La Cina sceglie un altro… Pil

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In cima alla loro attenzione c’è l’ambiente e la riduzione della povertà. Passano quindi in primo piano ambiente, agricoltura, riduzione o chiusura delle fabbriche inquinanti. A Pechino pare che siano state già chiuse 213 aziende inquinanti. Peccato però che la Cina stia spostando all’estero la distruzione della natura. La domanda cinese di legname è il fattore trainante della deforestazione illegale in Mozambico

Se ne parla da tempo della inadeguatezza del Pil come parametro per calcolare la ricchezza, e le sigle si sprecano. Così mentre l’Ocse progetta di sostituire il Pil con il suo Better Life Index, la Cina pare voglia battere tutti inserendo parametri di qualità della vita.
Alla fine dell’anno scorso, infatti, dopo che a giugno il premier Xi Jinping aveva sottolineato che non si poteva più usare semplicemente il Pil, hanno iniziato oltre 70 città e distretti ad abbandonare il Prodotto interno lordo come misura della valutazione della ricchezza locale.
In cima alla loro attenzione c’è l’ambiente e la riduzione della povertà. Passano quindi in primo piano ambiente, agricoltura, riduzione o chiusura delle fabbriche inquinanti. A Pechino pare che siano state già chiuse 213 aziende inquinanti.
E a giudicare dall’efficienza cinese non è difficile pensare che tali obiettivi saranno tutti raggiunti. Come d’altra parte c’è riuscita la Germania che in 10 anni ha reso vivibile l’inquinatissima valle della Ruhur.
Peccato però che la Cina stia spostando all’estero la distruzione della natura. La domanda cinese di legname è il fattore trainante della deforestazione illegale in Mozambico. Secondo il rapporto «First Class Crisis», pubblicato dall’Environmental Investigation Agency (Eia) dopo lunghe investigazioni sul campo, il 93 per cento del legname prelevato nel paese nel 2013 era di origine illegale. Circa il 76 per cento di tutte le esportazioni di legname provenienti dal Mozambico nel 2013 proveniva da operazioni illegali, con un prelievo assai maggiore alle quote autorizzate. Il 93 per cento di questo legname è stato esportato in Cina.
L’Eia richiede una sospensione immediata di tutte le esportazioni del legname fino a quando il Mozambico non sarà in grado di assicurare un prelievo e un commercio di legname sostenibili, per proteggere le residue risorse forestali.
Decisamente la strada della sostenibilità, nel concreto, è ancora ardua e di difficile applicazione per chi comunque mette al primo posto la crescita economica.

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