Clima e popolazioni andine, una cultura da scoprire

Fig. 4 – Processo di estinzione della cultura agricola peruviana a causa della invadenza della tecnologia moderna che impone la standardizzazione culturale (echavez@oikos.pe)

Posseggono la tradizione ancestrale di vivere armoniosamente con la natura e considerano la Terra Madre come divinità legata alla fertilità che adorano da sempre. Molti agricoltori andini coltivano ancora un’ampia varietà di prodotti agricoli, utilizzano piante medicinali, quindi generano e allevano una varietà di animali che costituiscono una ricchezza genetica globale. La nefasta propaganda occidentale ha convinto grande parte della popolazione locale, di rinunciare agli antichi sapori poiché quelli moderni sono migliori o uguali

Pubblichiamo uno studio di Eric Alonso Chávez Betancourt (Oikos, Amis) e Laura Quartieri (Amis). Si tratta di un’«Analisi per il miglioramento di Progetto Interculturale Agrario nella Comunità di Rumira Sondormayo (Piacrs), provincia di Ollantaytambo, regione di Cuzco, Perú». Un lavoro ampio, alla luce dei cambiamenti climatici, e tenendo presente le colture tradizionali e i bisogni della popolazione.

 

Sintesi

Si presenta la ricerca del dialogo interculturale elaborata in uno dei territori montani più noti della famosa regione di Cuzco in Perù. Lo scopo prioritario è stato di elaborare uno studio di proposta di progetto di sviluppo agricolo-biologico basato sulla priorità della prospettiva interculturale. I nuovi metodi di produzione agricola detta «biologica», ma sostanzialmente figlia della tecnologia chimica e di natura squisitamente inquinante costituiscono le basi della nuova cultura bio-agricola moderna (ad es. Ogm ecc.) che si vuole imporre in tutto il mondo.

La introduzione di questa nuova cultura nell’antica tradizione agricola e culturale peruviana, ben radicata e profondamente aggiornata alle nuove tecnologie, deve eventualmente avvenire con molta calma e debita ponderazione.

Introduzione Metodologica

Il lavoro è consistito nel fare una visita e un’analisi della comunità dei contadini «quecha» di Rumira Sondormayo per verificare le probabilità di elaborare un progetto di sviluppo «agropecuario» da una prospettiva interculturale.

Si è partiti dalla premessa che la popolazione di detta comunità sia costituita da «persone con ottima conoscenza» della propria realtà, del proprio territorio e che hanno una conoscenza profonda delle pratiche, delle tecniche e delle tecnologie adatte alla propria realtà.

Partendo da questa premessa, si sono esplorate le possibilità di proporre miglioramenti nella gestione delle risorse naturali in base al ritrovamento di somiglianze e punti di convergenza dove la conoscenza tradizionale e quella scientifica possano incontrarsi.

La metodologia usata è stata basata tutta sull’osservazione e sul dialogo con i diversi attori implicati nel tema. Alla base del discorso del discorso interculturale fra conoscenza antica dell’approccio agricolo e la cultura scientifica moderna si staglia la forma dell’accesso aperto alla conoscenza e alla scienza.

L’interazione fra cultura classica peruviana con la cultura scientifica impone l’accettazione dell’accesso aperto alla cultura ed, in particolare, alla «open science» (la scienza aperta).

L’esempio classico è l’antico impiego Inka del sistema di numerazione basato sulla distanza fissa fra i nodi successivi, e inventato per misurare la velocità delle navi in base a dimensioni standard fra un nodo ed un altro di una lunga corda (argomento dettagliato di un altro lavoro). In altre parole, il discorso interculturale fra approccio scientifico e approccio agricolo antico deve essere aperto a tutta la serie di problemi moderni come il riscaldamento globale o cambiamento climatico, l’energia e il suo bilancio, la scarsità di risorse e, per ultimo ma non ultimo, le risorse di cibo.

Ne scaturisce la necessità di accesso ai risultati scientifici moderni e il loro paragone con gli antichi metodi, ritrovati e prodotti della cultura antiche. Dal confronto proattivo con le antiche soluzioni convalidate dalla esperienza epocale si possono dedurre impatti da verificare e azioni da attuare.

Descrizione della comunità

La comunità contadina di Rumira Sondormayo abita a 3.800 metri sul livello del mare. La popolazione è al 100% indigena, le lingue usate nella comunità sono il «quechua» (lingua madre appartenente alla famiglia quechua e costituiscono la maggioranza della popolazione di Perù, Bolivia ed Ecuador.) e lo spagnolo.

Fig. 1 – Territorio attorno a Cuzco

Le attività economiche della comunità sono per lo più «agropecuarie» oltre alla fabbricazione di artigianato locale. I prodotti sono venduti nella città di Cuzco. Inoltre ogni membro della comunità esegue del lavoro comunitario destinato al mantenimento dei canali, dei sentieri e al miglioramento delle infrastrutture e, in generale, della comunità stessa. Il possedimento della terra è diviso fra territorio delle famiglie e della comunità. I territori della comunità si trovano per lo più nelle parti alte.

Proprio in questi ultimi territori, si realizzano le attività «agropecuarie» come la piantagione di alcune varietà di piante adatte a resistere a basse temperature e a grande altitudine (più di 4.000 metri sopra il livello del mare). Inoltre i contadini allevano specie di camelidi sud americani come l’Alpaca.

Fig. 2 – Cambiamenti climatici ed agricoltura (echavez@oikos.pe)

È importante mettere in risalto il fatto che da, alcuni anni, si è deciso di cambiare gli allevamenti di mucche e pecore per allevare solo Alpaca poiché questi animali, grazie alle loro caratteristiche fisiologiche, creano un minore impatto sulla degradazione del suolo e promuovono il trattenimento dell’acqua e rendono più sostenibile il relativo ecosistema.

È bene mettere in risalto che questa comunità è molto interessata a gestire adeguatamente le risorse naturali e conservare l’ambiente naturale dal quale dipendono. Per questa ragione, tra i vari lavori va annoverata e data priorità alla riforestazione con specie autoctone, alla conservazione di zone selvagge (ad esempio l’ecosistema di un lago ad alta quota, Fig. 3).

Possiamo dire che gli elementi di questa comunità sono ben consapevoli dei cambiamenti ambientali che stanno accadendo a causa del cambiamento climatico globale e, quindi, analizzando e studiando gli stessi cambiamenti climatici, i contadini sono interessati a migliorare la loro gestione delle risorse naturali.

Oltre a tutto ciò, questa comunità, come molte altre popolazioni andine, ha la tradizione ancestrale di vivere armoniosamente con la natura e considera il Pachamama (Terra Madre) come divinità legata alla fertilità che adorano da sempre. L’identità di queste comunità si basa sulla loro vita. Molti dei loro riti, pratiche culturali e pratiche agricole sono sviluppate in modo comunitario e basate sulla reciprocità (Ayni nella lingua del Quechua).

Fig. 3 – Ecosistema di un lago ad alta quota (echavez@oikos.pe)

Un’altra fonte d’identità consiste nell’allevamento di animali e nella coltivazione di varietà locali di prodotti agricoli. Va notato che questa comunità si trova a breve distanza dalla città di Cuzco (Fig. 1), molto vicina alla valle sacra, per cui alcuni «comuneros» alternano il loro lavoro agricolo con il turismo (ancora abbastanza scarso nella zona). Altri «comuneros» sopravvivono con lavori temporanei nella città e nelle aree circostanti. Allo stesso modo, molti «comuneros», soprattutto giovani, abbandonano la comunità per cercare lavoro e opportunità nelle diverse città del Paese.

Di fronte alla minaccia di abbandono e perdita dei giovani a causa della migrazione, alcuni anni fa la comunità ha deciso di dare posizioni di «leadership» ai giovani. Pertanto, a differenza di molte altre comunità, nella comunità di Rumira Sondormayo, il Presidente comunale ha solo 35 anni e ha effettuato studi tecnici nella produzione agricola. Crediamo che avere un Presidente comunale dotato di diploma di studi tecnici significhi un grande vantaggio per lo sviluppo e l’attuazione delle proposte interculturali, poiché ha una maggiore apertura e comprensione delle diverse opportunità offerte dalla tecnologia e dalle tecniche moderne occidentali.

Nel territorio della comunità e nei suoi dintorni c’è una notevole quantità d’infrastrutture Inca e pre-Inca in disuso: principalmente canali d’irrigazione e terrazze. I membri della Comunità sono consapevoli dell’esistenza di questa infrastruttura, ma non sanno come sfruttarla, ricondizionarla e impiegarla in tempi moderni.

Conoscenza tradizionale e visione del mondo andino

La cultura andina del Perù ha una storia millenaria. L’uomo andino sente che la vita proviene dalla «madre terra», anche chiamata «Pachamama», la stessa Entità considerata come la divinità che rappresenta la fertilità. Quando si parla di lavoro agricolo e terreni, si parla anche di percezioni soggettive sulla terra e sul nostro spazio vitale. Molte di queste percezioni sono dovute al nostro modo di interpretare la natura secondo motivi storici, spirituali, tradizionali ecc. Questa comprensione del nostro ambiente si manifesta attraverso le nostre espressioni e spiegazioni sui processi che troviamo intorno a noi: la nostra visione del mondo. Di fatto, si esprime l’importanza di considerare la visione del mondo e le percezioni soggettive dei diversi popoli e culture quando si tratta di qualsiasi iniziativa di sviluppo.

La tradizionale conoscenza indigena delle Ande peruviane si basa sulle esperienze e sulla comprensione dell’uomo andino sul suo ambiente. L’uomo andino ha addomesticato animali e piante selvatiche. Ha sviluppato una serie di pratiche, tecniche e tecnologie appositamente adattate al suo ambiente. Allo stesso tempo, molti agricoltori andini coltivano ancora un’ampia varietà di prodotti agricoli, utilizzano piante medicinali, quindi generano e allevano una varietà di animali che costituiscono una ricchezza genetica globale.

Fig. 4 – Processo di estinzione della cultura agricola peruviana a causa della invadenza della tecnologia moderna che impone la standardizzazione culturale (echavez@oikos.pe)

La domesticazione di questa varietà di piante e animali ha richiesto lo sviluppo di una conoscenza tradizionale ereditata per generazioni, principalmente dalla comunicazione orale e attraverso il mantenimento delle diverse pratiche produttive che, nella maggior parte dei casi, sono legate a fattori culturali e spirituali.

La conoscenza tradizionale è un elemento chiave nello sviluppo locale e ha anche un potenziale globale. Questa conoscenza, ancora considerata empirica, non può essere confrontata o integrata con la conoscenza accademica. Per questo motivo essa è trascurata in molti piani e progetti di sviluppo. Questa mancanza di riconoscimento è dovuta alla percezione che la conoscenza tradizionale non è (in senso stretto) una specie di conoscenza accademica che è stata dimostrata basata sul metodo scientifico occidentale.

Tuttavia, molte di queste conoscenze e pratiche sono vere ma i loro effetti non possono ancora essere misurati secondo gli standard scientifici attuali. Molte conoscenze tradizionali sono elementi utili ed efficaci per risolvere problemi di natura diversa e, per molte generazioni, sono state l’unica vera scelta per risolvere i problemi, per cui il loro successo è stato dimostrato e migliorato nel tempo.

Fig. 5 – Riduzione di coltura agricola peruviana (echavez@oikos.pe)

La conoscenza tradizionale e quella scientifica sono due tipi di conoscenze che, per potere comunicare in modo adeguato l’una con l’altra, necessitano di un quadro accademico di riferimento in cui siano stabiliti strumenti epistemologici che consentano l’incontro tra questi tipi di conoscenze. Per questo si dovranno cambiare gli schemi stabiliti e, oltre la fredda razionalità e l’unilateralità epistemologica, lasciare scorrere in modo naturale il discorso interculturale e interepistemologico al fine di avere una maggiore apertura alla comprensione, cioè all’incontro delle conoscenze.

Questa riunione di conoscenza parte dal riconoscimento delle culture andineamazzoniane come culture ancestrali non provenienti da parametri europei o occidentali. Perciò il contributo delle loro conoscenze significa un apporto completamente nuovo al mondo. Queste culture partono dalla propria visione del mondo associata all’ambiente locale e naturale in cui si sono sviluppati. Migliorare la loro comprensione significa promuovere un incontro d’interazione interdisciplinare e interculturale che promuove l’incontro e l’interazione tra questi tipi di epistemologia o sistemi di conoscenza e conoscenza.

Si stima che TK possa diventare un vantaggio comparato se incorporato nei regimi di sviluppo. Questa conoscenza ha anche un grande potenziale d’impiego nelle varie industrie. Un chiaro esempio di questo potenziale è l’utilizzo di principi attivi di piante medicinali da parte dell’industria farmaceutica.

Prevenzione della estinzione della agro-biodiversità

Fig. 6 – La manutenzione della diversità dei semi di grano costituisce una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici (echavez@oikos.pe)

In questo periodo, c’è un interesse a livello mondiale per la raccolta, la sistematizzazione e la documentazione delle conoscenze tradizionali. Al fine di regolare l’accesso, l’uso e il beneficio ottenuti attraverso l’uso delle conoscenze tradizionali, è ora attivo un meccanismo per trarre beneficio alle culture che portano questa conoscenza con i profitti ottenuti da essi. Il meccanismo globale si chiama «Access and Benefit Sharing» e s’inserisce nel quadro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica (Cbd).

Fig. 7 – L’eccessivo consumo delle risorse, attualmente, rinnovabili può condurre all’estinzione delle risorse (globali) (echavez@oikos.pe)

Dialogo interculturale e di conoscenza per migliorare la produttività agricola

Il dialogo interculturale è lo sforzo di armonizzare le differenze e di convertire posizioni diverse in complementari. L’interculturalità significa la possibilità di vivere in armonia e tolleranza senza la necessità di somiglianza, di trovarsi tra persone diverse e di riconoscersi come uguali. Un incontro in condizioni di uguaglianza e simmetria tra i dialoghi, dove le differenze sono percepite come vantaggi e sono considerati come potenziali apprendimenti. Per questo dobbiamo rompere la dialettica dei «civilizzati/non civili» associati alla cultura occidentale per entrare in un discorso più ampio e inclusivo.

Il conseguimento di quanto menzionato nel paragrafo precedente richiederà un cambiamento di paradigma in cui apprendiamo di apprezzare le differenze culturali come fattori di ricchezza e non come fonti di divisione di una società. Una società in cui il diverso non è discriminato, non ha elaborato condizioni di diffidenza generalizzate. Tale società dimostra di non diffidare di ciò che non è pienamente compreso e conosciuto.

Si comprende così che le realtà umane sono polivalenti e complesse. Per evitare che il diverso sia affrontato e sia ferito, sarà necessario trovare nuovi modi di fare le cose. Tutto ciò implica raggiungere una nuova articolazione tra il particolare (eccezioni, particolarismi) e l’universale. Così, il dialogo della conoscenza mostra la sua parte fondamentale di riconoscimento della reciproca legittimità tra gli interlocutori, nelle loro posizioni oggettive e soggettive. Questo dialogo implica capire che, per molti popoli indigeni, esiste una connessione intersoggettiva tra il territorio che occupano e il loro gruppo sociale.

In questa maniera, il dialogo sulla diversità culturale come strategia per promuovere la convivenza e il multiculturalismo diventa un’attività immateriale, un tesoro da valorizzare e non un problema da risolvere.

Nel caso del Perù, per un adeguato processo interculturale nelle Ande peruviane, sarà necessario migliorare i pregiudizi e le differenze con i quali i peruviani sono stati storicamente separati. Ciò consentirà di attuare la ricerca di un’ampia identità nazionale che sia il prodotto di diverse culture locali e lontane. Solo così, si potrà, nello stesso territorio, lasciare indietro l’idea che l’unico modo per modernizzare e sviluppare il Paese sia solo perseguire il modello dello sviluppo occidentale. Si riuscirà così ad assimilare alla cultura egemonica gli approcci nuovi sviluppati per il miglioramento dell’identità culturale peruviana e non dimenticare le nostre radici locali ma acculturarle in modo integrato.

L’effetto del cambiamento climatico sul dialogo interculturale

La grande discussione sul cambiamento climatico involve tutta la terra poiché i fenomeni ambientali più importanti hanno carattere prettamente naturale (rotazione o precessione dell’asse terrestre sul piano della traiettoria della Terra, eventi di flare o superflare (onde di calore di super particelle energetiche capaci, se raggiungono la superficie della Terra, di ammazzare le persone e gli animali). Gli altri effetti primari di origine antropica ossia prodotti dagli artefatti dell’uomo sono ad esempio: gas di emissione degli scarichi di automobile, emissioni dei sistemi di riscaldamento e condizionamento dei palazzi e case in città; un’altra serie di cause di inquinamento tra le quali gli effetti agricoli del grande impiego di concimi chimici (glifosati ecc.) e derivati vari ecc. I principali inquinanti d’atmosfera di origine antropica sono.

  • GAS SERRA: H2O, CO2, NOX, CH4, N2O, O3
  • BENZENE; Vapor acqueo: H2O; Anidride carbonica (500 ppm) Ossidi Azoto. NO2
  • Metano: CH4
  • Ossido Nitroso
  • Ozono: O3.

Così, la percezione mondiale degli eventi meteorologici e climatici di origine antropica e del loro effetto sullo sviluppo delle sue credenze, permette di comprendere perché il termine ufficiale è stato cambiato da «riscaldamento globale» a «cambiamento climatico».

Per dare un supporto concreto alla politica di cambiamento a livello mondiale, le persone si trovano a dovere «credere» che il riscaldamento globale diventerà una realtà in poco tempo nel futuro. Le anomalie positive della temperatura saranno registrate come un indice del «riscaldamento globale». Invece le anomalie delle temperature, positive e negative, saranno registrate come un indice del «cambiamento climatico».

Si propone che, in quei Paesi laddove il cambiamento climatico è diventato il termine comune predominante, i fenomeni (ad esempio) di temperature stranamente fredde, dovranno essere interpretate come il riflesso del «riscaldamento globale/cambiamento climatico».

La popolazione locale della Comunità di Rumira Sondormayo, provincia di Ollantaytambo, regione di Cuzco, Perú è invece ancora in uno stato pure con sostanziale mancanza d’inquinamento. Infatti, una maggiore biodiversità di una comunità (con bassa similarità media), è correlata a temperature calde, grandi aree e grandi fluttuazioni delle temperature stagionali. Così, una maggiore complessità (con alta diversità del patrimonio cromosomico) è correlata con grandi aree, elevata produttività e inverni caldi.

Quindi, una popolazione che ha un numero più elevato d’individui, come conseguenza della maggiore produttività, ha maggiori possibilità di mantenere la propria biodiversità, ogni specie (vegetale o animale) deve mantenere una numerosità ottimale di individui (una certa «biomassa critica») per sostenere la propria specie ed assicurare una riproducibilità a lungo termine.

Nella media mondiale della produzione agricola, la produzione delle 4 colture agricole (Fig. 8) che nutrono il mondo. Incremento della resa per ettaro del 2013 rispetto al 1961: (frumento triplicata; resa mais quasi triplicata; riso più che raddoppiata; soia più che raddoppiata). Se riportassimo la CO2 atmosferica ai livelli pre-industriali (280 ppm) la produzione agricola globale calerebbe del 20/40%, causando una crisi alimentare deleteria per l’intera civiltà umana.

Fig. 8 – Produzione media globale da confrontare con quella peruviana

Questa situazione si ritrova anche nella regione del Cuzco in analisi. Tuttavia, in questa zona del Perù, continuano ad esistere limitazioni logistiche intrinseche, come illustrato nel paragrafo successivo. Infatti, il raddoppio della CO2 dovrebbe comportare la realizzazione di una forzante climatica di circa 3,5 W/mq. Curiosamente, il «forcing» antropico (fattore ambientale di origine umana e quindi tecnologica) prodotto da effetto serra è oggi circa i 3/4 di questo valore. Circa 1,5 W/mq deriva dalla CO2 mentre il rimanente è prodotto da metano e altri gas. L’impatto della CO2 per unità di CO2 cala al crescere della concentrazione di CO2. L’impatto non è lineare, ma segue il logaritmo della CO2. Si noti che l’attuale documento Ipcc, per uscire dall’impaccio, fa appello all’incertezza persino sulla grandezza del «forcing» radiativo, riducendo la stima corrente del «forcing» a circa la metà di quella che sarebbe associata a un raddoppio della CO2.

  • GAS SERRA: H2O, CO2, NOX, CH4, N2O, O3
  • BENZENE; Vapor acqueo: H2O; Anidride carbonica (500 ppm) Ossidi Azoto. NO2
  • Metano: CH4
  • Ossido Nitroso

Diagnosi

La comunità visitata è ricca di risorse naturali, gestite sulla base della conoscenza tradizionale e con alcuni moderni criteri tecnici. Va notato che, forse a causa della sua vicinanza con la città di Cuzco, molti anni fa diverse Istituzioni (principalmente Istituzioni non governative) hanno preferito lavorare con le comunità locali e le comunità limitrofe. Nel settore agricolo, in particolare, la conoscenza tradizionale è utilizzata nella manutenzione e l’espansione delle infrastrutture idriche (canali d’irrigazione, zone umide artificiali) e produttivi (produzione agricola a schiera) di epoca inca o pre-incas. Sebbene, sin da tempi antichi, esistano molte infrastrutture operative e funzionali, purtroppo alcune (per lo più canali e terrazze) sono abbandonate e non sono in buone condizioni. Ancora oggi, non vi è memoria del loro utilizzo concreto.

È possibile implementare miglioramenti nella gestione delle risorse naturali partendo dalla conoscenza tradizionale della comunità integrando con l’impiego di tecnologie moderne per la corretta attuazione. L’attività promozionale delle conoscenze tradizionali e di quelle moderne per la valorizzazione delle infrastrutture e la conservazione di prodotti agricoli locali potrebbe essere considerata, in primo luogo, una strategia per rafforzare l’incontro di conoscenza, basata sulla dimostrazione dell’efficacia delle pratiche di uso ancestrale, con le attuali possibilità basate sull’utilizzo della tecnologia moderna. Allo stesso tempo attraverso l’uso della tecnologia si possono trovare le risposte per dimostrare e comprendere le pratiche, le tecniche e le tecnologie utilizzate con l’uso della conoscenza tradizionale.

La promozione del recupero delle infrastrutture e delle tecniche antiche ed ancestrali potrebbe essere un punto di partenza per la promozione delle conoscenze locali tradizionali in risposta alla variabilità ambientale attuale. La comunità è consapevole della necessità di conservare le proprie risorse idriche ed è fortemente motivati a farlo. Migliorare le infrastrutture idriche significa anche adattarsi ai cambiamenti climatici. Da qui l’importanza di questo contesto, per allocare e posizionare le conoscenze tradizionali come «conoscenza antica per risolvere i problemi attuali».

Altrimenti sorge il rischio che molta conoscenza tradizionale si perda perché qualcuno diffonde la percezione errata che la conoscenza tradizionale è obsoleta o arcaica.

Per quanto riguarda il cibo, va messo in risalto che, in queste regioni, i contadini continuano a coltivare molte varietà di prodotti nativi di grande valore nutrizionale quali «quinoa», «mashua» e altre varietà di patate. Purtroppo, la propaganda occidentale ha convinto grande parte della popolazione locale, con mezzi informativi di comunicazione di massa (TV ecc.), di rinunciare agli antichi sapori poiché quelli moderni sono migliori o uguali. Esiste e dilaga quindi una tendenza a smettere di mangiare gli alimenti antichi locali, molto nutrienti e adattati alle popolazioni di queste regioni, per sostituirli con prodotti portati da città come tonno, tagliatelle, riso, ecc. Invece, la proposizione qui fortemente sostenuta, è che la promozione dei prodotti locali e la diffusione delle loro proprietà nutrizionali possono diventare una strategia per migliorare la salute e il cibo di questi popoli.

Conclusione

– La población andina es pequeña, pero tiene inmensos recursos humanos y espirituales de carácter universal. A través de los años, la cultura Andina ha demostrado una gran capacidad de asimilar y de relacionarse con otras culturas y modos de pensar y comprender la vida. Esto constituye el primer nivel de la interculturalidad.

– Es necesaria la modernización del sistema de apoyo al agro en el Perú a través de la inclusión de aspectos interculturales en el desarrollo económico y social, y valorizando los activos culturales y el patrimonio cultural inmaterial del país.

– Para la implementación de una propuesta intercultural será necesario desarrollar nuevas sensibilidades y el cambio de actitudes y patrones de comunicación entre productores y consumidores de productos alimenticios. Para ello tendremos que romper patrones crónicos de desigualdad e indiferencia con los que han sido tratados muchos productores locales.

– La implementación de una propuesta intercultural significará abandonar el paradigma de forma de trabajo actual para darle voz al pequeño productor. Significará escuchar a la persona con la que dialogas y no buscar invisibilizarlo.

– Muchas comunidades campesinas y tribales que desde tiempos ancestrales vivieron en una esfera de pluralidad de los recursos naturales son ejemplos alternativos de desarrollo de una sociedad donde prevalecen los bienes comunes y la vida en comunidad.

Recomendaciones

Con la finalidad de tener un mejor entendimiento del entorno, de las percepciones y necesidades de la población con la que se trabajara se recomiendan los siguientes pasos:

– Desarrollo de un taller de «Diagnostico Grupal Participativo» en el cual los miembros de la comunidad puedan definir cuáles son sus prioridades e intereses relacionados al manejo de recursos naturales.

– Desarrollo de un «Diagnostico Agropecuario» realizado por especialistas en desarrollo rural y en desarrollo intercultural, donde se tengan en cuenta las prioridades señaladas por la comunidad y donde se proponga una lista de posibles acciones destinadas a la mejora de las problemáticas agropecuarias en base a criterios interculturales.

– Desarrollo de un taller de «Encuentro de conocimientos» donde la comunidad y los especialistas encuentren de puntos de convergencia para la implementación de programas interculturales en el manejo de recursos naturales.

– Promoción creación de «Protocolos Bioculturales» como estrategia de conservación y mantenimiento del conocimiento tradicional de la zona. En estos protocolos se describirían las principales practicas agropecuarias y las prácticas culturales asociados a ellas. Los protocolos bioculturales son un mecanismo muy utilizado en la actualidad para describir prácticas y tradiciones que podrían contribuir al mantenimiento de la identidad cultural.

– Promoción de la zonificación del territorio, en base al entendimiento local del territorio e identificando zonas de vital importancia para el mantenimiento de los servicios ecosistémicos vitales (agua, conservación de suelos) para el mantenimiento de la comunidad.

– Complementar las acciones anteriormente señaladas con la tendencia actual relacionada con la revalorización de los productos agrícolas tradicionales y también de la cocina tradicional como factores de cohesión social y de identificación de los peruanos.

 

Eric Alonso Chávez Betancourt, Oikos, Amis; Laura Quartieri, Amis