6. Transizione o transazione? Il mare

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mare oceano foto di A Perrini
Foto di A. Perrini

Frans Timmermans, attuale primo vicepresidente della Commissione Ue, «dobbiamo cambiare atteggiamento e sviluppare un approccio sostenibile in cui protezione ambientale e attività economiche procedono di pari passo». Tutte le potenzialità economiche e le emergenze del mare

Il termine economia blu si riferisce a tutte le industrie e i settori economici connessi agli oceani, ai mari e alle coste, sia quelli attivi direttamente nell’ambiente marino (è il caso dei trasporti marittimi, dei prodotti ittici ma anche della generazione di energia) che sulla terraferma (pensiamo ad esempio ai porti, ai cantieri navali o alle infrastrutture costiere).
Quello dei settori tradizionali dell’economia blu è un ambito che occupa direttamente 4,5 milioni di persone, generando un fatturato di oltre 650 miliardi di euro.
Gli oceani in salute rappresentano un prerequisito indispensabile per un’economia blu fiorente. Viceversa, inquinamento, pesca eccessiva e distruzione degli habitat, associati agli effetti della crisi climatica, costituiscono fattori che minacciano la ricca biodiversità marina da cui dipende l’economia blu.
Proprio per questo, ha spiegato Frans Timmermans, attuale primo vicepresidente della Commissione Ue, quindi braccio destro di Jean-Claude Juncker, «dobbiamo cambiare atteggiamento e sviluppare un approccio sostenibile in cui protezione ambientale e attività economiche procedono di pari passo».

È una priorità

Pesca, acquacoltura, turismo costiero, trasporto marittimo, attività portuali e costruzioni navali, dovranno quindi ridurre il loro impatto ambientale e climatico. È una priorità inderogabile, accanto a un uso sostenibile delle risorse, per creare alternative ai combustibili fossili e alla produzione alimentare tradizionale.

«Per essere veramente verdi, dobbiamo pensare blu», ha commentato Virginijus Sinkevičius, Commissario dell’Unione per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca.

D’altra parte, l’oceano è il principale regolatore climatico che abbiamo. Offre energia pulita e ci sostiene con ossigeno, cibo e molte risorse critiche.
Affrontare la crisi climatica e quella della biodiversità richiede mari sani e un uso sostenibile delle loro risorse per creare alternative ai combustibili fossili e alla produzione alimentare tradizionale.
Tutti i settori dell’economia blu, compresi la pesca, l’acquacoltura, il turismo costiero, i trasporti marittimi, le attività portuali e le costruzioni navali, dovranno ridurre il proprio impatto ambientale e climatico.

L’economia blu

La transizione verso un’economia blu sostenibile richiede investimenti in tecnologie innovative. L’energia delle onde e delle maree, la produzione di alghe, lo sviluppo di attrezzi da pesca innovativi o il ripristino degli ecosistemi marini creeranno nuovi posti di lavoro e imprese verdi nell’economia blu.
A tal fine, secondo l’Unione l’economia blu dovrà raggiungere gli obiettivi della neutralità climatica e dell’inquinamento zero, in particolare attraverso lo sviluppo di energie rinnovabili offshore, la decarbonizzazione del trasporto marittimo e rendendo più verdi i porti. Si tratta di un mix di energia oceanica, sostenibile, che potrebbe generare un quarto dell’elettricità del continente nel 2050.
In questo senso i porti, fondamentali per la connettività e l’economia delle regioni e dei Paesi europei, potrebbero diventare veri e propri poli energetici.
Le altre priorità individuate dalla Commissione includono il passaggio a un’economia circolare e la riduzione dell’inquinamento, possibile anche grazie a norme rinnovate sulla progettazione degli attrezzi per la pesca, riciclaggio delle navi, smantellamento delle piattaforme offshore e misure per ridurre la dispersione di plastica e microplastiche.
Altrettanto necessario sarà preservare la biodiversità e investire nella natura: proteggere il 30% della superficie marittima dell’Ue invertirà la perdita della biodiversità, aumenterà gli stock ittici, contribuirà alla mitigazione del clima e alla resilienza e genererà significativi vantaggi finanziari e sociali. L’impatto ambientale della pesca sugli habitat marini sarà ulteriormente ridotto al minimo.
Occorrerà, altresì, sostenere l’adattamento al clima e la resilienza costiera: le attività di adattamento, come lo sviluppo di infrastrutture verdi nelle zone costiere e la protezione delle coste dal rischio di erosione e inondazioni, aiuterà a preservare la biodiversità e i paesaggi, a vantaggio del turismo e dell’economia costiera.

La produzione alimentare

Sarà necessario, inoltre, garantire una produzione alimentare sostenibile: la produzione sostenibile e nuovi standard di commercializzazione per i frutti di mare, l’uso di alghe e fanerogame marine, un controllo più rigoroso della pesca nonché la ricerca e l’innovazione nei frutti di mare cellulari aiuteranno a preservare i mari europei. Con l’adozione anche degli orientamenti strategici dell’Ue per l’acquacoltura sostenibile, la Commissione si è anche impegnata a far crescere l’acquacoltura sostenibile nell’Ue.
Infine, si punterà a migliorare la gestione dello spazio in mare: il nuovo Forum blu per gli utenti del mare per coordinare un dialogo tra operatori offshore, parti interessate e scienziati impegnati in pesca, acquacoltura, navigazione, turismo, energie rinnovabili e altre attività stimolerà lo scambio cooperativo per l’uso sostenibile dell’ambiente marino.
La Commissione europea e la Banca europea per gli investimenti (Bei), composto dalla Banca europea per gli investimenti e dal Fondo europeo per gli investimenti (Fei), intensificheranno la loro cooperazione verso un’economia blu sostenibile.
Le istituzioni lavoreranno insieme agli Stati membri per soddisfare le esigenze di finanziamento necessarie per ridurre l’inquinamento nei mari europei e sostenere gli investimenti per l’innovazione blu e la bioeconomia blu.
Per finanziare ulteriormente la trasformazione, la Commissione ha esortato gli Stati membri di includere investimenti per un’economia blu sostenibile nei loro piani nazionali di resilienza e ripresa nonché nei loro programmi operativi nazionali per i fondi dell’Ue da adesso al 2027.

 

Francesco Sannicandro, già Dirigente Regione Puglia e Consulente Autorità di Bacino della Puglia