Quale e dove il dissesto idrogeologico in Puglia

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Il convegno a Bari «Strategie resilienti di contrasto al dissesto idrogeologico». Ancora oggi si fa fatica a fare prevenzione ai disastri naturali, un lavoro non visibile spesso oscuro che risulta avere uno scarso consenso pubblico e scarso peso politico e invece troppo spesso ci si trova a gestire situazioni di emergenza, che di contro hanno grande visibilità, grande impatto emotivo ed un’enorme solidarietà sociale


Si è svolto presso l’Aula Magna «Attilio Alto» del Politecnico di Bari il convegno «Strategie resilienti di contrasto al dissesto idrogeologico» organizzato dalla Regione Puglia, dall’Ufficio del Commissario di Governo per il dissesto idrogeologico e dall’Agenzia regionale Strategica per lo Sviluppo Ecosostenibile del Territorio (Asset), in collaborazione con il Consiglio nazionale degli Ingegneri, l’Ordine dei geologi della Puglia e l’Ordine degli architetti della Provincia di Bari.

Un evento pensato per promuovere la conoscenza e la diffusione dei criteri e degli indirizzi alla base della programmazione e progettazione degli interventi di difesa del suolo, attraverso l’analisi dei risultati ottenuti negli ultimi anni e il confronto tra le varie esperienze presentate.

Territorio carsico e sinkhole

Mario Parise, Professore Associato del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi di Bari «Aldo Moro», nel suo intervento ha voluto porre attenzione alle «Indagini e monitoraggio per la riduzione del rischio da sprofondamento». Quando si parla di disastri naturali spesso si fa riferimento al termine resilienza, concetto che definisce la capacità di resistere ad eventi traumatici o periodi di difficoltà. Tre sono le componenti della resilienza ossia la risposta al disturbo, la capacità di auto-organizzarsi e di adattarsi.

Ancora oggi si fa fatica a fare prevenzione ai disastri naturali, un lavoro non visibile spesso oscuro che risulta avere uno scarso consenso pubblico e scarso peso politico e invece troppo spesso ci si trova a gestire situazioni di emergenza, che di contro hanno grande visibilità, grande impatto emotivo ed un’enorme solidarietà sociale. Ovviamente il modus operandi sostenibile, e che vede costi sociali ed economici di gran lunga inferiori a quelli necessari per gestire le fasi di emergenza e ricostruzione, è rappresentato dal fare prevenzione, attività questa che non coinvolge solo la sfera politica e decisionale, ma anche gli enti di ricerca e l’intera popolazione, rappresentando un problema anzitutto di carattere culturale.

Parise nella sua presentazione ha evidenziato quindi i settori di maggiore rilevanza nel bacino del Mediterraneo ai fini della riduzione del rischio da sprofondamento sottolineando le tre aree carsiche presenti in regione ossia il Gargano, le Murge, e il Salento. Tre ambienti carsici, che richiedono un’attenzione specifica ai fini della protezione e salvaguardia, e caratterizzati da alta vulnerabilità, dall’irreversibilità delle azioni di inquinamento, dall’estrema facilità nel fare danni. In ambiente carsico ad esempio si evidenzia la frequenza di eventi alluvionali come anche la creazione di sinkhole, termine anglosassone ormai divenuto di uso comune anche in Italia, che indica una depressione circolare in ambiente carsico.

In Italia, aggiornato a Maggio 2018, sono circa 1.000 gli eventi registrati, si ricordi ad esempio l’ennesimo sprofondamento urbano verificatosi lo scorso 22 marzo a Roma, nel Quartiere Appio Latino, e di questi 146 sono avvenuti in Puglia. E oltre alle cavità naturali si ritrovano sul territorio anche le cavità artificiali, opere sotterranee di interesse storico ed antropologico, realizzate dall’uomo o da esso riadattate alle proprie necessità e diversificate per epoca, tecnica di realizzazione e destinazione d’uso, cavità che pur rappresentando un arricchimento del patrimonio storico-culturale sono causa di crolli, dissesti e sprofondamenti.

In Puglia esiste una legge per la tutela e la valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico, la Legge Regionale 33/2009, che vede come priorità assoluta quella di conoscere la localizzazione delle cavità in quanto primo passo fondamentale nella conoscenza del territorio.

La vulnerabilità della costa

Anche Giuseppe Mastronuzzi, professore Ordinario del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università degli Studi di Bari «Aldo Moro» parlando della pericolosità e vulnerabilità lungo la fascia costiera ha evidenziato, dopo aver fatto un quadro sulla morfodinamica dell’ambiente costiero intesa come combinazione di processi marini e continentali che definiscono bilanci di massa e bilanci energetici, come lo stazionamento del livello del mare raggiunto circa 6/5000 anni BP abbia permesso una continua azione di smantellamento o di deposizione, più o meno efficace in funzione dell’assetto morfologico e litostrutturale dei corpi rocciosi e dei materiali resi disponibili al mare dai fiumi e dalle biocenosi marine.

La spiaggia infatti che vediamo noi oggi altro non è che un sistema mobile, elastico e dinamico rispetto alle sollecitazioni esterne, la cui esistenza è il risultato di circa 6/5000 anni di evoluzione e della dinamica odierna. Ed è in questo contesto che lungo le coste pugliesi si rinvengono evidenze geologiche dell’impatto di tsunami avvenuti nell’epoca geologica più recente, quella in cui ci troviamo noi e che ha avuto il suo inizio convenzionalmente circa 11.700 anni fa, l’Olocene.

Il coordinamento regionale

Un Convegno che ha visto anche presentata l’esperienza del Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (ReNDiS) nel territorio pugliese affrontando il ruolo della protezione civile per la mitigazione rischio.

Perché in regione Puglia, il compito di coordinare e gestire in modo unitario le attività di Protezione civile previste dalla Legislazione regionale nonché quelle demandate dalla normativa nazionale di riferimento è affidato alla Sezione regionale di Protezione civile, una delle strutture costituenti la Presidenza della Regione.

La Regione, e in particolare la sua Sezione Difesa del suolo, è a sua volta anche coinvolta nella pianificazione e programmazione degli interventi per la difesa del suolo avendo il compito di accertare l’ammissibilità delle richieste di finanziamento per nuovi interventi ricadenti nel territorio di competenza, inserendole e gestendole on line nella piattaforma ReNDiS, progetto che nasce nel 2005 a partire dall’attività di monitoraggio che l’Ispra svolge per conto del ministero dell’Ambiente sull’attuazione di Piani e programmi di interventi urgenti per la mitigazione del rischio idrogeologico finanziati dal Ministero stesso.

Per quanto concerne l’attuazione degli interventi in Puglia, il Presidente della Regione, Michele Emiliano, ai sensi e per gli effetti del D.L. 24 giugno 2014, n. 91, subentra nelle funzioni di Commissario straordinario delegato per il sollecito espletamento delle procedure relative alla realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico individuati negli accordi di programma sottoscritti tra il ministero dell’Ambiente e la Regione stessa delegando come Soggetto attuatore per la mitigazione del dissesto idrogeologico in Puglia il Commissario straordinario dell’Asset.

Bene, si arriva quindi a definire meglio i compiti dell’Asset che, istituita dalla Legge regionale n. 41 del 02/11/2017, sostituisce l’Agenzia regionale per la mobilità della regione Puglia (Arem) ampliandone le funzioni.

L’Asset rappresenta infatti un organismo tecnico operativo a supporto della Regione per la definizione e la gestione delle politiche per la mobilità, la qualità urbana, le opere pubbliche, l’ecologia e il paesaggio, per la prevenzione e la salvaguardia del territorio e del rischio idrogeologico e sismico ed è quindi l’Agenzia regionale dedicata, come engineering pubblica, alla pianificazione strategica, alla programmazione integrata, alla progettazione e attuazione delle opere pubbliche.

Un convegno che ha voluto pertanto fare il punto sulle strategie resilienti di contrasto al dissesto idrogeologico che la regione Puglia ha messo in atto sull’intero territorio regionale, sugli studi accademici in tema in una Puglia che con una superficie di 19.541 kmq, vede il 9% delle sue aree, di cui il 3% a elevata e molto elevata, a pericolosità frana e il 3,3% delle superfici a elevata pericolosità idraulica (Fonte Rapporto Ispra).

Elsa Sciancalepore