Riflessione sull’attuale stato delle cose

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I riferimenti fin qui richiamati riguardano fatti macroscopici già abbastanza noti o che sono, comunque, facilmente comprensibili. Dovremmo invece impegnarci di più se volessimo capire perché (pur vivendo con ansia e preoccupazione, il problema dei rifiuti) ci fermiamo mentalmente, oggi, a prendere solo passivamente atto delle drammatiche situazioni (per la salute e l’ambiente) che si vengono a creare nei nostri territori. Eppure i danni generati da queste fonti di inquinamento li paghiamo noi, sia in termini economici sia di salute e di benessere psicofisico. Tutti vorremmo poterci sentire ben accolti dai paesaggi e coinvolti per offrire un nostro contributo, in favore del progresso umano. Tutti, come comunità e in prima persona, sentiamo, nelle nostre aspirazioni più profonde, il desiderio di trovare i modi per collaborare alla tenuta degli equilibri vitali, in sintonia con i fenomeni naturali, fonti di energie vitali e di senso del nostro esistere.

Finiamo, invece, con l’impegnarci a cercare sempre nuove soluzioni tecnologiche, per risolvere i problemi creati da altre precedenti tecnologie, alimentando un vortice di sprechi e di dispersione di energie. Finiamo, così, col trascurare l’origine del degrado e l’urgenza di intervenire sul livello crescente dei consumi che lo produce. Lasciamo che tutto degradi nella direzione di un sempre più inarrestabile aumento di entropia, necessario per alimentare una folle e insensata crescita dei consumi che, come la caduta in un precipizio senza fondo, diventa un fenomeno irreversibile.
Forse dovremmo cominciare ad analizzare i problemi andando alla loro origine per riflettere e mettere alla prova alternative e continuare in un percorso di ricerca/verifica/intervento che ci liberi dalla sottomissione passiva all’attuale modello di mercato (tutto orientato verso la crescita dei consumi e dei profitti). C’è forse un’urgenza e non solo la necessità di attivare un dialogo, dinamico e operativo, sui nostri bisogni e sulle nostre aspirazioni più profonde: una prospettiva, questa, che non può essere surrogata da ricette uniche e rese immediatamente esecutive prima ancora che sia stata esercitata la nostra capacità di riflessione.
La riflessione è una qualità, propria della nostra natura umana, indispensabile per acquisire consapevolezze e autonomia necessarie per la nostra partecipazione, attiva e responsabile, con la mente e con le opere, al divenire vitale degli equilibri naturali. Dunque, riflettere per trovare quell’autonomia, originalità e diversità, nell’uso delle risorse, che sono proprie dell’uomo, dell’essere se stesso, ma non fuori dal mondo. Riflettere per entrare in sintonia con gli altri fenomeni naturali (dagli equilibri del mondo animale, a quelli del mondo vegetale, a quelli anche del mondo inorganico) e per disporre di quelle opportunità che le sinergie, fra i fenomeni naturali e le capacità di pensiero operativo della mente umana, possono procurare per dare qualità al progresso.
C’è un modo di guardare al futuro che è in linea con l’evoluzione creativa e vitale che orienta il mondo naturale e che suggerisce un progresso originale, autonomo, collaborativo e specifico per quella natura umana che qualifica la nostra esistenza. Riflettere per mettere a disposizione, cioè, la nostra partecipazione consapevole alla creazione delle opportunità vitali che animano la complessità, degli equilibri dinamici del divenire delle cose, e per rendere fertile il contributo delle comunità umane alla vitalità di tutto il sistema naturale.
Riflettere è anche il modo per cercare relazioni vitali con un altrove (di qualsiasi orientamento, anche se non siamo nella condizione di poter accertare o negare, i suoi riferimenti in modo esaustivo) che è affidato alla nostra autonomia e libertà di definire, praticare e assumere le responsabilità di personali scelte e visioni delle cose. Riflettere e tornare a riflettere, non una volta per sempre, ma in ogni momento della nostra vita, per definire segni significativi di umana pienezza e dare senso alle nostre intenzioni e opere (frutti sempre da verificare, rinnovare e modificare, con nostre continue ricerche, per rimanere connessi con il divenire delle cose del mondo). Riflettere per costruire e qualificare quel valore aggiunto, di progresso umano, che la nostra intelligenza può generare e che è nelle attese di futuro che cerchiamo di proiettare nei luoghi che ci accolgono, che mettono a disposizione della nostra intelligenza le loro risorse e che sono sempre aperti ad accettare una nostra solidale creatività.