Effetto serra – Pericolosa impennata della CO[P]2[/P]

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Il tasso di aumento è stato di 2,0 ppm/anno come riferisce Kilm Holmen del Istituto Norvegese per le ricerche atmosferiche

Sì, l’anidride carbonica sta aumentando vertiginosamente in atmosfera. Dopo le prime anticipazioni ora arrivano le conferme, anche se per le conferme definitive bisognerà aspettare tutte le elaborazioni dei dati delle varie stazioni sparse per il mondo. Nelle isole Svalbard, che fanno parte della Norvegia e che sono a ridosso del polo nord, il tasso di aumento è stato di 2,0 ppm/anno come riferisce Kilm Holmen del Istituto Norvegese per le ricerche atmosferiche. E al polo sud? Ebbene anche qui c’è una conferma. Una decina di giorni fa, ricercatori giapponesi dell’Istituto giapponese di ricerca polare avevano trovato in Antartide una brusca impennata delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica negli ultimi 6 anni, pari a 1,6 ppm/anno quando precedentemente era attorno a 1,2 ppm/anno.
Infine, vale la pena sottolineare che anche la stazione Enea di osservazioni climatiche di Lampedusa, che è rappresentativa del bacino mediterraneo e che fa parte della rete mondiale Gaw, ha registrato un tasso di crescita tra il 2001 ed il 2002 di 2,8 ppm/anno, quando nei cinque anni precedenti il tasso medio era stato 1,7 ppm/anno e nei dieci anni precedenti era stato di 1,5 ppm/anno.

I precedenti

Lunedì scorso il fisico americano Charles Keeling dell’Università di California a San Diego, ma che svolge la sua attività di ricerca sui gas serra atmosferici presso l’Osservatorio climatico di Mauna Loa nelle isole Hawaii, aveva preannunciato che a partire dal 2001 l’aumento di anidride carbonica atmosferica aveva subito una forte impennata. Il tasso di crescita dell’anidride carbonica è stato, infatti, di 2,08 ppm/anno (parti per milione per anno) tra il 2001 ed il 2002 e addirittura di 2,54 ppm/anno tra il 2002 ed il 2003. Questi valori appaiono enormi, visto che il tasso di crescita medio di questi ultimi 10 anni si è mantenuto attorno a 1,5 ppm/anno ed è stato ancora più basso, attorno a 1,3 ppm/anno nei 35 anni precedenti (le misure a Mauna Loa sono cominciate nel 1958). Bisogna tener presente che l’Osservatorio di Mauna Loa, proprio per la sua posizione in mezzo all’oceano Pacifico e per la sua quota (circa 3.500 metri di altezza) è ritenuto abbastanza rappresentativo della situazione globale dei gas serra atmosferici nella media e bassa troposfera.

L’allarme di Keeling, anche se amplificato dalla stampa, era stato giudicato da molti scienziati un po’ prematuro. Intanto queste impennate, anche se rilevanti, non erano da record perché a Mauna Loa già nel 1997-1998 si era avuta una impennata record di 2,87 ppm/anno a causa del riscaldamento del Pacifico, in concomitanza con il manifestarsi del fenomeno di El Niño. Inoltre, per poter affermare che si tratta di un fenomeno globale e non locale del Pacifico, bisognava vedere se qualcosa di analogo stava succedendo anche agli altri osservatori della rete mondiale del Gaw (Global Atmospheric Watch) gestita dalla Noaa e dal Cdiac (due Enti americani di ricerca nella fisica dell’atmosfera) per conto delle Nazioni Unite e bisognava soprattutto vedere se la cosa aveva riscontro anche nelle zone polari, zone che proprio perché lontane da qualsiasi fonte inquinante danno il polso vero di quello che realmente sta succedendo a livello globale.

Possibili cause

I motivi di queste impennate che riguardano gli ultimi 2-3 anni non appaiono ancora chiari. E’ probabile che le capacità di assorbimento dell’anidride carbonica atmosferica da parte degli ecosistemi terrestri e marini nostro pianeta (i cosiddetti sinks) stiano diminuendo e di conseguenza stiano accelerando i processi di accumulo dell’anidride carbonica in atmosfera, visto che le emissioni globali continuano a crescere. Ma come fanno a diminuire queste capacità? Possono diminuire se aumenta fortemente la temperatura globale.
Con l’aumento della temperatura, infatti, le acque oceaniche sono sempre meno in grado di assorbire anidride carbonica dall’atmosfera. Per gli ecosistemi terrestri il discorso è più complesso e meno semplice ma il risultato principale è che con l’aumento della temperatura aumentano anche i processi di respirazione delle piante e dei suoli, oltre ad aumentare anche i processi di decomposizione della materia organica. Le capacità di assorbimento terrestre vengono quindi ridotte o annullate dalle contemporanee emissioni da parte delle piante e dei suoli di anidride carbonica e metano (un altro potente gas serra) in atmosfera.
È probabile, insomma, che questa impennata di anidride carbonica, se dovesse ancora continuare, rappresentare il sintomo e l’avvio di una accelerazione del riscaldamento climatico globale maggiore di quanto si poteva finora immaginare.
(13 Ottobre 2004)