Un inverno a targhe alterne e la salute?

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foto di Getty Images
Lo smog in una città del Sudest Asiatico

Una risposta dalla climatoterapia per allergie e asma. Serie di convegni dalla Svizzera alla Russia con ricercatori che si confrontano per suggerire soluzioni e alternative terapeutiche

Ritornano senza entusiasmo le targhe alterne figlie del PM10 che appesantisce l’aria delle città e di un autunno lungo e caldo o quantomeno troppo tiepido per la stagione.
Ci si è domandati a Parigi nell’ambito di Cop21 quanto le azioni più o meno sagge dell’uomo moderno alle prese con la febbre del mercato e della corsa al successo a tutti i costi possa aver influito su questi cambiamenti climatici. A Novosibirsk se ne continuerà a parlare il 25 dicembre (a Natale da quelle parti è un giorno normale), il loro Natale ortodosso (dopo il periodo ateo marxista) i più lo faranno tra qualche settimana. La risposta non è chiara né univoca e a parte le sbandate umane terrestri su cui si cerca di mettere una pezza, si guarda con attenzione ai cambiamenti nel Cosmic Wheather e nell’attività del Sole che gioca un ruolo chiave come già si intuisce senza essere astronomi.
Sulla gestione della crisi grave connessa agli effetti del clima urbano sulla salute dei bambini e dei malati cronici respiratori e dei predisposti se ne doveva parlare anche a Parigi dove per il 9 dicembre era in programma un seminario satellite al Cop21 cui hanno mandato il loro contributo Germaine Cornelessen con Otsuka Kuniaki che hanno presentato gli effetti di altitudine notevoli sul sistema cardiovascolare, tema trattato anche da Konstantin Apthikin e colleghi che hanno presentato un nuovo sistema di monitoraggio cardiovascolare che può contribuire alla valutazione delle funzioni globali cardiovascolari in altitudine e non solo, Vadym Berezvosky di Kiev con cui abbiamo tentato un collegamento via Sype anche da Briançon che ha presentato gli effetti benefici ber i bambini di soggiorni in montagna.
Effetti positivi che non appartengono solo alla stretta cura di patologie respiratorie o cutanee come l’eczema ma secondo i primi dati riportati da Marco Colangelo anche agli effetti su procedure estetiche che da pratiche svolte in aree montane dell’Italia centrale rispetto a quelle svolte in Roma, mostrano differenze di rilievo a indicare un effetto estetico del clima montano.
A Briançon si è tenuto il primo incontro scientifico su altitudine e salute che ha rilanciato il mezzo della climatoterapia montana per gestire una parte degli effetti avversi dell’inquinamento urbano sulle malattie respiratorie, le allergie e altre patologie croniche connesse che ad oggi soffocano la parte più debole e ipersensibile dell’infanzia e dei bronchitici cronici nelle grandi città.
In breve vengono riportate alcune interviste ai principali scienziati riuniti a Briançon, da Lucia Rijssenbeek
che sta facendo rivivere la Montagna incantata di Davos come centro di cura per le malattie respiratorie e cutanee, a Denis Charpin dell’Università di Marsiglia che da anni guida i programmi di ricerca a Briançon dove grazie alla tenacia di Hassan Razzouk la Climatoterapia è tornata a essere in Europa un mezzo di cura primario nella lotta contro le allergie e l’asma.
Di rilievo l’intervento di Habib Douagui, Presidente della Società di Immuno allergologia dell’Africa, dove puntano allo sviluppo della climatoterapia e della medicina moderna integrate per trattare allergie e malattie respiratorie che colpiscono le popolazioni africane.
Infine l’intervento del direttore medico della Clinica Les Acacias Yasmine Bouazdia che deve il suo successo oltre che alla grande medicina dello staff medico, anche all’aiuto del clima di Briançon che fa la differenza su pazienti che a Parigi entrano ed escono dalla rianimazione.
C’è di che riflettere sulla risorsa montana oggi in Europa e nel mondo intero (vedasi intervento di Vincenzo Valenzi, Massimo Scalia e coll. in vista di politiche di sviluppo compatibile che riducano verso zero i livelli di inquinamento nelle arre urbane e industriali).
Gli sforzi in questo senso sembrano forti ed è auspicabile che quanto si affaccia al mercato e alle applicazioni civili venga valutato e verificato con rigore e attenzione ai fatti andando oltre le credenze limitanti del consolidato scientifico che ad oggi come diceva Claude Bernard potrebbe annebbiarci come allora quando scriveva: «quello che sappiamo è il principale ostacolo all’acquisizione di ciò che non sappiamo ancora».
In gioco (lo ha sottolineato Claude Krespine nella sua relazione) i destini di milioni di persone ammalate e la capacità di sviluppo sostenibile da parte dell’Occidente e del Villaggio Globale tutto che deve essere attento a non farsi troppo male come i cambiamenti climatici e le nuove pandemie croniche varie ci insegnano criticamente.

 

Vincenzo Valenzi