Aree umide ancora poco tutelate

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Si tratta di habitat fondamentali per la conservazione della biodiversità terrestre, eppure sono tra gli ecosistemi più a rischio del pianeta. La pressione antropica e il riscaldamento globale infatti ne mettono sempre più a rischio gli equilibri delicati e complessi e nell’ultimo secolo oltre il 64% delle zone umide sono scomparse

– La festa nelle Oasi Wwf

Laghi, torbiere, foci dei fiumi, lagune e litorali con acque marine costiere: sono tantissime in Italia le zone umide, habitat particolari ricchi di flora e fauna, in grado di contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici in quanto regolatrici del regime delle acque.
Ben 53, secondo l’elenco stilato dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, le aree che interessano ambienti e paesaggi molto significativi di 15 regioni, inserite anche nella rete Natura 2000 o in aree protette nazionali, regionali o locali.
Le aree umide, questo si celebrerà il prossimo 2 febbraio 2016 in occasione della Giornata mondiale delle Zone umide che la Convenzione di Ramsar ha sancito quali aree particolarmente importanti per la conservazione della biodiversità sul Pianeta, ma altrettanto fragili e delicate.
Legambiente per ricordare questa giornata organizzerà iniziative informative e di sensibilizzazione che si svolgeranno in tante regioni, da sabato 30 gennaio a domenica 13 febbraio; dalle escursioni lungo le sponde del lago Fusaro (Bacoli, Napoli) a «caccia» di crostacei e molluschi fossili in compagnia di esperti di botanica e zoologia e ornitologi che illustreranno le specie di uccelli in sosta nella zona dei Campi Flegrei, dalle attività didattiche per i bambini presso il lago di Porta (Massa Carrara), alle passeggiate nella zona umida della Salina di Margherita di Savoia (Barletta), la salina marittima più grande d’Italia, e tanto altro ancora.
Il responsabile Aree protette di Legambiente, Antonio Nicoletti, ha dichiarato: «Si tratta di habitat fondamentali per la conservazione della biodiversità terrestre, eppure sono tra gli ecosistemi più a rischio del pianeta. La pressione antropica e il riscaldamento globale infatti ne mettono sempre più a rischio gli equilibri delicati e complessi e nell’ultimo secolo oltre il 64% delle zone umide sono scomparse. Addirittura, secondo dati Ispra, il tasso di declino e perdita di alcune popolazioni di specie legate agli ecosistemi acquatici è quadruplicato dal 2000 a oggi. Per questo è necessario sollecitare l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini affinché siano avviate le necessarie azioni di tutela. Nel nostro Paese mancano ancora le idonee sinergie fra le Direttive Quadro sulle Acque, Habitat e Uccelli e le aree marino-costiere con la Direttiva Quadro sulla Strategia per l’ambiente marino. L’integrazione dei loro strumenti permetterebbe di ottimizzare le risorse e i tempi per attuare azioni di tutela e di monitoraggio della biodiversità».
Un’iniziativa, quella di Legambiente, che coinvolge anche quelle zone umide considerate minori e spesso non riconosciute con lo status previsto dalla Convenzione. Aree acquitrinose, paludi, torbiere oppure zone naturali o artificiali d’acqua poco conosciute dai cittadini e molto spesso non tutelate dalle istituzioni, ma che racchiudono una biodiversità e una varietà di servizi ecosistemici che se persi potrebbe determinare impatti preoccupanti sui processi produttivi e sulla qualità della vita dell’uomo.
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