Il biologo italiano che ha contato tutti gli alberi del mondo

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Una nuova straordinaria ricerca internazionale coordinata dal prof. Roberto Cazzolla Gatti dell’Università di Bologna rivela, inaspettatamente, che restano ancora da scoprire 9.000 specie di alberi sulla Terra

cazzolla alberiSecondo la prima stima mai realizzata a livello globale, le specie arboree esistenti sarebbero circa 73mila, il 14% in più rispetto a quelle attualmente note. E circa un terzo delle specie ancora sconosciute sarebbero rare: un dato che sottolinea la grande ricchezza degli ecosistemi e al tempo stesso la loro alta vulnerabilità ai cambiamenti prodotti dall’azione dell’uomo.

Potrebbero esserci circa 9.000 specie di alberi ancora da scoprire sul nostro pianeta, di cui circa un terzo sarebbero specie rare, con una popolazione molto limitata e circoscritta in aree molto piccole. È uno dei risultati della prima stima mai realizzata della ricchezza di specie arboree a livello globale.

Lo studio, appena pubblicato sulla rivista della «National Academy of Science americana PNAS», arriva grazie ad un ampio progetto internazionale, durato tre anni, che ha stimato in circa 73mila il totale delle specie di alberi oggi esistenti sulla Terra. L’analisi sottolinea la grande ricchezza degli ecosistemi terrestri e al tempo stesso quanto la biodiversità delle foreste sia vulnerabile ai cambiamenti generati dall’azione dell’uomo (dall’utilizzo del suolo alla crisi climatica), minacciando in particolare le specie più rare.

A coordinare la ricerca, che ha coinvolto 150 scienziati da tutto il mondo, è stato Roberto Cazzolla Gatti, professore di biologia della conservazione presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna. «Conoscere la diversità e la ricchezza in specie degli alberi è fondamentale per preservare la stabilità e la funzionalità degli ecosistemi — ha dichiarato il biologo ambientale ed evolutivo italiano —. Fino ad oggi però, per ampie aree del pianeta avevamo dati limitati, basati su osservazioni sul campo e liste di specie con coperture del territorio tra loro differenti: tutte limitazioni che impedivano di arrivare ad avere una prospettiva globale».

Sapere quante specie di alberi esistono al mondo è infatti un’impresa molto complicata, sia per fattori finanziari e logistici legati alla ricerca sul campo sia per problematiche relative alla catalogazione delle diverse tassonomie. Per superare queste difficoltà, gli studiosi hanno allora prima di tutto realizzato una raccolta dei più grandi database esistenti di specie arboree forestali. Una mappatura in collaborazione con la Global Forest Biodiversity Initiative (Gfbi), dalla quale è emerso un totale di circa 40 milioni di alberi appartenenti a 64.000 specie.

Da questo primo risultato, sono poi state realizzate complesse analisi statistiche utilizzando tecniche di intelligenza artificiale e supercomputer del Forest Advanced Computing and Artificial Intelligence (Facai) Laboratory della Purdue University in Indiana (Stati Uniti).

Al termine del lavoro di ricerca, gli studiosi sono così arrivati a stimare l’esistenza sul pianeta di circa 73.300 specie di alberi, un numero che è circa il 14% superiore al numero delle specie attualmente conosciute. Ci sarebbero infatti circa 9.000 specie ancora sconosciute, di cui circa il 40% si troverebbe in Sud America, in particolare nei due biomi di «praterie, savane e macchie» e di «foreste tropicali e subtropicali» dell’Amazzonia e delle Ande. E circa 3.000 di queste specie sconosciute sarebbero rare, endemiche a livello continentale e presenti in aree tropicali o sub-tropicali.

«Per arrivare ad una stima attendibile della biodiversità, incluse le specie ancora da scoprire, è necessario prestare attenzione al numero di specie rare attualmente note: quelle che durante il campionamento sul campo vengono trovate solo una o due o tre volte — spiega ancora il prof. Cazzolla Gatti —. Se infatti la maggior parte delle specie è comune e abbondante, poche saranno quelle che incontriamo raramente e quindi pochissime quelle sconosciute; se però ci sono molte specie incontrate solo poche volte, probabilmente saranno molte quelle specie così rare che non sono state ancora documentate».

Applicando questo approccio ai database disponibili, sia su scala continentale sia su scala globale, gli studiosi sono così riusciti a stimare il numero di specie arboree non ancora conosciute alla scienza, identificando anche in quali aree del mondo saranno probabilmente scoperte. Risultati, questi, che ancora una volta mettono in luce l’estrema ricchezza degli ecosistemi e al tempo stesso la loro vulnerabilità ai cambiamenti prodotti dall’azione dell’uomo.

Il ricercatore Roberto Cazzolla Gatti

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Roberto Cazzolla gatti

Le scoperte sorprendenti di uno studio scientifico così vasto e complesso non arrivano per caso e sono frutto di anni di studio e passione. Completati i suoi anni da studente universitario in Biologia presso l’Università di Bari, affiancati dai molteplici progetti coordinati a livello regionale e nazionale di protezione della natura col Wwf e Greenpeace, Roberto Cazzolla Gatti ha conseguito un Master di II livello in Protezione dell’Ambiente Globale e Politiche Internazionali e un dottorato in Ecologia Forestale all’Università della Tuscia, conducendo studi sulla biodiversità tropicale in vari paesi africani, e svolto ricerche di post-dottorato sulla biologia dei cambiamenti climatici col Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc). Inoltre, il biologo italiano, dopo la partecipazione a programmi di conservazione biologica in Serbia, Australia, India e Indonesia, ha lavorato per tre anni come consulente scientifico presso la sede di Roma della Fao alle Nazioni Unite ed è membro, da un decennio, della rinomata Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn). Prima di far «rientrare il suo cervello» in Italia all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, l’università più antica al mondo fondata ben nel 1088, con studenti e professori che hanno scritto la storia (come Dante, Petrarca, Giosuè Carducci, Niccolò Copernico, Giovanni Pascoli, Luigi Galvani, Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, etc.) e stabilmente al primo posto nella classifica dei migliori atenei italiani, Roberto Cazzolla Gatti ha condotto ricerche e insegnato in giro per mezzo mondo.

Nel 2015 è partito per la Russia, dov’è stato sino al 2021 Professore associato presso l’Istituto di Biologia e Direttore e coordinatore della Laurea Magistrale in Biodiversità della Tomsk State University (TSU). In parallelo alla sua cattedra russa, negli ultimi anni, è stato anche Professore associato di Ecologia presso il Politecnico UniLaSalle di Rouen (in Francia), Senior Research Fellow del Konrad Lorenz Institute for Evolution and Cognition (in Austria), Ricercatore associato presso il Dipartimento di Scienze Naturali e Forestali della Purdue University (negli Usa) e Visiting Professor della Beijing Forestry University (in Cina). Tante sono state le spedizioni di ricerca che ha condotto in luoghi remoti del pianeta come le alte montagne dell’Altai tra Cina, Russia e Mongolia e le foreste dell’Ivindo in Gabon. E moltissime le pubblicazioni negli ultimi anni, tra studi scientifici, articoli divulgativi e libri, che l’hanno portato come ospite in programmi radiofonici, trasmissioni Rai, TG italiani (link1, link2) e russi, articoli su «La Repubblica» e su molti media stranieri e internazionali, sino ad essere incluso nel 2018 tra i 105 visionari interdisciplinari «smart thinkers» mondiali dal popolarissimo magazine americano «Motherboard» del noto gruppo editoriale americano Vice. Sino a quest’ultima eccezionale ricerca che ci ricorda, ancora una volta, che c’è tanto altro da scoprire e, soprattutto, da proteggere della diversità presente sul nostro pianeta.

Roberto Cazzolla Gatti è anche collaboratore di «Villaggio Globale» dal 2011 ed è Responsabile scientifico del Trimestrale.

 

R.V.G.