Clima – Fino a quando possiamo tirare la… corda?

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Secondo il rapporto sui massimi rischi che possiamo correre con i cambiamenti del clima le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica devono mantenersi tra 450 e 550 ppm, assumendo 500 ppm come riferimento da non superare
– Il rapporto e la sintesi del rapporto sono disponibili sul sito del Ministero dell’ambiente britannico.

Il terzo rapporto dell’Ipcc (pubblicato nel 2001) poneva il problema di quale dovesse essere il livello di concentrazioni di gas serra da considerarsi pericoloso per il futuro climatico del nostro pianeta, considerando che le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (attualmente a 380 ppm) stanno crescendo a velocità sempre più sostenuta.

L’Ipcc ha organizzato un apposito gruppo di lavoro per rispondere a questa domanda e nel 2004 in una riunione tenuta a Buenos Aires in Argentina a conclusione di una prima fase di lavoro è apparso evidente che la pericolosità non poteva riferirsi solo ad un concetto scientifico ma anche ad una analisi di distribuzione delle probabilità di rischio in base alla quale potevano essere identificate ipotesi di accettabilità sociale in relazione ai possibili danni socio economici e di sostenibilità ambientale in relazione alle possibili modifiche irreversibili degli equilibri naturali.
Nel febbraio 2005, organizzato dal governo britannico e dal Centro di ricerche sul clima (Hadley Center for climate research) del Servizio meteorologico britannico, veniva organizzato un workshop di esperti Ipcc e di altri esperti per illustrare i risultati e fare il punto delle conoscenze scientifiche.

Cosa dice il rapporto «Avoiding Dangerous Climate Change»

Ieri il Mnistero dell’Ambiente britannico ha presentato il volume, pubblicato dalla Cambridge University Press, che raccoglie gli atti del workshop del febbraio 2005.
Il volume, di circa 400 pagine,contiene 41 relazioni suddivise in sette sezioni che riguardano i concetti di impatti pericolosi e di vulnerabilità ai cambiamenti del clima (sezioni 1 e 2), i maggiori problemi di vulnerabilità per gli ecosistemi naturali e per la società umana (sezioni 3 e 4), gli equilibri naturali critici o a rischio di irreversibilità nelle varie regioni del pianeta (sezione 5), l’andamento delle emissioni attuali di gas serra e gli scenari futuri (sezione 6) ed infine le possibili soluzioni in termini di opzioni tecnologiche (sezione 7).

La conclusione di tutto il workshop è che: se le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica sono inferiori a 450 ppm, i possibili rischi e danni possono essere affrontati adeguatamente e le modifiche non appaiono irreversibili. Se invece si superano 550 ppm i rischi possono essere molto elevati e molte conseguenze potrebbero essere irreversibili. Dunque la raccomandazione è quella di mantenersi tra 450 e 550 ppm, assumendo 500 ppm come riferimento da non superare. Il riscaldamento climatico corrispondente è di circa 2°C rispetto alla metà del 1800, un riscaldamento che, viste le analisi condotte, si può ritenere accettabile dal punto di vista dei sistemi naturali e fattibile dal punto di vista dei sistemi tecnologici.

L’Unione Europea ha assunto proprio questi riferimenti nel formulare la sua proposta per il post Kyoto: proposta che come è noto non è andata avanti dopo l’ultima Conferenza (COP-11) di Montreal del dicembre scorso.

Il rapporto e la sintesi del rapporto sono disponibili sul sito del Ministero dell’ambiente britannico.
(31 Gennaio 2006)