Sigea, «sito nucleare» sì coinvolgendo tutti

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Antonello Fiore, presidente della Sigea, ha evidenziato come sia necessaria la condivisione della scelta. Nel comunicato della Società si legge come la «Sigea auspica che la comunità tecnico scientifica italiana sappia prestare la massima considerazione al programma d’individuazione del Deposito unico nazionale, nell’auspicio che il contributo tecnico e scientifico, che sarà espresso, vada nella direzione di un effettivo perseguimento di migliore sicurezza per le persone e l’ambiente»

Deposito NazionaleCon la pubblicazione online, lo scorso 5 gennaio 2020, della proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività derivanti da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e dalla pregressa gestione d’impianti nucleari, e all’immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dalla pregressa gestione di impianti nucleari e la diffusione del Progetto preliminare si è dato avvio alla fase di consultazione pubblica, attesa da oltre 5 anni. Questa consultazione pubblica, della durata di 60 giorni, è finalizzata a coinvolgere i soggetti portatori d’interessi qualificati nel processo di localizzazione del Deposito nazionale e del Parco tecnologico.

E la pubblicazione della Cnapi e la diffusione del Progetto preliminare hanno sollecitato anche la reazione della Società italiana di geologia ambientale (Sigea).

Antonello Fiore, presidente della Sigea, ha evidenziato come sia necessaria la condivisione della scelta. Nel comunicato stampa della Società si legge come la «Sigea auspica che la comunità tecnico scientifica italiana sappia prestare la massima considerazione al programma d’individuazione del Deposito unico nazionale, nell’auspicio che il contributo tecnico e scientifico, che sarà espresso, vada nella direzione di un effettivo perseguimento di migliore sicurezza per le persone e l’ambiente».

Sono 67 i siti potenzialmente idonei ad ospitare il Deposito nazionale di rifiuti radioattivi, siti individuati in sette regioni (Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna, Sicilia) e che rappresentano solo una preliminare selezione effettuata sulla base della Guida tecnica n. 29 dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Per Paolo Sassone, presidente della sezione Piemonte della Sigea, è importante «evidenziare che tra questi siti non sono inclusi i siti che attualmente detengono la maggior parte delle scorie radioattive nazionali: Saluggia e Trino Vercellese in provincia di Vercelli. Urgente e indifferibile l’individuazione di un sito nazionale nel quale stoccare, con tutte le garanzie di sicurezza che la scienza oggi consente, quanto da decenni conservato in zone evidentemente non idonee e che comportano un grave rischio per le comunità rivierasche della Dora Baltea e del Fiume Po e del più grande acquedotto del Piemonte, l’acquedotto del Monferrato con oltre 150mila utenti e oltre 100 comuni tra la provincia di Torino, Alessandria e Asti. Allo stesso tempo andrebbero da subito escluse aree italiane interessate da tettonica più recente, da consolidati percorsi di sviluppo turistico e naturalistico e a vocazione agricola ed ambientale di pregio».

Nei prossimi mesi sarà l’intera comunità scientifica nazionale, anche a supporto delle amministrazioni locali e delle associazioni di categoria, a dover dare il contributo affinché le scelte che saranno effettuate siano basate su cristallini criteri di approfondimento geologico, ambientale e socio-economico nell’attesa di giungere alla scelta del sito suffragata da rigorose valutazioni tecnico-scientifiche e non offuscata da altre tipologie di argomentazioni siano esse di «convenienza» o di «parte» e che comunque non tengano conto delle reali condizioni di sicurezza dettate dai criteri tecnici approvati da Ispra.

E la Sigea auspica che la comunità tecnico scientifica italiana sappia prestare la massima considerazione al programma d’individuazione del Deposito unico nazionale nell’auspicio che il contributo tecnico e scientifico, che sarà espresso, vada nella direzione di un effettivo perseguimento di una migliore sicurezza per le persone e l’ambiente in quella che rappresenta una procedura, la prima nel nostro Paese su un’infrastruttura di rilevanza nazionale, che permetterà di mettere definitivamente in sicurezza i rifiuti radioattivi che noi stessi abbiamo prodotto e continuiamo a produrre. L’auspicio è anche che, nei limiti dell’emergenza Covid che richiederebbe tempi maggiormente idonei per le osservazioni, non si perda più altro tempo e siano rispettate rigorosamente le tempistiche e scadenze che la stessa normativa Italia ha stabilito, magari facilitando la consultazione delle carte e rendendo disponibile il Sistema informativo geografico (Gis) per favorire l’analisi dei siti da parte degli interessati.

 

Elsa Sciancalepore