Diluvia! E si scopre l’utilità delle lame ma…

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Estratto della Carta Geomorfologica regionale del Putt/p. In rosso il perimetro degli alvei di lame nei territori di Molfetta e Bisceglie

A Molfetta non servono le «grandi opere», non serve la cementificazione selvaggia del territorio. Né serve realizzare muri: una diga nelle lame, i canaloni artificiali in sostituzione delle lame naturali, i giganteschi bacini di accumulo che consumerebbero ancora la risorsa suolo preziosa e già a rischio, queste alcune proposte politiche al rischio idrogeologico

E oggi in Puglia si registra allerta meteo arancione.
Una struttura depressionaria, centrata sul meridione italiano, sta determinando condizioni di spiccata instabilità su tutta la regione.
Sono previste, nell’arco di tutta la giornata, precipitazioni da sparse a diffuse, a prevalente carattere di rovescio o temporale, con quantitativi cumulati generalmente moderati accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, locali grandinate e forti raffiche di vento.
Ed è quando il cielo si ricopre di nubi e si avviano copiose precipitazioni che a Molfetta, città pugliese in provincia di Bari, la mente torna a quanto accaduto lo scorso 16 luglio, giornata in cui a causa del perdurare di rovesci di forte intensità parti della città rimasero per ore alla deriva.
Una zona industriale completamente allagata con strade diventate fiumi e lavoratori bloccati nelle aziende perché impossibilitati a raggiungere le auto.
Un problema quello del rischio idraulico a Molfetta affrontato innumerevoli volte anche dal circolo locale Legambiente Molfetta «Giovanna Grillo», che proprio in occasione di quanto avvenuto a luglio, fu successivamente invitato a partecipare ai lavori del tavolo tecnico promosso dal Commissario Straordinario, dott. Mauro Passerotti.
Tra le proposte avanzate dall’associazione: un sistema di pre-allerta e un piano per riattivare il corso originario delle lame anche mediante la ricollocazione degli opifici ubicati nelle lame.
Intanto, con un esposto alla Procura della Repubblica, Legambiente chiede l’accertamento delle responsabilità; un esposto finalizzato a chiarire il ruolo di quanti, a vario titolo, nell’esercizio delle proprie funzioni pubbliche e/o professionali, hanno contribuito a danneggiare il territorio interessato promuovendo la realizzazione di opere all’interno delle lame e così causando una condizione di pericolosità idraulica in ampie porzioni del territorio.
A Molfetta non servono le «grandi opere», non serve la cementificazione selvaggia del territorio. Né serve realizzare muri: una diga nelle lame, i canaloni artificiali in sostituzione delle lame naturali, i giganteschi bacini di accumulo che consumerebbero ancora la risorsa suolo preziosa e già a rischio, queste alcune proposte politiche al rischio idrogeologico.
Legambiente ha da sempre difeso l’operato dell’Autorità di Bacino opponendosi ai progetti finora proposti per la mitigazione del rischio idraulico e proponendo piuttosto di valutare altre soluzioni anche ricorrendo a strumenti come la Valutazione di impatto ambientale.
Disastri preannunciati quelli che accadono a Molfetta e diffusamente su tutto il territorio nazionale, disastri che quando avvenuti mettono in luce la presenza di morfologie peculiari del territorio che, per incuria e interessi economici, sono andate perdute.
Nel caso di Molfetta quello che si è perso sono le lame, solchi erosivi, tipici del paesaggio pugliese carsico, in cui corsi d’acqua effimeri convogliano le acque meteoriche dall’altopiano della Murgia verso il mare.
E solo a disastro avvenuto molti scoprono che le lame sono importanti e che gli eventi meteorologici «estremi» non sono affatto «eccezionali».
Le lame raccogliendo le acque precipitate anche nei territori interni permettono che la massa d’acqua accumulata, che nel tratto finale può essere anche molto ingente, possa riversarsi a mare.
Ma le lame nei decenni sono state riempite grazie all’applicazione di norme scritte dai tecnici, ratificate dai politici e, spesso, avallate anche dal «buon senso» della maggioranza della popolazione e questo per permettere la costruzione della Zona Industriale di Molfetta.
Individuare responsabilità e colpe è necessario oltre che potenziare il sistema di protezione civile comunale con adeguati sistemi di preallerta e realizzare interventi che siano meno costosi e meno impattanti sull’ambiente.
Perché l’acqua non può essere bloccata piuttosto governata e convogliata rispettando il territorio, proprio come naturalmente operano le lame, formazioni antiche e per molti versi ancora poco conosciute.