Ma i negazionisti non esistono

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È dura, è tremendamente difficile. Però bisogna trovare la forza di riprendere le fila di un dialogo. Cercare una nuova alfabetizzazione e pensare solo che queste menti sono al servizio inconsapevole di coloro che consapevolmente e per luridi interessi frenano verso soluzioni che aggiusterebbero i guasti che loro stessi hanno determinato

I negazionisti non esistono. Lo so, è difficile restare calmi di fronte a chi nega l’evidenza o realtà dimostrate e provate.

Ma perché, di fronte ad una persona che dice «io sono fatto così», oppure «…e che deve fare una cicca in mare…» o ascoltando uno che sogghigna difronte ad un camion che fa la raccolta differenziata e dice: «mah! Chissà dove la portano…». Insomma di fronte ad affermazioni fatte così, tanto per parlare e per dimostrare che loro la sanno più lunga di te, chi riesce a stare calmo e a non innervosirsi?

D’altra parte il negazionismo è innato nell’uomo. Chi non si è imbattuto in bambini la cui prima parola non è stata mamma o papà bensì «no!».

È una forma di innata autodifesa difronte a ciò che non si conosce. E quando quel «no» sparisce? A mano a mano che aumenta la fiducia e l’autorevolezza dei propri genitori che sono in grado di dare risposte e spiegazioni. A mano a mano che insegnanti riescono a far crescere il gusto del sapere, la voglia di conoscenza.

Ecco è questo il punto di rottura, l’inizio del fai-da-te a 360 gradi. Quando si spezza l’esile filo che ci tiene uniti fra razionalità e irrazionalità.

Confesso che anch’io sono a disagio difronte a chi nega l’evidenza e non so da che parte iniziare per tentare un dialogo, un approccio, una prova di comunicazione. Ma confesso anche che contemporaneamente cresce la rabbia verso i loro maestri che potevano evitare questo disastro e non l’hanno fatto. L’alternativa è la soppressione fisica, cioè i loro stessi mezzi con il risultato di un nero arretramento dell’umanità tutta. Un’esperienza che abbiamo già fatto più volte e che proprio non è il caso di ripetere.

È dura, è tremendamente difficile. Però bisogna trovare la forza di riprendere le fila di un dialogo. Cercare una nuova alfabetizzazione e pensare solo che queste menti sono al servizio inconsapevole di coloro che consapevolmente e per luridi interessi frenano verso soluzioni che aggiusterebbero i guasti che loro stessi hanno determinato. Dai cambiamenti climatici ai genocidi, dalla sanità alla povertà.

 

I. L.