Botta e risposta fra… bioplastiche

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plastica cannucce

Si dice che gli additivi oxo «servono solo ad accelerare la frammentazione della plastica». Questa è un’affermazione del tutto falsa e fuorviante per il consumatore, perché in pratica suggerisce che gli additivi non funzionano affatto, o che semplicemente servono a rompere la plastica in piccoli pezzi

AssoEcoPlast, l’associazione che riunisce e tutela le circa 120 aziende su tutto il territorio nazionale che operano nel settore dei sacchi biodegradabili per asporto delle merci, condivide pienamente le istanze della Oxo-biodegradable Plastics Association in merito alla guida pubblicata da European Bioplastics.

Per questo propone, in polemica, la traduzione del documento pubblicato sul sito web dell’associazione operante a livello europeo Oxo-biodegradable Plastics Association.

Un argomento aperto scientificamente, come ha dimostrato un articolo di Paolo Broglio (Direttore Scientifico di Ecologia Applicata, Organizzazione Scientifica di Ricerca Ambientale. Coordinatore dello spin-off Esae dell’Università di Milano) da noi pubblicato nel numero di marzo di quest’anno del nostro Trimestrale on line. E proprio per riaprire il dibattito pubblichiamo la nota che ci è pervenuta.

Ancora una volta «European Bioplastics», l’associazione che riunisce i produttori della cosiddetta Bioplastica (quella prodotta da amido di mais, amido di patate, etc.) ha pubblicato informazioni ingannevoli sulla plastica oxo-biodegradabile. I lettori devono essere consapevoli del fatto che questa organizzazione non è altro che una lobby a favore della plastica compostabile.

Si dice che gli additivi oxo «servono solo ad accelerare la frammentazione della plastica». Questa è un’affermazione del tutto falsa e fuorviante per il consumatore, perché in pratica suggerisce che gli additivi non funzionano affatto, o che semplicemente servono a rompere la plastica in piccoli pezzi. Ma European Bioplastics conosce perfettamente la verità: il processo di biodegradazione ossidativa funziona, e non si limita a rompere la plastica ma modifica la struttura molecolare del materiale in modo che non sia più un polimero. Al termine di tale processo, il materiale semplicemente non esiste più nella sua forma originale, non inquinerà mari né ucciderà la fauna, anche perché va tenuto ben presente che il prodotto finale del processo di biodegradazione non è tossico.

Tutto ciò rappresenta un vantaggio per l’ambiente, visto che il materiale è diventato biodegradabile, e sarà bio-assimilato dall’ambiente grazie all’azione naturale dei batteri e funghi. Il Cen, il comitato europeo che si occupa degli standard ha definito l’oxo-degradazione con lo standard TR15351. In esso si legge che la oxo-biodegradazione è «il degrado derivante dalla scissione ossidativa di macromolecole» e l’oxo-biodegradazione come «degrado derivanti da fenomeni ossidativi e cellulo-mediata, sia simultaneamente che successivamente».

Ancora una volta, European Bioplastics in maniera insensata cerca di applicare gli standard del proprio «settore» (ASTM D6400, ASTM D6868, ASTM D7081 e EN 13432) ai prodotti oxo-biodegradabili, sostenendo che «i materiali oxo-biodegradabili non sono conformi a questi standard». Ma European Bioplastics sa molto bene che si tratta di norme per la degradazione in condizioni speciali. Si tratta di quelli presenti in un impianto di compostaggio industriale, che sono cosa ben diversa della biodegradazione in ambiente aperto, per cui la plastica oxo-biodegradabile è stata progettata.

Invece, gli standard per le materie plastiche oxo sono: lo standard americano ASTM D6954; quello inglese BS8472; insieme a UAE 5009/2009; lo standard svedese SPCR 141; ed infine lo standard giordano 2004/2012. L’Afnor, l’ufficio di standardizzazione francese, ha inoltre pubblicato un Accordo, il n. T51-808, per testare le plastiche oxo-biodegradabili.

Promuovendo le cd. bio-plastiche, quali plastiche compostabili, European Bioplastics sa bene che sta sostenendo qualcosa di totalmente fuorviante. E ciò è fuorviante perché, se qualcosa viene definito compostabile un normale consumatore è portato a pensare logicamente che esso possa essere trasformato in compost. Ma non è così per la Bioplastica propagandata da European Bioplastics, e ciò perché le stesse norme citate dall’associazione, la ASTM D6400 e la tanto famigerata EN13432 richiedono che queste materie plastiche possano essere convertite in gas CO2 entro 180 giorni. Quindi non viene chiesto per la conformità a tali standard che diventino compost ma gas! Pertanto, se questo processo di degradazione può aiutare a diminuire le emissioni di CO2, non è di nessun aiuto per il terreno.

Inoltre, queste cd. «plastiche compostabili» emettono metano se disperse nell’ambiente, e il metano è un gas serra ancora più potente del CO2. Quindi sono innocue se mandate in una discarica adibita a «raccogliere» anche il gas oppure se mandate ad un impianto di compostaggio. Ma sappiamo tutti che tali plastiche non saranno inviate tutte ad un impianto di compostaggio, in più se mandati in discarica come fa il consumatore a sapere che questa è adibita ad evitare dispersioni di gas?

Altri punti sulla cd. Bioplastica «compostabile»:

  • È stato progettato per essere raccolto e portato in un impianto di compostaggio industriale, quindi non affronta il problema dei rifiuti in plastica dispersi nell’ambiente.
  • La maggior parte di essa non è adatta per il compostaggio domestico
  • È troppo costoso per un uso quotidiano visto che costa fino al 400% in più della plastica ordinaria
  • In genere è più spessa e pesante, quindi ha bisogno di più camion per il trasporto, che emetteranno più CO2.
  • Non può essere riciclato con la plastica ordinaria, quindi chi è a favore del riciclaggio dovrebbe essere contro il cd. «compostabile». Al contrario, l’oxo-biodegradabile può essere riciclato. (Vedi http://www.biodeg.org/position-papers/recycling/?domain=biodeg.org )
  • Non è «rinnovabile». Ciò perché si guarda solo il prodotto finale e l’intero processo che ha portato alla sua produzione: i combustibili fossili utilizzati per i macchinari per lavorare la terra e il CO2 emesso; i fertilizzanti e pesticidi utilizzati sulle colture (mais, patate ecc.); prendere il raccolto e trasportarlo in una fabbrica di polimerizzazione; trasportare il prodotto finale.
  • Non è opportuno utilizzare risorse scarse come il terreno coltivabile e l’acqua per far crescere delle colture per fare della plastica. Queste risorse dovrebbero essere utilizzate per produrre cibo per le tante persone nel mondo che non hanno da mangiare.
  • In ogni caso, non esiste al mondo abbastanza terra ed acqua a sufficienza per far per sostituire del tutto la plastica ordinaria con la cd. Bioplastica.
  • La plastica oxo-biodegradabile viene realizzata da un sottoprodotto del petrolio che verrebbe scartato se non venisse utilizzato per farne della plastica. In poche parole non viene estratta una goccia in più del petrolio solo per farne della plastica.
  • La cd. Bioplastica non può essere commercializzata negli Emirati Arabi Uniti e in altri paesi dove vi sono leggi che permettono l’uso solo di plastiche biodegradabili nel breve periodo, e quindi ammettono solo gli oxo-biodegradabili.
  • Un Life cycle assessment pubblicato da Interek nel 2011 ed uno pubblicato dal governo britannico nel 2012, hanno valutato il ciclo di vita di un sacchetto di plastica oxo-biodegradabile migliore sia di quello di bioplastica sia di quello di carta.

(Fonte Open Gate Italia Srl)