Quando la transizione la paga il cittadino

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fotovoltaico solare

La realizzazione di un impianto industriale per la produzione di energia da fonti rinnovabili richiede consumo di suolo, di paesaggio, di sottosuolo e di altre risorse naturali a fronte di una produzione energetica comunque intermittente per definizione. Si pone, poi, il problema dello smantellamento degli impianti a fine vita…

La transizione ecologica smodatamente invocata ha costi che sono a carico del privato e del pubblico. Quelli del pubblico, però, sono più corposi e di vario tipo, compresi quelli difficilmente computabili quali i paesaggistici, ambientali ed ecologici, appunto.

La realizzazione di un impianto industriale per la produzione di energia da fonti rinnovabili richiede consumo di suolo, di paesaggio, di sottosuolo e di altre risorse naturali a fronte di una produzione energetica comunque intermittente per definizione. Si pone, poi, il problema dello smantellamento degli impianti a fine vita, una vita che dura circa 25 anni. Per sostenere questi costi rilevanti di ripristino dei luoghi, le aziende proponenti depositano presso le amministrazioni competenti (quasi sempre le Regioni) fideiussioni bancarie. Il parametro di riferimento per la loro quantificazione varia da Regione a Regione e le norme statali (in particolare le Linee guida in materia di energia prodotta da fonti rinnovabili del 2010) lasciano alle Regioni ampia facoltà di scelta.

Alcune hanno da tempo stabilito di esigere una fideiussione in percentuale rispetto al valore dell’impianto (si parla di impianti anche da 80 milioni di euro ed oltre). Altre hanno stabilito di rapportare la fideiussione alla potenza nominale dell’impianto con una quota fissa.

La Regione Puglia, con la legge n. 31 del 2008 (in piena euforia da rinnovabili che fece letteralmente sfuggire di mano la situazione), ha fissato due tipologie di fideiussione: una da escutere a garanzia dell’eventuale mancata realizzazione dell’impianto, nonostante l’autorizzazione unica ottenuta dal proponente, e l’altra, fissata in 50 euro per ogni chilowatt di potenza elettrica rilasciata dall’impianto, per il ripristino dei luoghi a fine vita dell’impianto. Su questa duplice fideiussione si è espressa, in favore della Regione Puglia, anche la Corte costituzionale su ricorso amministrativo proposto da una società produttrice di energia rinnovabile.

La Corte dichiarò inammissibile il ricorso incidentale promosso dal Tar Puglia perché non ravvisò nelle norme alcuna lesione di competenze statali.

Ora accade che il consigliere regionale di maggioranza Antonio Tutolo, già Sindaco di Lucera, cerchi di rendere meno sfrenata la corsa alle rinnovabili che proprio nel territorio dauno continua a produrre pesanti danni a paesaggio ed ambiente naturale. Tutolo ha depositato una proposta di legge, già approvata, non senza mugugni soprattutto da parte della maggioranza, nella commissione consiliare competente ed ora iscritta all’ordine del giorno del Consiglio regionale.

La proposta prevede l’elevazione della fideiussione a garanzia del ripristino dei luoghi da 50 a 100 euro per chilowattora di energia rilasciata. L’energia rilasciata (nel caso di un impianto eolico in funzionamento) può essere anche del 20% in meno rispetto alla potenza nominale. Ossia una torre eolica della potenza nominale di 2 MW può rilasciare anche solo 1,6 MW ma anche non rilasciare alcuna potenza. Sono infatti molte le variabili che incidono sul funzionamento e la produzione di un impianto: il troppo vento (nel caso dell’eolico), il sovraccarico nella rete nazionale, ragioni di sicurezza, scarsa insolazione (per il fotovoltaico) e così via. Ecco perché quel tipo di energia viene definita intermittente.

Tutolo, comunque, è andato oltre ed ha depositato anche un emendamento alla sua proposta aggiungendo un comma per il quale, «nei casi di interventi di revamping e repowering degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, l’operatore dovrà adeguare la fideiussione incondizionata ed escutibile, per coprire gli oneri di ripristino dello stato ante, ai nuovi parametri introdotti dalla Proposta di modifica della L.R. 31/2008 (da € 50,00 ad € 100,00) per ogni kW di potenza elettrica rilasciata, ricomputandola in base alla potenza dell’impianto a seguito di detti interventi».

Vedremo se ci saranno agguati nell’Assemblea pugliese contro la proposta Tutolo. Il timore c’è.

 

Fabio Modesti