Grotte di Castellana, mettere d’accordo turismo e conservazione

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Pensare ad una «preservazione sostenibile» delle Grotte «per la quale occorre la sinergia necessaria tra amministrazione e scienza per continuare a conservare il bene ambientale ovvero il ritorno ad un progetto che, ispirato da conoscenza e cultura, sostenga e tuteli il valore del meraviglioso bene ambientale che le Grotte di Castellana rappresentano»

Dopo la denuncia pervenutaci della situazione precaria delle Grotte di Castellana, che abbiamo illustrato dettagliatamente nel nostro articolo «Sos per le Grotte di Castellana», abbiamo voluto approfondire i vari temi più sensibili con il prof. Fulvio Zezza, che è stato tra gli Anni 80 e 90, come Direttore scientifico, il fautore delle innovazioni nella gestione delle Grotte. Abbiamo quindi chiacchierato con Zezza, quale esperto, che alla fine ci ha inviato una sua sintesi che molto volentieri pubblichiamo. Non si tratta di nessun atto di accusa contro nessuno. Però vuole essere un punto serio di inizio di un dibattito, di un confronto al fine di individuare un percorso per migliorare lo stato geofisico di questo bene che appartiene a tutta la comunità.

 

Castellana-Zezza

Trovo che i contenuti delle domande che mi sono state rivolte siano aspetti diversi di un unico e antico problema: il valore culturale e scientifico da assegnare alla gestione e alla fruizione delle Grotte. Credo, pertanto, che si possa partire da una risposta comune per riannodare i concetti attorno a tale valore che, in definitiva, è stato il filo conduttore del mio impegno scientifico anni fa.

La svolta nella gestione

Quando il Comune di Castellana mi affidò, dieci anni dopo la scomparsa di Franco Anelli, la carica di Direttore Scientifico le Grotte erano chiuse al pubblico per l’inquinamento provocato da fonti esterne. Non fu semplice salvaguardare l’ambiente ipogeo e rilanciare l’immagine delle Grotte di Castellana poiché si trattava di spaziare dalla tutela dell’ambiente fisico al recupero ambientale, dalla pianificazione del flusso turistico alla preparazione adeguata delle guide in grotta, dalle esigenze del turismo all’economia del sistema, dal monitoraggio dei parametri ambientali alle tecniche di verifica dello stato di conservazione.
All’epoca fu molto positiva la convergenza instauratasi tra l’Amministrazione e la Direzione scientifica per poter procedere senza eccessivi intoppi e ritardi alla ripresa e al rilancio delle Grotte. I risultati ottenuti furono enormi. Anche la componente scientifica, da me direttamente coinvolta in campo nazionale e internazionale, fu di valido supporto per approfondire le conoscenze di base e i dovuti scambi di esperienza sugli effetti derivanti dal flusso turistico e dall’allestimento degli ambienti sotterranei per ricevere il pubblico. Si doveva procedere allora, tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, verso l’affermazione di un nuovo modo dell’uso di una grotta aperta al pubblico attuando un passaggio molto delicato a livello socio-economico. La salvaguardia doveva reggersi su scelte concrete, basate su analisi e indagini specifiche, e occorreva coniugare l’interesse ambientale con quello economico e turistico.
Nel passato, infatti, ogni grotta aperta al pubblico veniva adattata per ricevere il maggior numero di visitatori e ogni iniziativa tendeva ad anteporre l’interesse economico alla tutela del bene ambientale.
Le conseguenze furono inevitabili: scarso controllo, deturpazioni dell’ambiente ipogeo e furti di stalattiti, inquinamento e vistose alterazioni dell’habitat. Si comprese finalmente che ogni grotta, che è un archivio naturale di inestimabile valore, diventava un bene perduto, abbandonato per l’incuria al degrado; era infatti evidente che la mancanza di tutela del bene naturale si ripercuoteva eccessivamente sul suo valore e che l’approccio non corretto alla sua gestione faceva correre il rischio di vedere compromesso anche il tasso delle frequenze. Pure il concetto di tutela, ispirato ai criteri informatori dei parchi e delle riserve naturali, che si voleva fare applicare alla gestione delle grotte risultava di difficile attuazione; sicché subentrò la sfida di rendere compatibili le esigenze del turismo e dell’economia con quelle per la salvaguardia del bene ambientale.

I problemi ambientali

Può sembrare semplice oggi parlare di rispetto dei parametri ambientali; tuttavia, la comprensione non è sempre pari alla vera conoscenza e all’utilizzazione delle strumentazione di controllo. Non è superfluo ricordare che ogni grotta è un sistema apparentemente isolato il quale risente delle condizioni dell’ambiente circostante sia quando i flussi d’aria e d’acqua giungono dalle comunicazioni dirette con l’esterno sia quando, lontano dalle aperture, l’energia in gioco si riduce allo scambio di calore tra le pareti e l’aria interna.
Alle condizioni dell’ambiente circostante sono collegati i valori di importanti parametri che influenzano l’ambiente di grotta: la concentrazione di sostanza organica e le particelle in sospensione nell’aria; la concentrazione di anidride carbonica; la temperatura e il tasso di umidità relativa; gli elementi in traccia nelle acque di stillicidio. Nei recessi più interni delle grotte, i flussi d’aria sono solo provocati dalle deboli variazioni di temperatura della roccia e delle acque di stillicidio e le particelle in sospensione, solide e liquide, superano in modo consistente quelle dell’aria esterna essendo le prime da dieci a cento volte in quantità maggiore; la differenza è da attribuirsi essenzialmente all’elevato numero di particelle di origine organica presenti nell’ambiente ipogeo.
La concentrazione di anidride carbonica fa registrare i valori più elevati in prossimità dell’apertura della grotta per lo scambio d’aria tra esterno e l’interno ma i massimi sono soprattutto nei punti più interni e dove è maggiore lo stillicidio delle acque d’infiltrazione; ciò dimostra che le acque meteoriche d’infiltrazione costituiscono un importante veicolo di trasporto e formazione di anidride carbonica in grotta.
Dal canto suo, la temperatura in grotta risente delle condizioni climatiche esterne per quanto si registri un’inversione di fase tra l’interno e l’esterno sia durante il semestre autunno-inverno sia nel periodo primavera-estate. L’umidità relativa, mentre assume valori molto irregolari all’esterno, tende a variazioni più contenute all’interno e raggiunge i valori più elevati, fino al 98-100%, nelle parti più profonde. Nelle acque di stillicidio, infine, il calcio prevale nettamente sulle particelle di origine organica; la calcite costituisce il principale minerale in grotta e forma gli speleo temi: lo stato di saturazione delle acque bicarbonatiche che è all’origine dalla formazioni di stalattiti e stalagmiti può essere modificato da cambiamenti, anche minimi, delle condizioni ambientali provocate da variazioni di temperatura e di concentrazione di anidride carbonica.

Turismo e gestione scientifica

Appare da ciò intuibile quale possa essere la portata delle visite in grotta che incidono in modo consistente sulle variazioni dei parametri ambientali. Per tale motivo si avviò allora un programma di indagini e analisi e pianificato l’acquisto di una stazione di monitoraggio ambientale. Appare pure evidente che per una grotta aperta al pubblico il sistema automatico di controllo non è sostitutivo della conservazione mentre spetta a coloro che si occupano del sistema ambiente trovare le soluzioni idonee per mitigare gli effetti degli allestimenti in grotta e le conseguenze del flusso turistico.
Visto da quest’ottica, il contenuto delle domande sull’importanza dell’illuminazione, il danneggiamento delle concrezioni di grotta, la qualità dell’aria e l’alterazione dei parametri microclimatici sono argomenti che si riallacciano ai compiti specifici degli addetti alla salvaguardia delle Grotte; viceversa, la soluzione della questione riguardante la presenza scientifica dipende dal ruolo che a questa si intende affidare. Si tratta dell’impostazione che si intende dare alla «preservazione sostenibile» delle Grotte per la quale occorre la sinergia necessaria tra amministrazione e scienza per continuare a conservare il bene ambientale ovvero il ritorno ad un progetto che, ispirato da conoscenza e cultura, sostenga e tuteli il valore del meraviglioso bene ambientale che le Grotte di Castellana rappresentano.

La foto nel testo è di N. Amato pubblicata su un lavoro di Fulvio Zezza