Natura, Uomo e pipistrelli al tempo del Coronavirus

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Ferro di cavallo di Mehely (Rhinolophus mehelyi) (Foto Progetto BatsLLife)
Ferro di cavallo di Mehely (Rhinolophus mehelyi) (Foto Progetto BatsLLife)

Le cause della pandemica diffusione del Coronavirus Covid-19 risiedono in abitudini alimentari folli e nella contiguità ormai irrefrenabile dei centri urbani ai residui lembi di territori aperti. Non illudiamoci, a sentire la medicina veterinaria, che il futuro vaccino possa essere la panacea. Come può cambiare il rapporto tra Homo sapiens ed animali selvatici a cominciare dai pipistrelli

Ci siamo già occupati di pipistrelli, ad esempio qui e qui. Ma ora partiamo da una notizia di cronaca, fortunatamente corretta in corso d’opera. A Trani, in Puglia, la Polizia Municipale viene avvisata che su un balcone, appesi ad uno stendino, ci sono dei pipistrelli messi ad essiccare. La notizia rimbalza sui social media e viene ripresa dal più importante quotidiano pugliese. In realtà si tratta di ali di pollo messe ad essiccare da una famiglia di origine asiatica che lì vive e che sembra gestisca pure un ristorante in città. La qual cosa, oggettivamente ed anche se non si tratta di pipistrelli, fa inorridire soprattutto in tempi di pandemia da Coronavirus (Covid-19). E sì, perché, è ormai accertato che questo virus Corona abbia compiuto il cosiddetto salto di specie (da animale selvatico ad essere umano) proprio perché in Oriente, in Cina in particolare, è comune l’abitudine di macellare, vendere e mangiare molte specie selvatiche tra cui pipistrelli.

Nell’immaginario occidentale il pipistrello è connotato da un’aura di malignità. Dante Alighieri ne la Commedia, Canto XXXIV dell’Inferno, descrivendo Lucifero, lo dipinge così: «Sotto ciascuna [spalla] uscivan due grand’ali, quanto si convenia a tanto uccello: vele di mar non vid’io mai cotali. Non avean penne, ma di vispistrello era lor modo; e quelle svolazzava, sì che tre venti si movean da ello: quindi Cocito tutto s’aggelava».

Sulla relazione tra Coronavirus e pipistrelli, ma anche tra i primi ed i secondi ed altri animali selvatici, domestici e d’allevamento, il prof. Canio Buonavoglia, docente di Malattie Infettive al Dipartimento di Medicina veterinaria dell’Università di Bari, attraverso la Fnovi (Federazione nazionale ordini veterinari italiani), ha pubblicato, il 27 gennaio scorso, un

video estremamente istruttivo. Buonavoglia afferma che già con l’epidemia di Sars, che però non ha toccato l’Occidente, si è scientificamente dimostrato che il Coronavirus responsabile aveva fatto il salto di specie proprio dai pipistrelli. Ma, evidentemente, quella lezione non ha sortito alcun insegnamento se oggi siamo tornati, ma questa volta a livello planetario, alle prese con il mondo estremamente variegato di quei tremendi patogeni.

Pipistrello alibombato (Pipistrellus kuhlii), specie diffusa in Italia ed in Puglia (Foto Leonardo Ancillotto)
Pipistrello alibombato (Pipistrellus kuhlii), specie diffusa in Italia ed in Puglia (Foto Leonardo Ancillotto)

Insomma, i pipistrelli sono «naturalmente» un coacervo di virus, ed in particolare di Coronavirus che se ne starebbero lì fermi se qualche sciagurato esemplare della nostra specie umana non ne facesse alimento evidentemente immondo. Però, i pipistrelli, che, ricordiamo, sono mammiferi come noi ma dotati di «superpoteri» come il localizzatore sonar che abbiamo cercato di copiare nel tempo senza riuscirci perfettamente, vivono nel mondo delle tenebre e come tali ci fanno paura.

Pipistrello di savi (Hypsugo savii), anch'essa specie diffusa in Italia e in Puglia (Foto Leonardo Ancillotto)
Pipistrello di savi (Hypsugo savii), anch’essa specie diffusa in Italia e in Puglia (Foto Leonardo Ancillotto)

La nostra evoluzione culturale, comunque, ci ha consentito di cercare in loro le positività e le utilità nei nostri confronti. Così oggi centinaia di progetti di conservazione sono orientati alla tutela delle specie di pipistrelli a rischio di estinzione. In Italia, l’Università Federico II di Napoli è un punto d’eccellenza nello studio dei chirotteri (o pipistrelli) e Danilo Russo ne è uno degli elementi di spicco. Collaboratore di BBC e di National Geographic, suo è il bel libro «La vita segreta dei pipistrelli – Mito e storia naturale», Russo dice che «valutare la presenza e l’attività dei pipistrelli nei diversi ambienti ha un ruolo di grande importanza, poiché questi animali sono efficaci bioindicatori e possono informarci sullo stato di salute degli ambienti e su come questo possa cambiare nel tempo. In particolare, il rilievo dei chirotteri nelle aree urbane offre eccellenti opportunità per valutare lo stato di salute degli ambienti urbani e delle aree verdi presenti nelle nostre città. Non dimentichiamo che i pipistrelli sono potenti sterminatori di zanzare e insetti nocivi: una femmina allattante può mangiare, in una sola notte, circa il 150% del suo peso corporeo in insetti, I pipistrelli vanno perciò strettamente tutelati anche perché ci forniscono questo importante servizio ecosistemico, rappresentando, proprio nelle città, una componente della biodiversità di grande valore».

Insomma, i pipistrelli più che utili a noi ed ai nostri ecosistemi urbani. In merito alla situazione pugliese in fatto di presenza di chirotteri, Danilo Russo risponde che «la diversità di habitat, la disponibilità di ambienti ipogei e la posizione di crocevia biogeografico rendono la Puglia tra le aree europee più interessanti sotto il profilo chirotterologico. In Puglia esiste l’unica stazione nota per la penisola di Rhinolophus mehelyi, per il resto presente in Sardegna e con pochissimi esemplari in Sicilia, ma non in Italia peninsulare. In Puglia è stato osservato un solo esemplare, il che suggerisce la presenza di un nucleo di dimensioni assai ridotte». Da Direttore del Parco nazionale dell’Alta Murgia, oltre ad una serie di escursioni guidate e non invasive alla ricerca di chirotteri, il sottoscritto ha avviato, nel 2017, un progetto del loro monitoraggio attraverso diversi metodi incrociati al fine di avere risultati comparabili. In particolare attraverso rilevamenti bioacustici su aree in cui certa la presenza ovvero è alta la probabilità di utilizzo da parte delle specie presenti in bibliografia e riferite all’area di studio e le catture temporanee, con utilizzo di reti mistnet, così come consigliato dalle «Linee Guida per il monitoraggio dei Chirotteri» (Ispra/Ministero dell’Ambiente). Tramite l’analisi spettrografica dei segnali ultrasonori emessi dai chirotteri si sarebbero individuate le specie che li hanno emessi. Le campagne di catture temporanee condotte permettono di collezionare i dati biometrici (come peso e lunghezza dell’avambraccio) delle specie presenti e valutarne lo status riproduttivo al fine di verificare i risultati ottenuti con i campionamenti acustici. Il progetto è proseguito negli anni successivi e si attendono i risultati.

Intanto, nel Regno Unito, dove da molti anni sono in corso campagne di associazioni no-profit ma anche di istituzioni pubbliche competenti per la conservazione di specie di pipistrelli, è attiva una piattaforma tecnologica denominata Nature Smart Cities dedicata al progetto Bat’s life che mette insieme ricercatori ambientali e tecnologi per sviluppare il primo sistema al mondo di crittografia end-to-end (ossia un sistema di comunicazione cifrata nel quale solo le persone che stanno comunicando possono leggere i messaggi) per monitorare i chirotteri nel Queen Elizabeth Olympic Park ad est di Londra, vasto oltre 226 ettari.

La piattaforma vede la collaborazione dell’University College di Londra, del colosso informatico Intel, delle no-profit Bat Conservation Trust e London Wildlife Trust e la società di ingegneria, architettura e pianificazione urbana Arup. Ad oggi sono stati installati 15 rilevatori di pipistrelli in tutto il parco ed in habitat diversi con i quali si acquisiranno continuamente dati sulle specie di pipistrelli e sui livelli di attività fino alla fine dell’anno. Un esempio che le sedicenti nostre smart city soprattutto meridionali, che tutto sono fuorché intelligenti, potrebbero seguire se gli amministratori pubblici avessero minimamente a cuore lo studio e l’analisi di ciò che convive con le città.

Se, quindi, questa pandemia di Covid-19 che ci sta affliggendo ha origine negli incolpevoli pipistrelli predati e mangiati da colpevolissimi Homo sapiens per nulla saggi anzi, recidivi, da essa dovrebbe scaturire una visione diversa del nostro rapporto con gli animali selvatici e con le loro per noi problematiche complessità biologiche. Il Coronavirus che sta mettendo a così dura prova le basi di convivenza sociale, sanitaria ed economica dei Paesi sviluppati, dovrebbe insegnare, ad esempio, alla medicina umana la necessità di avere strettissimi collegamenti con la medicina veterinaria e con il mondo della scienza zoologica, della conservazione della natura. È evidente che così non è ancora e forse non lo sarà per lungo tempo.

 

Fabio Modesti