Senza il «sistema» biodiversità non c’è vita

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La vita di tutti gli esseri viventi è un fenomeno sistemico

I cambiamenti radicali dei processi dell’ecosistema determinano l’estinzione di un considerevole numero di specie viventi, a causa della distruzione del loro habitat naturale, minacciando, così, l’integrità del sistema terrestre nel suo insieme

Gli studi sulla vita segreta delle piante, condotti da Stefano Mancuso, direttore del laboratorio Internazionale di Neurobiologia vegetale e insegnante di arboricoltura generale e etologia vegetale a Firenze, ci dicono che le piante, per sopravvivere si spostano. Ci dicono anche che gli alberi nutrono i semi come farebbero i genitori con un bimbo. Un bosco, spiega Mancuso, in un’intervista di Walter Veltroni sul «Corriere della Sera» del 19 giugno 2019, è un organismo unico, una rete di piante connesse le une con le altre, attraverso le radici.

Attraverso le radici le piante si scambiano informazioni sullo stato dell’ambiente e si scambiano nutrienti, acqua. Un seme, che cade in una foresta, per crescere è alimentato dagli alberi adulti attraverso le connessioni radicali. La sopravvivenza dei singoli individui riguarda l’intera comunità dei viventi. La vita di tutti gli esseri viventi va vista, cioè, come un fenomeno sistemico. Lo sviluppo del mondo e dell’umanità va inquadrata, perciò, in una visione necessariamente sistemica.

La ricerca e la progettazione integrata, multidisciplinare ed interdisciplinare

Un contributo rilevante agli studi e alle ricerche di geobotanica, di fitosociologia e di ecologia globale è stato dato da Valerio Giacomini, uno scienziato, un naturalista e un umanista insieme. Con «Uomini e Parchi», pubblicato nel 1982, di cui è autore insieme a Valerio Romani, Giacomini ha dato un significativo impulso alla nuova cultura dei parchi e delle aree protette e alla conservazione della natura più in generale. Il libro, nel quale sono esposti i principi fondamentali della concezione sistemica, della centralità dell’uomo, delle finalità e delle funzioni dei parchi e delle riserve naturali, della pianificazione del territorio, contiene, in appendice, anche le Schede relative a quattro parchi, in corso di studio e di realizzazione a quell’epoca, tra cui il Parco del Pollino. Giacomini proponeva la ricerca integrata, multidisciplinare ed interdisciplinare, come studio permanente dei rapporti che legano le componenti naturali e le attività umane.

La biodiversità e i servizi ecosistemici

L’Associazione «Carta di Roma», con un’iniziativa del 2014 sul Capitale Naturale e Culturale, ha evidenziato la necessità di integrare le politiche in materia di natura, di biodiversità, di territorio e di economia. Ha indicato il bisogno di interventi per garantire una crescita sostenibile e a lungo termine, per ripristinare e conservare il capitale naturale, per sviluppare sinergie tra capitale naturale e culturale, per proteggere la biodiversità e per mantenere e valorizzare gli ecosistemi e i loro servizi. Ha fatto emergere come la biodiversità e i servizi ecosistemici forniscano innumerevoli beni e servizi, tra i quali la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, vitali per il benessere e la prosperità dell’umanità.

I cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità

Nel Rapporto «I limiti della crescita», che il Mit di Boston ha pubblicato nel 1972, si segnalava, già allora, uno smodato sviluppo e una pressione sull’ambiente naturale che andava al di là della capacità di sopportazione della Terra. Si avvertiva «che non c’è più tempo, che nel giro di qualche generazione si andrà incontro a catastrofi», come le tante che si registrano sempre più frequentemente e più disastrosamente negli ultimi tempi. Stiamo facendo, infatti, oggi, i conti con un riscaldamento globale senza limiti e completamente fuori controllo e con una conseguente pesante perdita di biodiversità.

La perdita di biodiversità non significa solo la estinzione di specie presenti sulla terra. Ogni specie vivente è legata al suo habitat e muta nel tempo in funzione di questo. La crisi climatica in atto fa perdere le differenze fra gli habitat e, quindi, quelle tra le specie che li abitano. I cambiamenti radicali dei processi dell’ecosistema determinano l’estinzione di un considerevole numero di specie viventi, a causa della distruzione del loro habitat naturale, minacciando, così, l’integrità del sistema terrestre nel suo insieme.

L’ecologia integrale

Nel Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale di Preghiera per la cura del creato, del 1º settembre 2020, Papa Francesco dice: «la voce del creato ci esorta, allarmata, a ritornare al giusto posto nell’ordine naturale, a ricordare che siamo parte, non padroni, della rete interconnessa della vita».

L’interconnessione tra crisi ambientale della Terra e crisi sociale dell’Umanità, ossia l’ecologia integrale, è l’argomento principale trattato dall’Enciclica «Laudato si’», ispirata al «Cantico delle creature» di San Francesco. Non si tratta di un’enciclica verde, ha precisato, però, Papa Francesco, ma di un’enciclica sociale contenente un appello personale per la ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale. E ha sottolineato che «abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti».

La proposta di una ecologia integrale comprende chiaramente le dimensioni umane e sociali, inscindibilmente legate con la questione ambientale e con il bene comune. Esiste un vero «debito ecologico». È necessaria ed urgente, pertanto, una conversione ecologica che faccia cambiare stile di vita. In piena sintonia con l’Enciclica «Laudato si’», Papa Francesco fa seguire, lo scorso ottobre, la nuova Enciclica «Fratelli tutti», un’enciclica di «sistema» costruita su una fratellanza, estesa agli esseri umani e alla terra, per «andare oltre sé stessi».

Una nuova strategia

La tragicità del momento reclama una nuova visione sul mondo dove si vuole continuare a vivere. L’imperativo è invertire la rotta. La maggior parte degli obiettivi del Piano Strategico per la Biodiversità 2011-2020 non è stata raggiunta, mentre il Pianeta sta per affrontare una crisi ambientale senza precedenti, con un numero elevatissimo di specie sull’orlo dell’estinzione.

Per invertire la rotta e per imboccare la strada di un futuro sostenibile sarà indispensabile che nel prossimo decennio le azioni da adottare siano più incisive e di assoluta efficacia. Sotto l’egida della Convenzione per la diversità biologica (Cbd), la Comunità internazionale, perciò, ha deciso di riesaminare il Piano Strategico ormai concluso e negoziare un nuovo Quadro Globale sulla Biodiversità per l’era post 2020.

Lo farà in occasione della quindicesima Conferenza delle Parti (Cbd Cop15) della Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità e sui cambiamenti climatici, che si sarebbe dovuta tenere a Kunming, in Cina, a ottobre scorso e che, a causa del Covid-19, è stata, invece, rimandata a maggio 2021. Il «Vertice» sul clima ha messo in evidenza i nuovi obiettivi e i relativi strumenti da attuare per contrastare il declino della biodiversità. La pandemia da Covid-19 ha fatto emergere la stretta interconnessione tra l’uomo e la natura ed ha imposto la necessità di affrontare la crisi sanitaria ed economica all’insegna della sostenibilità.

La Conferenza sulla biodiversità (Cop15), il cui tema sarà «Civiltà ecologica: costruire un futuro condiviso per tutte le forme di vita sulla Terra», dovrà essere (come è scritto in un comunicato dell’organizzazione dell’evento) uno strumento decisivo nel garantire armonia e sostenibilità nel rapporto tra uomo e natura.

 

Annibale Formica