Con «Luna 27» ci sarà una trivella italiana

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Trivella test PROSPECT

«Sulla Luna ci sono grandi regioni inesplorate – dice David Parker, Direttore Esplorazione umana e robotica dell’Esa – e la trivella Prospect permetterà agli scienziati di comprendere meglio il terreno per preparare missioni in cui il suolo lunare verrà utilizzato, ad esempio, per creare ossigeno e combustibile»

Ha già «trivellato» la superficie ghiacciata di una cometa, e dovrà fare altrettanto sulla superficie marziana. D’altra parte, per conoscere a fondo le caratteristiche fisico-chimiche di un corpo celeste, è spesso necessario andare nel sottosuolo. E quindi, procedere nel lavoro che inizialmente svolgono i radar.

Ora, una nuova «trivella» interplanetaria, è stata sviluppata presso i laboratori di Nerviano (Milano), di «Leonardo». È quella destinata a fornire ulteriori conferme sulla presenza di ghiaccio d’acqua nel sottosuolo lunare. La tecnologia italiana quindi, con Leonardo, che lo scorso 30 gennaio ha firmato un contratto con l’Agenzia spaziale europea, per la realizzazione della trivella e il suo mini-laboratorio, è pronta a raccogliere la sfida per l’ambiziosa missione della sonda lunare russa «Luna 27».

Il programma spaziale russo, dell’Agenzia spaziale «Roscosmos», ha rilanciato il programma lunare, così come molte altre agenzie spaziali. Un programma che si era fermato alla missione della sonda «Luna 24», nel 1976, che realizzò la grande impresa di raccogliere campioni e riportarli sulla Terra. Ora, si riparte, all’interno di un programma chiamato «Lunar Glob», che guarda al futuro, con una serie di missioni che anticiperanno le tecnologie dei futuri astronauti che realizzeranno le prime basi seleniche. E non a caso si ricomincia da «Luna 25».

Nel 2025, è in programma il lancio di «Luna 27», o «Luna Resurs», il cui principale carico scientifico è stato affidato all’industria italiana, con il supporto delle agenzie spaziali italiana (Asi) e britannica: «Abbiamo sviluppato a Nerviano il prototipo di Prospect dal 2016 al 2018 — spiega Guido Sangiovanni, ingegnere della Divisione sistemi robotici e spaziali di Leonardo — contributo europeo chiave per il programma lunare russo. Siamo orgogliosi per essere responsabili dello strumento che andrà effettivamente alla ricerca di acqua e materie prime utilizzabili per la costruzione di una futura base permanente. La trivella sarà uno degli elementi fondamentali, per recuperare campioni di ghiaccio, per poi analizzarli».

Prospect (Package for Resource Observation, in-Situ analysis and Prospecting for Exploration Commercial Exploitation and Transportation) è un laboratorio automatico costituito dalla trivella robotica e da una suite di strumenti scientifici, che Leonardo sviluppa in collaborazione con la britannica Open University: «Perforerà il suolo lunare fino ad una profondità di quasi due metri, prelevando campioni di materiale e distribuendoli per l’analisi agli strumenti scientifici a bordo della sonda. Lo abbiamo testato in un ambiente che replica le caratteristiche del polo sud lunare dove si troverà a operare: il vuoto cosmico e una temperatura di 170 gradi centigradi sotto zero». «A differenza delle precedenti trivelle, quella per la cometa e quella realizzata per la missione ExoMars 2022 — aggiunge Sangiovanni — deve perforare un suolo di consistenza assai diversa. Quindi, abbiamo dovuto progettare un sistema che ad ogni giro fa una percussione, perché il suolo lunare, soprattutto quello che può essere impregnato d’acqua ghiacciata, è molto più duro».

L’Italia, con l’azienda di Nerviano, è ormai leader internazionale degli «scavi interplanetari»: «Il contratto per lo sviluppo di Prospect è un’ulteriore dimostrazione delle capacità ingegneristiche di Leonardo», dice con orgoglio Marco De Fazio, Responsabile della Business Unit Electronics Italy di Leonardo.

«Sulla Luna ci sono grandi regioni inesplorate — dice David Parker, Direttore Esplorazione umana e robotica dell’Esa — e la trivella Prospect permetterà agli scienziati di comprendere meglio il terreno per preparare missioni in cui il suolo lunare verrà utilizzato, ad esempio, per creare ossigeno e combustibile».

 

Antonio Lo Campo