Qualità dell’aria – In Emilia Romagna aumentano le centraline

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La rete, completamente operativa nel 2007, sarà composta da 263 analizzatori (erano 238), distribuiti in 62 stazioni (erano 88)

Si rinnova e si rafforza in Emilia-Romagna la rete di rilevamento degli inquinanti atmosferici: polveri fini, ultra fini e ozono soprattutto. La Regione Emilia-Romagna e l’Agenzia regionale prevenzione e ambiente, infatti, con un investimento pari a 4,4 milioni di euro, hanno trasformato la rete di monitoraggio e messo a punto una nuova serie di strumenti che spaziano dagli strumenti di analisi, alla modellistica revisionale; dalla comunicazione dei dati alle previsioni sugli inquinanti.
Al centro dell’attenzione, oltre alle polveri fini (PM10), le polveri ultrafini (PM2,5).

La novità arriva dall’Europa. La nuova proposta di direttiva europea, in via di definizione, prevede infatti che vengano controllate le concentrazioni al suolo anche del particolato ultrafine e fissa come vincolo quello di mantenere una media annuale della concentrazione di PM2,5 pari a 25 µg/m3 (ora per il pm10 è 40 µg/m3), invitando gli Stati membri comunque a una riduzione dello stesso pari al 20 per cento.

La direttiva, che diventerà vincolante nel 2015, riconosce che attualmente in Europa proprio l’esposizione alle polveri ultrafini ha gravi ripercussioni sulla salute pubblica: 348mila morti premature ogni anno secondo le stime europee. Per questo, al di là degli stessi obblighi normativi, è necessario un rapido e forte incremento delle politiche decisionali volte a ridurre l’esposizione a queste polveri in tutti i Paesi europei.

«Stiamo discutendo le misure per il prossimo anno – ha detto l’assessore regionale all’Ambiente Lino Zanichelli presentando a Bologna la nuova rete di monitoraggio – e una cosa è certa: nella tutela dell’ambiente e della salute non si possono fare passi indietro. Le iniziative assunte in questi anni hanno anche contribuito a rafforzare consapevolezza e attenzione. È importante continuare su questa strada, rafforzando la collaborazione su scala di bacino con le altre Regioni padane e, contemporaneamente , con il governo che ha a sua disposizione leve fondamentali quali quella fiscale».

La nuova rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria è stata progettata definendo quelli che risultano essere i punti di misura più significativi all’interno delle stazioni già esistenti e individuando nuovi siti «ad hoc», che consentano una lettura uniforme dell’inquinamento della qualità dell’aria sul territorio sia per la protezione della salute, sia per la protezione dell’ambiente.
La rete, completamente operativa nel 2007, sarà composta da 263 analizzatori (erano 238), distribuiti in 62 stazioni (erano 88). Tutte le stazioni avranno analizzatori per la misura di biossido di azoto e delle polveri fini, 38 misureranno l’ozono (erano 29), 35 il benzene (erano 10) e 24 le polveri ultra-fini (erano 3). A questi analizzatori si aggiungono quelli per il monitoraggio del monossido di carbonio (38) e biossido di zolfo (13). La qualità delle misure e la confrontabilità dei dati sono garantite da un sistema di gestione certificato secondo le norme internazionali Iso 9001:2000.

La nuova normativa suddivide inoltre il territorio in aree omogenee: l’agglomerato, gravitante sui comuni con più di 50mila abitanti o con comparti produttivi significativi in cui la maggioranza dei cittadini è sottoposta a valori critici di inquinamento; l’area esterna all’agglomerato (Zona A), sostanzialmente la restante parte del territorio regionale di pianura, e la zona di tutela o sensibile (Zona B), in cui si deve preservare la qualità dell’aria affinché non siano perturbati gli ecosistemi naturali presenti e generalmente individuata dai parchi naturali e dai territori di collina/montagna.

«Arpa – ha sottolineato il direttore regionale di Arpa Alessandro Bratti – si è attrezzata per rispondere con assoluta tempestività alle nuove disposizioni europee. Abbiamo inoltre rafforzato la nostra collaborazione con chi segue il problema dell’inquinamento nei suoi aspetti sanitari. Ad esempio con il progetto ?PolveRe? insieme all’Istituto Ciamician dell’Università di Bologna per capire come le microparticelle vengono assorbite dall’apparato respiratorio».

Il progetto PolveRe

Con il progetto PolveRe, realizzato dall’Istituto Ciamician dell’Università di Bologna e da Arpa Sezione di Reggio Emilia, è stata analizzata la vita e la composizione delle particelle che compongono le polveri fini, al fine di valutare gli effetti sanitari e ambientali. Per esempio sono state determinate, per ogni singolo componente del particolato, a partire dall’emissione in atmosfera, la distanza percorsa, i sistemi di diffusione, se queste sono inquinanti primari o secondari (cioè che si formano per processi foto-chimici dopo l’emissione) e, soprattutto, in base alle loro dimensioni, in che maniera e se vengono assorbiti dall’apparato respiratorio, e il collegamento alle possibili insorgenze di patologie.

Gli investimenti della Regione

Dal punto di vista degli investimenti, la Regione negli ultimi anni ha avviato numerosi interventi. Relativamente agli Accordi di programma sul Trasporto pubblico locale, per il triennio 2004-2006, sono stati previsti investimenti pari a 667 milioni di euro. Gli interventi vanno dal rinnovo del parco autobus allo sviluppo dei sistemi integrati di monitoraggio del traffico, dalla mobilità ciclistica al rinnovo e potenziamento del materiale rotabile ferroviario. Inoltre, oltre ai 4.428 milioni di euro stanziati per l’adeguamento della rete di monitoraggio, la Regione ha messo a disposizione, solo per l’ultimo Accordo per la qualità dell’aria 2005-2006, 23 milioni di euro, destinati a sostenere, tra l’altro, l’installazione di filtri antiparticolato sugli autobus e sui veicoli commerciali più inquinanti e a trasformare a gas metano o gpl le auto private pre-euro.
Come previsto dalla stessa normativa regionale, attualmente le diverse Province dell’Emilia-Romagna sono in fase di avanzata definizione dei previsti Piani di risanamento della qualità dell’aria che, dal prossimo anno, diventeranno gli strumenti di intervento principali per avviare misure di contrasto all’inquinamento urbano.

Le Regioni padane insieme contro lo smog

Si estende e fa passi avanti l’alleanza delle Regioni padane per combattere inquinamento e polveri fini. L’idea è che un problema diffuso come quello dell’inquinamento atmosferico non possa essere affrontato efficacemente, se non su scala di bacino, specie in un’area fortemente a rischio quale quella padana. Al protocollo d’intesa che già coinvolgeva Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, hanno aderito anche le Province autonome di Trento e Bolzano. Il gruppo tecnico congiunto, al lavoro dall’autunno scorso, ha elaborato una serie di proposte volte a condividere le misure di limitazione dei veicoli più inquinanti; promuovere i veicoli a metano, ibridi, elettrici e a idrogeno, incentivando anche lo sviluppo delle reti di distribuzione; sostenere il trasporto pubblico locale; mettere al bando olio combustibile ed emulsioni negli impianti termici civili già a partire dall’ottobre 2007.

(Fonte Ermes Ambiente)
(06 Giugno 2006)