parlamento europeo, quali il rinvio dell’approvazione del bilancio 2010 dell’Efsa (Autorità europea di sicurezza alimentare) anche in virtù della persistenza di condizioni di conflitto di interessi magnificate dalle dimissioni di Diana Banati, presidente del Consiglio d’amministrazione dell’Efsa, rassegnate dopo aver accettato il posto di direttore esecutivo e direttore scientifico di una fondazione europea finanziata dall’industria agroalimentare e biotecnologica, l’International Life Sciences Institute, che già rappresentava. Auspichiamo che questi provvedimenti mettano un argine definitivo al meccanismo delle «porte girevoli tra istituzioni di interesse pubblico e aziende o lobby industriali».