Europee, quanto ambiente c’è nei programmi

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֎Ecco punto per punto i temi riguardanti clima, ambiente ed energia presenti nei programmi dei partiti italiani alle elezioni europee֎

Il 2023 è stato l’anno più caldo mai registrato. Il 2024 è l’anno delle elezioni, con più della metà della popolazione mondiale che si recherà alle urne. E tra il 6 e il 9 giugno sarà il turno del Parlamento europeo. Le elezioni per il rinnovo dell’europarlamento sono le seconde più grandi al mondo, dopo quelle indiane. Quattro giorni, ventisette Paesi, circa trecentosessanta milioni di cittadini aventi diritto al voto per eleggere i loro settecentoventi rappresentanti a Strasburgo. In Italia si vota sabato 8 e domenica 9 giugno.
I prossimi mandati coincideranno con ciò che resta di questo decennio: cinque anni per limitare l’aumento della temperatura globale a +1,5°C. Per rispettare questa soglia l’Ue deve ridurre le emissioni di gas serra del cinquantacinque per cento rispetto ai livelli del 1990. Il piano politico per cercare di riuscirci, il Green deal, è stato approvato nel 2020 e, secondo un’analisi recente del centro studi indipendente Climate Action Tracker, sta funzionando. Le stime basate sulle politiche precedenti il Green deal suggerivano una riduzione delle emissioni del trentatré per cento rispetto al 1990. Quelle attuali stimano una riduzione di circa il cinquantuno per cento, vicino ma al di sotto dell’obiettivo del -55 per cento per cento entro il 2030.
Questa è la premessa a qualsiasi lettura dei programmi elettorali in vista del voto. Per le forze politiche di minoranza nel parlamento uscente (anti-europeiste, nazionaliste e di estrema destra) il Green deal, che ha caratterizzato il quinquennio che si sta per concludere, è diventato l’avversario da combattere nelle campagne elettorali. Le proteste degli agricoltori, poi, hanno suggerito nuove narrazioni. Le politiche verdi stravolgono i modelli di produzione e di esistenza «tradizionali»: le pratiche millenarie di coltivazione, il cibo del territorio, la casa, l’automobile. Molte di queste retoriche vengono usate anche da alcuni partiti italiani. Per offrire un servizio a lettori ed elettori italiani in vista del voto, Linkiesta ha letto i programmi elettorali delle principali forze politiche e ha cercato di riassumere le posizioni riguardanti clima e ambiente.

Alleanza Verdi e Sinistra (Avs)

L’intero programma è costruito intorno a due pilastri: riduzione della spesa militare e raggiungimento della neutralità climatica il prima possibile. «La crisi climatica rappresenta un’altra sfida interconnessa alla pace», si legge nel documento. E poi, «difendere e rafforzare il Green deal è essenziale per raggiungere la neutralità climatica e costruire un’Europa alimentata al cento per cento da energie rinnovabili entro il 2040». Un obiettivo più ambizioso rispetto a quello che a oggi fissa la completa decarbonizzazione al 2050.
Per farlo, Avs intende, «istituire un Fondo europeo per gli investimenti ambientali e sociali di almeno duemila miliardi di euro, per finanziare investimenti green, trasporto pubblico ed efficientamento energetico delle case, favorendo le persone con maggiore difficoltà economiche nell’accesso agli incentivi» e portare avanti una transizione giusta per «sostenere le regioni e i settori più colpiti dalla transizione e creare nuovi posti di lavoro».
Per raggiungere le emissioni nette zero, Avs esclude la possibilità di utilizzare l’energia nucleare e le tecniche di cattura e stoccaggio di anidride carbonica, ma ritiene fondamentale «la realizzazione di un sistema di mobilità sostenibile, inclusivo e accessibile», così come la tutela della biodiversità, la gestione sostenibile delle risorse idriche, la riduzione dell’inquinamento e del consumo del suolo.

Azione

Tra i punti salienti del programma ci sono: il sostegno militare all’Ucraina, l’istituzione di una difesa comune e la nascita di una politica industriale europea. Secondo il partito di Carlo Calenda, la transizione ecologica «rappresenta anche un’opportunità per cittadini e imprese». Tutto l’impianto del Green deal va però riformato perché molte misure «fissano obiettivi impossibili da raggiungere alla data indicata». Come spiegato nel programma: «Ogni Stato deve poter scegliere il mix energetico low-carbon più efficace». Dunque, sì alle rinnovabili, ma anche al nucleare e alle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2. Le proposte di Azione vanno tutte nella direzione di «rinviare gli obiettivi del 2030 almeno al 2035 e rifiutare ulteriori innalzamenti dei target di decarbonizzazione».
Nel documento il cambiamento climatico è citato anche nei capitoli dedicati alla migrazione e all’agricoltura. «Per affrontare le cause profonde delle migrazioni», il partito di Calenda propone di aiutare i Paesi di partenza nella «gestione dei cambiamenti climatici». Invece, in materia agricoltura, è necessario «adottare misure adeguate a ridurre al minimo i danni provocati dai cambiamenti climatici» e allo stesso tempo è di «fondamentale importanza rivedere gli obiettivi ambientali nel settore agricolo per conciliare la sostenibilità ambientale e la competitività delle aziende del comparto».

Forza Italia (FI)

Gli obiettivi del partito che porta ancora nel simbolo il nome di Silvio Berlusconi sono: la difesa comune europea, la tutela della casa e dei settori industriali e agricoli. I punti del programma che riguardano le politiche ambientali parlano di: «difendere casa, proprietà e auto»; «investire in energia e infrastrutture» e «sostenere agricoltura e pesca».
Forza Italia, dunque, si oppone alle direttive europee sull’efficientamento degli edifici e sullo stop alla vendita di auto a motore endotermico dal 2035. ll partito del vice-premier Antonio Tajani cerca, inoltre, di promuovere la ricerca sull’energia nucleare di nuova generazione e di sfruttare la centralità dell’Italia nel Mediterraneo per farne uno snodo di infrastrutture «per il trasporto e la distribuzione del gas». Sì all’utilizzo delle pratiche agricole moderne.

Fratelli d’Italia (FdI)

«Difendere l’identità dei popoli e delle Nazioni europee», comincia così il programma del partito della presidente Giorgia Meloni. Per FdI, il Green deal ha preso di mira gli agricoltori «custodi dell’ambiente e della sovranità alimentare». Nel documento si legge: «Continueremo a batterci per valorizzare l’agricoltura e difendere il legame millenario tra terra, popolazione, allevamento e cibo, e per tutelare il lavoro e le eccellenze enogastronomiche italiane». Vedere il libro di Francesca Santolini «Ecofascisti». Riassunto in due parole: sangue e suolo.
Le proposte di FdI in materia: «rimuovere le norme europee che riducono le superfici coltivabili e il reddito degli agricoltori»; «rivedere la normativa sul “Ripristino della natura” per non penalizzare l’agricoltura e l’allevamento»; «proseguire la battaglia contro la carne e i cibi sintetici»; «difendere il settore vitivinicolo» dalle etichette che descrivono il vino nocivo per la salute e «migliorare la disciplina sul benessere animale». Il tema dell’agroalimentare è così caro al partito di Meloni e del cognato ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che, in una lettera inviata agli iscritti del consorzio di tutela Grana Padano sono stati indicati ai soci i candidati da votare sensibili alla causa, scelti dalla segreteria di Lollobrigida.
Tornando al programma di FdI, le proposte per «difendere la natura senza eco-follie» sono: «modificare radicalmente la direttiva sulle “case green”», «cancellare il blocco alla produzione di auto a motore endotermico dal 2035» e «investire nella mobilità sostenibile». In tema energia: sì allo sviluppo del «nucleare da fusione», «valorizzare i giacimenti e le fonti energetiche nazionali ed europee» e poi potenziare le infrastrutture di collegamento per il trasporto e la distribuzione del gas, ma anche incrementare le comunità energetiche.

Lega

Il partito di Matteo Salvini propone il superamento del Green deal, la tutela delle filiere italiane e si dichiara contrario alla creazione di un esercito comune europeo. Dunque, «più Italia e meno Europa», si legge nel programma. Le proposte: «investire nel nucleare per un mix energetico diversificato», cancellare la direttiva «Case green», «garantire a tutti i cittadini il loro sacrosanto diritto di possedere veicoli privati a prezzi sostenibili e quindi salvaguardare il futuro del motore endotermico». Per l’agricoltura, Salvini ritiene indispensabile tutelare la capacità produttiva delle aziende del settore cancellando gli obblighi di tutela ambientale. Piena opposizione, inoltre, a qualsiasi tipo di etichetta per gli alimenti che rischia di «penalizzare il nostro Made in Italy».

Movimento 5 stelle (M5s)

Nel programma si legge: «La transizione verde è estremamente costosa, e i soldi messi sul piatto dall’Ue fino ad ora rappresentano solamente una frazione di quanto sarà necessario». I pentastellati propongono quindi di: «intervenire sugli extra-profitti delle compagnie energetiche in modo da calmierare i prezzi dell’energia»; un fondo strutturale contro la povertà energetica (Energy recovery fund) per finanziare energie rinnovabili ed efficientamento energetico; «un meccanismo di crediti fiscali per finanziare la transizione verde», sul modello del superbonus del governo Conte.
C’è poi l’impegno a piantare tre miliardi di alberi in tutta l’Unione e a eliminare i sussidi alle fonti energetiche fossili. La tutela della biodiversità «per il corretto funzionamento degli ecosistemi» è citata nel capitolo del programma dedicato alla salute. C’è spazio anche per la gestione sostenibile dei terreni, l’azzeramento del consumo di suolo, gli incentivi all’economia circolare e il miglioramento del benessere animale. Per ridurre le emissioni, il M5s è, inoltre, favorevole alla produzione e alla vendita di carne coltivata. In tema agricoltura, il programma delinea alcune proposte per la prossima politica agricola comune (Pac) che deve essere «rafforzata nel suo piano economico» e deve «sostenere gli agricoltori eco-compatibili».

Partito democratico (Pd)

Le priorità del Pd sono rendere permanente il Next Generation Eu e la maggiore tutela dei lavoratori. Il partito di Elly Schlein, inoltre, è favorevole al progetto di difesa europeo. «L’Europa che vogliamo», si legge nel programma, è «verde», «sociale» e «giusta». All’inizio del capitolo dedicato alla sostenibilità è citato Alexander Langer: «La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile». Cercando di seguire il pensiero di uno dei fondatori del partito italiano dei Verdi, le proposte del Pd sono: incentivare la «decarbonizzazione dei processi industriali»; «rafforzare la direttiva europea sul monitoraggio del consumo di suolo»; sostenere le imprese agricole senza negare l’emergenza climatica, ma affrontando il tema del «giusto prezzo» dei prodotti alimentari e «investire nella transizione ecologica del settore zootecnico» lavorando anche sul benessere animale.

Stati Uniti d’Europa

Il perno del progetto politico che ha unito Più Europa e Italia viva riguarda la trasformazione dell’Ue in una federazione di Stati, con una politica fiscale, migratoria e di difesa comune. Dal programma si legge: «La tutela dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico devono essere uno degli obiettivi dell’Unione. Per farlo, occorre ispirarsi a un principio di ragionevolezza e gradualità, tutelando allo stesso tempo l’industria e i posti di lavoro». E ancora, «l’Europa ha bisogno di produrre di più, e in modo più efficiente, coniugando la sensibilità ambientale con quella economica e sociale». Non viene però descritto come.
Per avere un quadro ancora più preciso degli impegni climatici nei programmi elettorali dei partiti italiani, si può consultare anche la valutazione fatta dall’ong Italian Action Network in collaborazione con il blog scientifico Climalteranti. L’organizzazione ha sottoposto a venti accademici (fisici, ingegneri, biologi, economisti) i programmi elettorali in forma anonima, cioè senza specificare quale forza politica abbia redatto i documenti. Scienziati e scienziate hanno esaminato i testi e assegnato un punteggio prendendo in esame dieci criteri: centralità, settorialità (quanto il cambiamento climatico è interconnesso alle parti che si occupano di sviluppo socio-economico), ambizione, fuoruscita dalle fonti fossili, investimenti pubblici, quadro internazionale, equità e disuguaglianza, distrazioni, negazionismo, inattivismo. La classifica: in cima c’è Alleanza Verdi e Sinistra, unica forza a prendere 9 punti su 10; seguono il Movimento 5 stelle con 8,6 e il Partito democratico con 8,1. Molto distaccati i centristi: Azione prende 4,9, Stati Uniti d’Europa, 4,1. In fondo, le forze di maggioranza: 3,5 punti per Fratelli d’Italia, 3,1 per Forza Italia, 2,1 per la Lega.

 

Francesco Sannicandro