Non va la «Strategia europea di bioeconomia»

1415
pineta pino boschi foreste

Non può dipendere da risorse non sostenibili, non rinnovabili e dalle importazioni

Siamo piuttosto distanti dall’idea originaria di Bioeconomia teorizzata da Georgescu Roegen, ovvero una bioeconomia compatibile con la vita e le leggi della natura. È necessaria una rielaborazione e un’adeguamento alla Strategia di Biodiversità. La conferenza multidisciplinare dello scorso 25 settembre apre la riflessione all’interno del mondo scientifico e accademico e un dialogo con le istituzioni

La conferenza multidisciplinare «La Strategia europea di Bioeconomia: scenari e impatti territoriali, opportunità e rischi» (patrocinata da società scientifiche e università [1]) ha raccolto i contributi di storici, geografi, economisti, urbanisti, costituzionalisti, biologi, biologi forestali e medici [2] le cui analisi hanno messo in evidenza una serie di criticità sulla base delle quali si può asserire che la Strategia di Bioeconomia della Commissione europea (del 2012 aggiornata nel 2018) e la conseguente Strategia italiana siano piuttosto distanti dall’idea originaria di Bioeconomia teorizzata da Georgescu Roegen, ovvero una bioeconomia compatibile con la vita e le leggi della natura.

Difatti, la Strategia di Bioeconomia (promossa come la nuova frontiera dell’economia «verde» e basata sulla sostituzione delle fonti fossili con la biomassa) presenta forti contraddizioni rispetto agli stessi obiettivi che si pone, ovvero la riduzione dell’uso di fonti non sostenibili e non rinnovabili e della dipendenza dalle importazioni.

Infatti, la mera sostituzione delle fonti (che non prenda in considerazione anche la riduzione dei consumi di energia, materia e acqua) non solo non è sufficiente ma può essere dannosa. Questa si basa sulla produzione di biomassa su larga scala e, quindi, sulla necessità di suolo fertile (sottratto anche alle foreste), acqua e input chimici, prodotta secondo il modello (e le logiche) dell’agro-industria che, come ampiamente dimostrato in letteratura, ha un forte impatto su ambiente, biodiversità ed economia territoriale.

La Strategia, fondandosi sulla produzione energetica prevalentemente via combustione di sostanza biologica, compromette il recupero di questa per la compensazione dei suoli incidendo, così, sul clima a causa de bilancio di CO2 sfavorevole.

Con riferimento all’Italia, è stata rilevata una stretta connessione fra la Strategia di Bioeconomia e il Testo unico forestale (Tuf) del 2018, il cui impatto sul patrimonio forestale e la biodiversità appare piuttosto negativo. Con l’aggiornamento del 2018, la Strategia di bioeconomia si connette strettamente al processo di digitalizzazione (adeguamento alla Nuova strategia di politica industriale 2017) aumentando esponenzialmente il fabbisogno di minerali essenziali alla produzione di alta tecnologia, come le terre rare che (oltre a non essere rinnovabili) sono fortemente impattanti per l’ambiente e la salute (ad esempio, la produzione di una tonnellata di terre rare genera fra 1 e 1,4 tonnellate di rifiuti radioattivi) e rendono, inevitabilmente, l’UE dipendente dalle importazioni (considerato che oltre il 90% delle terre rare sono prodotte in Cina).

Pertanto, la Strategia di bioeconomia risulta dipendente da risorse non sostenibili, non rinnovabili e dalle importazioni, motivo per cui «richiederebbe una rielaborazione sistematica partendo dall’imprescindibile adeguamento alla Strategia sulla biodiversità.

La conferenza ha riscontrato grande interesse non solo all’interno del mondo scientifico, accademico, della scuola e dell’associazionismo, ma anche delle istituzioni. Al riguardo, si segnala «l’interesse dimostrato dal Gruppo di coordinamento nazionale per la Bioeconomia della Presidenza del Consiglio dei Ministri «che ha partecipato all’evento e da diversi «Senatori e Deputati «che hanno aderito all’iniziativa. In entrambi i casi è stato assicurata attenzione ai risultati emersi che ci auguriamo possa trovare concretizzazione.

Il Comitato scientifico, come preventivato, oltre alla pubblicazione degli atti e di un documento divulgativo, elaborerà un documento di valutazione della «Strategia che esprima osservazioni e raccomandazioni da inviare alla Commissione europea e al governo italiano.

[1] «AGeI, Associazione dei Geografi Italiani; AIIG, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia; «Associazione «Dislivelli”; «ISDE, International Society of Doctors for the Environment; SdT, «Società dei territorialisti e delle territorialiste; «SGI, Società Geografica Italiana; «SIGeA, Società Italiana di Geologia Ambientale; SIRF, Società Italiana di Restauro Forestale; «SIU, «Società Italiana degli Urbanisti; «SSG, Società di Studi Geografici; CEDEUAM, Centro di Ricerca Euro Americano sulle Politiche Costituzionali, Università del Salento; «Corso di Laurea in Scienze della Montagna, Università della Tuscia; «Dipartimento di Architettura, Università di Firenze; Dipartimento di Economia, Management e Territorio, Università di Foggia

[2] «BLONDA «Massimo, IRSA-CNR, già Direttore Scientifico ARPA Puglia, Fondazione di Partecipazione delle Buone Pratiche; «CALABRESE «Angelantonio, IRSA-CNR; CARDUCCI Michele, Università del Salento, Coordinatore CEDEUAM-RED CLACSO; «CELI Giuseppe, Università di Foggia; «CIERVO Margherita, Università di Foggia; «CLEMENTE Alida, «Università di Foggia; «DAMIANI Giovanni, Presidente Gruppo Unitario perla Difesa delle Foreste Italiane, già Direttore Generale ANPA e Direttore Tecnico ARTA; GENTILINI Patrizia, ISDE; PARASCANDOLO Fabio, Università di Cagliari; POLI Daniela, Università di Firenze, Comitato Scientifico Società dei territorialisti e delle territorialiste; «SCHIRONE «Bartolomeo, Università della Tuscia, Società Italiana di Restauro Forestale; TAMINO Gianni, Comitato Scientifico di ISDE.

 

Fonte il Comitato Organizzatore: dott. Massimo Blonda (Cnr Bari), prof.ssa Margherita Ciervo (Università di Foggia), prof.ssa Daniela Poli (Università di Firenze)