Xylella, due studi mettono a nudo la realtà

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֎ La Xylella da allarme diventa pretesto per realizzare il sogno dello svecchiamento colturale perché il business non può attendere. Perché che altro motivo può esserci all’ostinazione di continuare un processo di «sanificazione» che non porta a nulla? Gli studi dimostrano scientificamente l’inutilità e la dannosità delle azioni intraprese ֎

Lo studio integrale di Margherita Ciervo e Marco Scortichini si può richiedere qui

Gli ulivi pugliesi sono un segno di contraddizione della cultura locale. Protetti, venduti, uccisi. Accade quando la cultura storica viene devastata perché usata e messa al servizio del denaro, del commercio e smette di essere linfa viva.

Così la Xylella da allarme diventa pretesto per realizzare il sogno dello svecchiamento colturale perché il business non può attendere. Perché che altro motivo può esserci all’ostinazione di continuare un processo di «sanificazione» che non porta a nulla?

A tutte le indagini di cui abbiamo dato notizia si aggiungono ora due studi importanti con cui bisogna fare i conti.

Una pubblicazione scientifica, firmata dal batteriologo del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), dottor Marco Scortichini,  e dalla geografa dell’Università di Foggia, prof.ssa Margherita Ciervo su «Journal of Phytopatology» sull’analisi dei dati decennali dei monitoraggi presentati durante il Convegno organizzato dalla Società Geografica lo scorso ottobre. E un altro studio pubblicato sul sito del Semestrale di Studi e Ricerche di Geografia, sull’emergenza Xylella come questione Geopolitica, scritto da Margherita Ciervo.

I risultati sono inequivocabili e si dimostra:

(a) una bassissima incidenza degli olivi infetti da Xfp nelle diverse zone delimitate (compresa quella in area infetta);

(b) un elevato numero di olivi sani sradicati, secondo con la regola dei «50 metri di raggio» e nonostante i tassi di incidenza molto bassi di il batterio;

(c) una mancanza di correlazione tra la Xfp e ulivi che mostrano sintomi di disseccamento;

(d) la conferma dell’irrilevanza epidemiologica degli alberi asintomatici per l’ulteriore diffusione del batterio.

Sulla base di questi dati e secondo modelli epidemiologici che hanno verificato il ruolo trascurabile degli olivi asintomatici si presenta la proposta scientificamente fondata di eliminare la regola che richiede lo sradicamento di tutte le piante ospiti che circondano un albero Xfp-positivo in un raggio di 50 m.

Inoltre, nello studio pubblicato sul sito del Semestrale di Studi e Ricerche di Geografia, si dimostra lo stato di eccezione in corso.

La prof.ssa Ciervo, dopo un’analisi sul modello di potere applicato nel far rispettare le varie ordinanze regionali, sostiene: «Le misure assunte disattendono l’approccio ecosistemico su base scientifica e la “Convenzione sulla biodiversità” e, fin dall’inizio, prefiguravano uno stravolgimento geografico su vasta scala, un processo di deterritorializzazione e riterritorializzazione e l’affermarsi del landscape grabbing (Ciervo, Cerreti, 2021). Gli effetti ad oggi prodotti possono essere definiti, senza enfasi, un ecocidio, se si pensa che solo due anni fa, in risposta a un avviso pubblico, sono arrivate alla Regione richieste per l’espianto di 3.829.991 alberi di ulivo (Det. 86/2021) – senza l’obbligo di dimostrare né il disseccamento né la presenza di Xf – che vanno a sommarsi alle decine di migliaia (o forse più) di ulivi abbattuti in questi dieci anni e di quelli incendiati da quattro estati a questa parte».

Lo studio poi prosegue analizzando il tipo di linguaggio usato nello spiegare il fenomeno e l’applicazione dei vari livelli di potere che hanno agito sulla regione. Inoltre, il coacervo di interessi che premevano e premono sui campi per liberalizzare le aree per una serie di altri interessi.

Le varie tesi portate possono essere messe in pericolo da chi detiene il sapere e le competenze. «Per scongiurare tale pericolo e, in definitiva, per legittimare la “verità narrativa” — continua lo studio della Ciervo — il decisore politico fa ricorso al dogmatismo, all’uso improprio di categorie politiche (democraticità o meno della scienza, maggioranza e minoranza delle posizioni) e al cosiddetto “accreditamento” della scienza (a cui apparentemente delega le proprie decisioni). In primis, il decisore politico fa propria la posizione scientifica che più rispecchia la sua visione (anche se non è frutto di competenze specifiche) e senza coinvolgere le società scientifiche competenti. Così, la posizione scientifica prescelta viene “accreditata” dalle istituzioni e diventa “la scienza” e tutto ciò che la mette in dubbio diventa “antiscientifico” in un evidente corto circuito».

Concludendo il suo lavoro, la prof.ssa Ciervo sostiene: «Il decisore politico, a fronte delle problematiche del disseccamento degli ulivi e della presenza di Xylella, si è concentrato solo su quest’ultima e, in nome di un supposto bene comune (salvare l’agricoltura, salvaguardare il paesaggio, evitare la diffusione di un pericoloso batterio), ha adottato un atteggiamento dogmatico e imposto misure di lotta a Xf arbitrarie – avversate dalla popolazione, non fondate su evidenze scientifiche, contrarie alla logica e al buon senso – che hanno prodotto impatti irreversibili su paesaggio, ambiente ed economia locale. Il dispositivo di potere emergenziale attivato (e ancora operativo dopo dieci anni) si è rilevato oggettivamente funzionale all’abbattimento delle barriere (fisiche, normative e socio-economiche) alla profittabilità del suolo e alla configurazione territoriale market-oriented ed energy-oriented, rendendo il Salento attrattivo per molteplici interessi».

 

Ignazio Lippolis