Dall’umanesimo integrale all’ecologia integrale

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I segni di un confronto ad alto livello con gli scienziati più avanzati e competenti delle varie materie ecologiche, sono evidenti nell’enciclica «Laudato si’». Così come costante è l’appello alle responsabilità dei governanti e l’attenzione ai bisogni dei più poveri, così altrettanto chiaro è che Francesco ha sposato le tesi che suggeriscono le soluzioni più avanzate. Dopo questa enciclica sarà difficile per negazionisti e complottisti battere le loro usurate strade

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Leggere l’enciclica papale con occhio laico è sbagliato, ed è l’errore che si fa sempre con i documenti pontifici.
Eppure, nella sua continuità, questa enciclica, «Laudato si’», rappresenta qualcosa di diverso, se non altro perché ha la solennità di un testo che fa magistero.
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica sono già esposti, con chiarezza, concetti ripresi nell’enciclica come il bene comune universale, la morte per fame viene considerata un omicidio, si parla della dignità di tutti gli esseri viventi e si esalta l’importanza della biodiversità. Anche la nota polemica che Francesco corregge fermamente, circa la padronanza sulla natura, che sposatasi con la filosofia cartesiana è stata causa di tante ingiustizie verso l’ambiente, il nuovo Catechismo è preciso. «Nel disegno di Dio – si legge – l’uomo e la donna sono chiamati a “dominare” la terra come “amministratori” di Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e distruttivo».

Anche su sovrappopolazione e capitalismo è da tempo che la Chiesa lancia strali. All’Earth summit di Rio de Janeiro la Chiesa era stata precisa nell’esporre la sua posizione. Il nunzio apostolico mons. Renato Martino disse che «il Creatore ha posto l’essere umano al centro della creazione e lo ha reso responsabile, non despota, del mondo che lo circonda».
«È ingiusto – precisò con forza – che un piccolo numero di privilegiati continui ad accumulare beni superflui e a dilapidare le risorse disponibili, allorquando moltitudini di persone vivono in condizioni di miseria, a livello di bassa sopravvivenza». E per quanto riguarda il nodo della sovrappopolazione, il nunzio apostolico disse che «ciò che la Chiesa condanna è l’imposizione di politiche demografiche e la promozione di metodi di limitazione delle nascite che sono contrari all’ordine morale oggettivo e alla libertà, alla dignità e alla coscienza dell’essere umano. Per la Chiesa l’uomo non è un numero».
Ma qualcosa, con Francesco, sta cambiando, lui è diretto, ancora abbiamo nelle orecchie la frase che non si possono fare figli come conigli… e ora, in questa enciclica, dà più di una sterzata.

Forte richiamo alle responsabilità

Chiarisce in modo inequivocabile che «a nulla ci servirà descrivere i sintomi, se non riconosciamo la radice umana della crisi ecologica. Vi è un modo di comprendere la vita e l’azione umana che è deviato e che contraddice la realtà fino al punto di rovinarla».
Con «Laudato si’» non fa sconti, «Riguardo alla cura per la diversità biologica e la desertificazione, i progressi sono stati molto meno significativi. Per quanto attiene ai cambiamenti climatici, i progressi sono deplorevolmente molto scarsi. La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti».

I segni di un confronto ad alto livello con gli scienziati più avanzati e competenti delle varie materie ecologiche, sono evidenti nell’enciclica «Laudato si’» di Papa Francesco.
La cultura ecologica che vi si rispecchia, infatti, è così matura e globale che va al di là di una semplice conoscenza.
Così come costante è l’appello alle responsabilità dei governanti e l’attenzione ai bisogni dei più poveri, così altrettanto chiaro è che Francesco ha sposato le tesi che suggeriscono le soluzioni più avanzate. Dopo questa enciclica sarà difficile per negazionisti e complottisti battere le loro usurate strade.

Cambiamenti climatici

Il suo indice è sempre puntato minacciosamente verso le responsabilità che ormai saranno ineludibili dopo questa enciclica, anche a proposito dei cambiamenti climatici. «È vero che ci sono altri fattori (quali il vulcanismo, le variazioni dell’orbita e dell’asse terrestre, il ciclo solare), ma numerosi studi scientifici indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni è dovuta alla grande concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto ed altri) emessi soprattutto a causa dell’attività umana».
E a questo punto c’è la prima «novità», non per gli ambientalisti che ne parlano da sempre, ma per i governanti che continuano ad ignorarlo: la tragica realtà dei migranti ambientali. «È tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa».
«Perciò – insiste esplicitamente, indicando una strada – è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile. Nel mondo c’è un livello esiguo di accesso alle energie pulite e rinnovabili».

L’acqua, la biodiversità gli Ogm

L’acqua è da tempo un tema cruciale, sia per i più poveri sia come causa di guerre, e il tema della privatizzazione vede aperti ampi conflitti all’interno delle nazioni «evolute». E qui c’è un’altra positiva fuga in avanti. «Mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. In realtà, l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani».
Colpisce, poi, il suo intervenire su temi specialistici con approcci globali, come il caso della biodiversità. «Gli ecosistemi delle foreste tropicali hanno una biodiversità di grande complessità, quasi impossibile da conoscere completamente, ma quando queste foreste vengono bruciate o rase al suolo per accrescere le coltivazioni, in pochi anni si perdono innumerevoli specie, o tali aree si trasformano in aridi deserti».
«Anche le zone umide, che vengono trasformate in terreno agricolo, perdono l’enorme biodiversità che ospitavano. In alcune zone costiere è preoccupante la scomparsa degli ecosistemi costituiti da mangrovie».

Nelle critiche di questi giorni, sono emerse quelle a proposito della decrescita, degli Ogm, dell’olio di palma, in cui i laici si aspettavano delle prese di posizione nette. Ma il Papa non può essere netto in una materia che oggettivamente, a seconda dell’approccio, presenta dei lati non chiari o non definibili. Eppure è proprio nelle frasi appena riportate e nelle altre che seguiranno, che il Papa pone dei paletti, delle indicazioni che di per sé, secondo alcuni approcci, sono delle nette condanne e rappresentano un’altra novità nel dibattito scientifico.
«È necessario investire molto di più nella ricerca, per comprendere meglio il comportamento degli ecosistemi e analizzare adeguatamente le diverse variabili di impatto di qualsiasi modifica importante dell’ambiente».

Per gli Ogm il Papa è chiaro e spinge alla riflessione i ricercatori. «È difficile emettere un giudizio generale sullo sviluppo di organismi geneticamente modificati (Ogm), vegetali o animali, per fini medici o in agricoltura, dal momento che possono essere molto diversi tra loro e richiedere distinte considerazioni».
Il pontefice ha le idee chiare: «Tuttavia in natura questi processi hanno un ritmo lento, che non è paragonabile alla velocità imposta dai progressi tecnologici attuali, anche quando tali progressi si basano su uno sviluppo scientifico di secoli».
Ed ancora, inserendosi con chiarezza nel dibattito attuale: «In molte zone, in seguito all’introduzione di queste coltivazioni, si constata una concentrazione di terre produttive nelle mani di pochi, dovuta alla progressiva scomparsa dei piccoli produttori, che, in conseguenza della perdita delle terre coltivate, si sono visti obbligati a ritirarsi dalla produzione diretta».
«L’estendersi di queste coltivazioni – scrive ancora – distrugge la complessa trama degli ecosistemi, diminuisce la diversità nella produzione e colpisce il presente o il futuro delle economie regionali».
E qui un altro colpo all’informazione, che non è il solo in questa enciclica: «A volte non si mette sul tavolo l’informazione completa, ma la si seleziona secondo i propri interessi, siano essi politici, economici o ideologici».

Il debito, l’economia

Ma è nel discorso economico, della struttura dell’economia moderna, nei limiti e nella responsabilità della politica e nell’intreccio fra tecnologie e società, che Papa Francesco dà un colpo d’ala del tutto nuovo per la profondità delle argomentazioni.
«Il debito estero dei Paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico. In diversi modi, i popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve più importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi più ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro».

Ed ancora: «La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti».
«Nel frattempo – continua – i poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente. Così si manifesta che il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi».
E mette in guardia: «È prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni. La guerra causa sempre gravi danni all’ambiente e alla ricchezza culturale dei popoli, e i rischi diventano enormi quando si pensa all’energia nucleare e alle armi biologiche».

Molti sono i rischi della svolta tecnologica e Francesco li mette in chiaro: «Tuttavia non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere. Anzi, danno a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero. Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo».

«Il problema fondamentale è un altro – sottolinea – ancora più profondo: il modo in cui di fatto l’umanità ha assunto la tecnologia e il suo sviluppo insieme ad un paradigma omogeneo e unidimensionale. In tale paradigma risalta una concezione del soggetto che progressivamente, nel processo logico-razionale, comprende e in tal modo possiede l’oggetto che si trova all’esterno. Tale soggetto si esplica nello stabilire il metodo scientifico con la sua sperimentazione, che è già esplicitamente una tecnica di possesso, dominio e trasformazione. È come se il soggetto si trovasse di fronte alla realtà informe totalmente disponibile alla sua manipolazione». […]
«Da qui si passa facilmente all’idea di una crescita infinita o illimitata, che ha tanto entusiasmato gli economisti, i teorici della finanza e della tecnologia. Ciò suppone la menzogna circa la disponibilità infinita dei beni del pianeta, che conduce a “spremerlo” fino al limite e oltre il limite». […]
«Cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta, significa isolare cose che nella realtà sono connesse, e nascondere i veri e più profondi problemi del sistema mondiale».
Più chiaro di così!

Ecologia integrale e conversione ecologica

Non finisce di meravigliare questa enciclica, specialmente quando Papa Francesco parla di ecologia integrale, facendo un salto da quell’umanesimo integrale di Maritain che impregno il Vaticano II.
Nell’esaminare i soprusi e la vita degli aborigeni e di quelle popolazioni di nativi delle foreste che sono sotto la minaccia di minatori e agricoltori che vogliono convertire intere foreste in monocolture, li difende a spada tratta passando, dalla dannosa evangelizzazione alla difesa dei nativi.
Ed un altro salto Francesco lo fa quando parla di conversione ecologica, rivolgendosi ai cristiani.
«Dobbiamo riconoscere che non sempre noi cristiani abbiamo raccolto e fatto fruttare le ricchezze che Dio ha dato alla Chiesa, dove la spiritualità non è disgiunta dal proprio corpo, né dalla natura o dalle realtà di questo mondo, ma piuttosto vive con esse e in esse, in comunione con tutto ciò che ci circonda». Ma anche qui amplifica concetti che già furono espressi nella «Centesimus annus».

Il catastrofismo

C’è poi una parte che sembra un vero stop ai negazionisti. «Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia. Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizia. Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni».
Ma bisogna stare attenti perché gli interventi di mitigazione o altri artefici economici possono essere trappole per i più poveri.
«L’imposizione di queste misure penalizza i Paesi più bisognosi di sviluppo. In questo modo si aggiunge una nuova ingiustizia sotto il rivestimento della cura per l’ambiente. […] La strategia di compravendita di “crediti di emissione” può dar luogo a una nuova forma di speculazione e non servirebbe a ridurre l’emissione globale di gas inquinanti. […] È arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti. […] Affinché sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di “cambiare il modello di sviluppo globale”, la qual cosa implica riflettere responsabilmente “sul senso dell’economia e sulla sua finalità, per correggere le sue disfunzioni e distorsioni”».

Utopie? Utopia? Certo è che dopo questa enciclica la Chiesa non può più essere presa come paravento o esempio a seconda delle convenienze.
Le parole sono state dette e sono chiare. Certo la Chiesa non poteva non fare riferimento alla creazione, alle parole della Bibbia, non poteva fare quel salto culturale che parte del laicismo ha fatto ed è oggetto di un ampio dibattito, ma questa enciclica ha messo in chiaro, da che parte sta la Chiesa, ora. L’essenziale sono le aperture perché il confronto continui. Catastrofiche sarebbero state le chiusure sui vari temi toccati che purtroppo stanno facendo i non credenti. E questo deve preoccupare non poco.

 

Ignazio Lippolis