Ambiente, i geologi rivendicano il loro ruolo

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Ordine geologi Giovanna Amedei
Giovanna Amedei, nuovo presidende dell'Ordine geologi della Puglia

Intervista a Giovanna Amedei, neo Presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia

Per la prima volta in Puglia, la Presidenza del consiglio affidata ad una libera professionista donna. Le emergenze e le priorità da affrontare per il territorio pugliese già messo a dura prova da un datato dissesto idrogeologico, erosione, consumo di suolo, cambiamenti climatici

Si è insediato qualche giorno fa il nuovo consiglio dell’Ordine dei geologi della Puglia, consiglio che sarà in carica nel quadriennio 2021 – 2025 e che, composto da tutti i componenti della Lista «Continuità Geo-LOGICA» (Giovanna Amedei, Giovanni Bruno, Giovanni Caputo, Rossella Di Gioia, Gerardo Pezzano, Oronzo Simone, Donato Stifani, Vincenzo Tanzarella e Anna Viceconte), vede, per la prima volta in Puglia, la Presidenza del consiglio affidata ad una libera professionista donna, Giovanna Amedei.

Alla neo presidente abbiamo posto alcune domande…

Mi può fare una fotografia delle emergenze ambientali pugliesi?

Una fotografia delle diverse emergenze ambientali che interessano la Puglia vede in primis il problema del dissesto idrogeologico. Nel corso degli anni la trasformazione dei suoli e delle aree annesse ai corsi d’acqua hanno portato ad importanti trasformazioni territoriali che, unite ai cambiamenti climatici, hanno dato luogo ad un dissesto idrogeologico le cui conseguenze si sono viste tragicamente nelle alluvioni dell’ultimo ventennio con perdite anche di vite umane sul Gargano come nel territorio Barese. Altra emergenza ambientale è sicuramente quella del consumo di suolo inteso come occupazione ed impermeabilizzazione di suolo libero per lo sviluppo dei centri urbani e per l’insediamento di strutture ed infrastrutture. Secondo recenti dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) la Puglia, da diversi anni, si colloca fra i primi posti nella graduatoria nazionale di questo, purtroppo, non apprezzabile podio. Non possiamo dimenticare, poi, le emergenze ambientali marine e costiere correlate all’erosione inasprita dal cementazione selvaggia, la contaminazione delle acque di falda per l’irrigazione, ormai salmastre per l’eccessivo emungimento oltre che le falde sono molto spesso, in ambiti urbani, affette da una contaminazione da parte di sostanze indesiderate strettamente correlata alle generiche attività antropiche quali ad esempio idrocarburi e solventi clorurati, le contaminazioni di alcuni corpi idrici superficiali per sversamenti accidentali o volontari di sostanze e/o materiali inquinanti, oppure gli scarichi abusivi o gli abbandoni di rifiuti sul suolo e sottosuolo. Il tutto sta mettendo a dura prova la resistenza e la capacità di adattamento del nostro ambiente.

Quali sono i nodi più importanti da sciogliere?

Per noi tutti i nodi sono importanti e ci auguriamo di poterli sciogliere per il bene prima di tutto dell’ambiente e delle persone e per un rispetto verso il lavoro che ci vede impegnati ogni giorno. Non dimentichiamoci che tali emergenze a volte compromettono gravemente la salute pubblica, come ad esempio l’Ilva di Taranto.

Come si pone il nuovo singolo dell’ordine rispetto alle stesse?

Il nuovo consiglio vuole seguire la strada già intrapresa dal consiglio uscente del quale come il collega Tanzarella ne facevo parte. L’obiettivo è la tutela e il recupero dei territori specie se contaminati e per tale raggiungimento contiamo sul contributo di elevato valore tecnico e professionale che i geologi possono dare.

Quali le priorità che il consiglio si è posto?

Le priorità del nuovo consiglio sono prima di tutto la ripartenza della professione segnata da oltre un anno di pandemia; quella del geologo è una professione chiave per la tutela dell’ambiente fisico costituito da suolo sottosuolo e acque (sia superficiali sia sotterranee), il cui contributo si fonda sulla capacità di leggere il territorio, capirne le dinamiche evolutive e individuarne le cause. E poi la necessità di fare emergere al meglio la nostra categoria professionale specie nelle pubbliche amministrazioni soprattutto per la risoluzione di problematiche correlate al potenziale scadimento della qualità ambientale (prevenzione dell’inquinamento e bonifiche dei siti contaminati), nonché per questioni relative alla pianificazione ambientale condotta in maniera sostenibile, solo per fare due esempi.

Occorre sempre più prendere coscienza che la multidisciplinarità è un valore aggiunto, un arricchimento culturale e tecnico necessario per inquadrare le problematiche sotto diversi punti di vista e trovarne le giuste soluzioni.

Cosa sente dire in merito al lavoro svolto e quali gli obiettivi futuri in rappresentanza della categoria dei geologi per la comunità tutta e il territorio regionale?

In questi anni il consiglio uscente ha fatto un ottimo lavoro seppur a tratti duro specie per la difesa della professione che ci ha visti in alcuni casi specifici ricorrere al Tar. L’impegno del nuovo consiglio continuerà nell’aumentare il raggio d’azione in campo lavorativo cercando il riconoscimento dei geologi come tecnici abilitati in misure ambientali ed energetiche anche attraverso linee Guida regionali, rafforzarne il ruolo nel campo della Protezione civile e del Rischio sismico, consolidare i rapporti interprofessionali favorendo l’istituzione della Rete regionale delle Professioni tecniche quale strumento sinergico del mondo dei professionisti, diffondere la cultura geologica nelle scuole per una maggiore consapevolezza dei rischi naturali e dei comportamenti da adottare per limitarne gli effetti in un contesto fortemente condizionato dai cambiamenti climatici. Ci impegneremo al massimo per contribuire alla crescita professionale del geologo nel preminente interesse pubblico e generale.

 

Elsa Sciancalepore