È a 60 metri la morte per l’albero più antico della Nuova Zelanda

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Avanza, infatti, una malattia fungina nota come kauri dieback, che si sta diffondendo senza sosta in tutto il Paese

Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, l’albero più antico e sacro della Nuova Zelanda si trova a 60 metri dalla morte, minacciato da una malattia fungina nota come kauri dieback, che si sta diffondendo senza sosta in tutto il Paese.Ritenuto un antenato sacro vivente dal popolo Maori, Tāne Mahuta (signore della foresta), è un gigantesco albero kauri situato nella foresta di Waipoua, nel nord del Paese. Si ritiene che l’albero abbia circa 2.500 anni e abbia una circonferenza di 13,77 metri e sia alto più di 50 metri.

Ogni anno migliaia di persone del posto e turisti visitano la zona per rendere omaggio e scattare fotografie all’albero. Ma la sopravvivenza di quello che si crede sia l’albero vivente più antico della Nuova Zelanda è attualmente minacciata dai kauri adiacenti situati a soli 60 metri da Tāne Mahuta, e che si sono confermati infetti.

La malattia causa la morte di molti alberi infetti e sta minacciando di spazzare via completamente le più preziose specie di alberi nativi della Nuova Zelanda, apprezzate in tutto il mondo per la loro bellezza.

Nonostante i rigorosi sforzi delle tribù locali iwi per combattere la diffusione, questa malattia non ha cura, e gli esperti di alberi nativi chiedono un aiuto internazionale per rallentare la fine dei kauri e salvare Tāne Mahuta.

Amanda Black, del Bioprotection research center della NZ university di Lincoln, stima che Tāne abbia solo da tre a sei mesi prima di essere infettato, se non lo è già, dato che il suo mastodontico apparato radicale supera i 60 metri di profondità.

Nel tentativo di affrontare la diffusione della malattia, a giugno il governo ha lanciato un comitato consultivo, ma secondo Black lo sforzo è stato inutile.

«Non abbiamo più tempo per fare le solite prove scientifiche, dobbiamo solo iniziare a rispondere immediatamente in ogni modo possibile; non è l’ideale, ma il tempo sta scadendo», afferma Black, aggiungendo che sebbene non vi sia alcuna cura per il kauri dieback, esiste una serie di misure che potrebbero rallentarne il progresso.

«Tāne è la cosa più vicina a un essere senziente su cui misurare il tempo. In particolare, per Maori, è il loro antenato. Per loro perdere alberi del genere equivale a perdere i membri della famiglia», continua.

Taoho Patuawa, portavoce della tribù Te Roroa, afferma che le soluzioni in discussione includono la chiusura dell’intera foresta e l’abbattimento di alberi infetti nelle vicinanze.

Attualmente, i marciapiedi rialzati e le stazioni di pulizia degli scarponi sono la difesa in prima linea, così come i ranger del dipartimento di conservazione, i guardiani e i volontari Maori che pattugliano le foreste vulnerabili.

L’anno scorso la tribù Auckland Te Kawerau a Maki ha emesso divieto temporaneo nella zona di Waitākere e Hunua, a ovest di Auckland, vietando a chiunque di entrare nella foresta.

«La chiusura è la cosa migliore che abbiamo, specialmente se le autorità ci sono dietro e l’hanno rafforzata. La foresta ha bisogno di riposare», dice Black.

Il ministro della conservazione Eugenie Sage ha detto che il kauri dieback è «devastante» per la flora e la fauna uniche della Nuova Zelanda, ma ha rassicurato che il rischio di diffusione della malattia da parte del traffico umano è «molto basso».

Gli alberi di Kauri morti assumono un aspetto bianco spettrale nel paesaggio e, secondo i residenti della Northland, gli alberi morti sono ora visibili da tutte le strade che circondano la foresta di Waipoua.

«A volte le persone sono sopraffatte e finiscono per piangere», ha detto Vanessa Rapira della tribù Te Roroa al Guardian l’anno scorso.

Cristina Di Leva