La Nuova Zelanda lanciata nel fotovoltaico

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Il governo dello stato insulare ha stanziato 15 milioni di dollari per finanziare la costruzione dell’impianto fotovoltaico più grande dell’Afghanistan. La centrale conferirà energia a numerose aziende, edifici governativi e ben 2.500 abitazioni

La Nuova Zelanda tra le regine del fotovoltaico. Il governo dello stato insulare ha stanziato 15 milioni di dollari per finanziare la costruzione dell’impianto fotovoltaico più grande dell’Afghanistan.

La centrale conferirà energia a numerose aziende, edifici governativi e ben 2.500 abitazioni.

Si tratta di una struttura pv da 1,05 Mw che sarà ultimata entro la fine del 2013 e che verrà localizzata nella provincia di Bamiyan. Ad aggiudicarsi l’appalto la NetCon Ltd e la Sustainable Energy Services International.

«L’energia è una priorità assoluta per lo sviluppo dell’Afghanistan e il governo ha accolto con favore questa iniziativa per portare l’energia nella provincia», ha di recente dichiarato il ministro degli Esteri neozelandese Murray McCully.

Un piano di sviluppo energetico internazionale che dovrebbe fare da esempio.

«Questo progetto è molto più che costruire una utility affidabile e formare il personale necessario a mandarla avanti. Il sistema deve essere sostenibile a lungo termine, in modo che il governo possa fissare una tariffa di acquisto conveniente, ma in grado di coprire anche i costi di manutenzione», ha in seguito chiarito McCully.

In Nuova Zelanda aumenta in modo esponenziale il contributo delle fonti rinnovabili al mix energetico nazionale. La Nazione è pronta per raggiungere l’obiettivo fissato al 2025: produrre il 90% dell’energia da fonte green. Grazie anche ai buoni livelli di crescita di eolico e geotermico, la percentuale dell’energia generata da fonte rinnovabile nella produzione totale dello Stato è salita quasi al 78% rispetto al 74% registrato nel 2010.

Ma ciò che maggiormente colpisce è rappresentato dal coraggio di questo paese, tra i pochi a credere realmente anche nell’investimento green oltre oceano. Una sorta di import-export improntato sul rinnovabile, che dovrebbe aver maggior risonanza all’interno di governi e società ancorate al petrolio monopolistico.

I costi dell’energia rinnovabile sono destinati a scendere progressivamente nel tempo, così come il prezzo delle componenti per la costruzione degli impianti, nella consapevolezza che la tecnologia sta migliorando di giorno in giorno. Catapultarsi in rotte intercontinentali finanziando energia pulita in altri stati rappresenta una nuova frontiera di investimento verde.