Il processo a Bolzano di chi critica l’uso di pesticidi

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mele alto adige Apfelplantagen im Vinschgau (Jörg Farys)
Apfelplantagen im Vinschgau (Jörg Farys)

In AltoAdige/Südtirol un problema di pesticidi, ma anche un problema di democrazia. L’assessore provinciale Arnold Schuler deve fermare l’attacco al diritto alla libertà di espressione

processo a bolzano
Una fase del processo

È iniziato oggi a Bolzano il processo contro Karl Bär, referente per le politiche agricole e commerciali dell’Istituto per l’Ambiente di Monaco di Baviera (Umweltinstitut München), querelato per «diffamazione aggravata ai danni dell’agricoltura altoatesina».

L’Umweltinstitut e la casa editrice oekom verlag chiedono all’assessore altoatesino Arnold Schuler di porre fine al suo attacco alla libertà di espressione. La condizione: ritirare immediatamente e ufficialmente le accuse mosse a chi, dalla Germania e dall’Austria, si oppone all’uso dei pesticidi in Alto Adige/Südtirol facendo cadere ogni accusa in essere. Contrariamente a quanto annunciato da Arnold Schuler in data 14 settembre 2020, nessuna querela è stata ancora ritirata. Ad oggi pendono tutte le oltre 1.300 querele presentate da Arnold Schuler e da una parte degli agricoltori sudtirolesi che avevano seguito la querela dell’assessore. Nel procedimento odierno il giudice ha fissato ai querelanti il termine del 27 novembre 2020 per formalizzare la eventuale remissione delle querele. Il finale di questa vicenda resta ancora aperto. Oltre ad Arnold Schuler, altri due agricoltori si sono costituiti parte civile chiedendo i danni.

Ad essere imputati o indagati per diffamazione a Bolzano sono Karl Bär, altri membri del consiglio di amministrazione dell’Umweltinstitut, l’autore e cineasta Alexander Schiebel e il suo editore Jacob Radloff, amministratore delegato della casa editrice oekom. Gli imputati e la difesa criticano aspramente l’atteggiamento mantenuto da Schuler sull’uso dei pesticidi in Alto Adige/Südtirol nei confronti dell’opinione pubblica.
Nicola Canestrini, avvocato difensore di Karl Bär oggi al processo: «Le bugie hanno le gambe corte, nessuna querela è stata ancora rimessa. La volontà di voler abbandonare la causa e di voler rimettere la querela, manifestata questa mattina dai querelanti in aula di udienza, è certamente un buon primo passo. È sorprendente, tuttavia, che oggi l’assessore Schuler si presenti come parte civile e chieda un risarcimento di un euro insieme ad alcuni esponenti dell’industria frutticola altoatesina costituitisi anch’essi parte civile. Appare evidente che il vero scopo delle accuse penali mosse nel 2017 non fosse quello di risarcire un danno, oggi quantificato in un euro. Con quella denuncia Schuler ha voluto silenziare il dibattito sul massiccio uso di pesticidi in Alto Adige/Südtirol».
L’autore Alexander Schiebel: «Con i suoi annunci pubblici l’assessore provinciale Schuler ha causato un enorme danno all’immagine dell’Alto Adige/Südtirol. È ormai noto in tutta Europa che l’Alto Adige/Südtirol non ha solo un problema di pesticidi, ma anche un problema di democrazia. Grazie all’enorme pressione pubblica esercitata da centinaia di migliaia di cittadini provenienti da ogni parte d’Europa, Arnold Schuler ha dovuto cambiare strada. Speriamo che mantenga la parola. Finché non saranno ritirate tutte le querele, non smetteremo di opporci a queste vergognose tattiche procedurali».

Karl Bär, responsabile per le politiche agricole e commerciali dell’Umweltinstitut: «Anche se le accuse non sono state ancora completamente ritirate, contrariamente a quanto dichiarato dal signor Schuler, oggi abbiamo ottenuto un primo importante successo in tribunale. Su nostra richiesta, la Procura della Repubblica di Bolzano ha chiesto il sequestro dei libretti di campagna, cioè i registri che riportano i dati sull’uso dei pesticidi, degli oltre 1.300 agricoltori che hanno aderito alla denuncia della giunta Provinciale. Questi documenti contengono i dettagli esatti di quali e quanti pesticidi sono stati applicati da ogni singolo agricoltore per il trattamento del proprio campo nel 2017. Anche se il processo terminasse, potremmo comunque avvalerci di questi dati fattuali, cosa che non è mai stata realizzata prima in Europa».

Poco prima dell’inizio dell’udienza, l’Istituto per l’Ambiente di Monaco di Baviera insieme ad altri attivisti ha manifestato a Bolzano in difesa della libertà di espressione. I manifestanti si sono tappati la bocca con del nastro adesivo in una simbolica protesta contro il tentativo della politica sudtirolese di mettere a tacere chi si oppone ai pesticidi. In piazza a Bolzano un poster di grandi dimensioni con raffigurati i volti dei due imputati, Karl Bär e Alexander Schiebel, recita: «Dire la verità non è un crimine».
Greenpeace, Deutsche Umwelthilfe, Slow Food, European Professional Beekeeping Association, Legambiente e Wwf Italia sono solo alcune delle realtà che, in questi giorni, hanno manifestato il loro sostegno a Bär e Schiebel. Parliamo di oltre 100 tra associazioni impegnate nell’ambientalismo, nel sociale, nella tutela dei consumatori, nell’agricoltura biologica e sostenibile, nonché realtà ecclesiastiche e di democrazia diretta a livello internazionale. Organizzazioni provenienti da 18 Paesi, dall’Italia all’Ungheria fino alla Nuova Zelanda. Oggi, sui quotidiani nazionali “La Repubblica» e «La Stampa», è stata resa pubblica la dichiarazione di solidarietà che ciascuna di queste realtà ha sottoscritto a sostegno dei due attivisti. Mentre sulle due piattaforme online Campact e WeMove, più di 200.000 cittadini da tutta Europa hanno già firmato un appello per chiedere all’assessore Arnold Schuler di ritirare le accuse.

 

(Fonte Umweltinstitut München)