La Toscana inizia il monitoraggio del Radon

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La mappatura è stata affidata all’Arpat. Che cos’è questo gas. I pericoli. Come difendersi

La Regione Toscana ha affidato all’Arpat l’incarico di progettare e realizzare una indagine sulla presenza del gas radon sul territorio regionale, un gas radioattivo di origine naturale, la cui principale sorgente è il suolo. L’indagine mira a fornire alla regione il quadro conoscitivo dei livelli di concentrazione di radon negli ambienti di vita e di lavoro per la mappatura del territorio e l’identificazione delle aree nelle quali è più probabile trovare concentrazioni elevate di radon, come richiesto dalla normativa nazionale.

Il progetto, della durata complessiva prevista di 27 mesi, è attualmente nella sua fase di avvio, e sarà articolato in tre fasi principali: nei primi mesi devono essere individuate le zone dove è più probabile trovare concentrazioni medio-alte, sia sulla base delle precedenti campagne di misura effettuate da Arpat in collaborazione con le Asl nelle case e nelle scuole materne, che sulla base delle caratteristiche geomorfologiche del territorio regionale; queste informazioni saranno alla base della scelta del numero e distribuzione nei diversi comuni dei punti di misura.

Nella seconda fase si svolgerà la parte sperimentale del progetto, ovvero alcune migliaia di misure negli ambienti di vita e di lavoro (per questi ultimi scuole e edifici pubblici principalmente) inclusi nel campione. Infine i risultati costituiranno la base di informazioni per elaborare la mappa del radon in Toscana e individuare le aree dove dovrà essere applicata la normativa vigente, e per valutare l’esposizione complessiva della popolazione toscana al radon e i rischi connessi.

Il lavoro della Toscana parte in una favorevole concomitanza con l’avvio del Piano Nazionale Radon per la riduzione del rischio da tumore polmonare in Italia, un progetto finanziato dal Centro di Controllo delle Malattie del Ministero della Salute e affidato per la realizzazione all’Istituto Superiore di Sanità, che comprende anche lo sviluppo della mappatura del radon in Italia, oltre ad attività connesse con la normativa e l’informazione della popolazione sui rischi derivanti dall’esposizione al radon e le tecniche di riduzione.
L’attività in Toscana potrà quindi svolgersi seguendo le indicazioni del Piano e utilizzando in tempo reale gli strumenti che da questo progetto saranno resi disponibili.

Cosa è il radon

Il radon è un gas radioattivo naturale. È incolore, inodore ed è prodotto dal decadimento radioattivo del radio, generato a sua volta dal decadimento dell’uranio. Questi elementi sono presenti, in quantità molto variabile, in tutta la crosta terrestre. La principale fonte di immissione del radon nell’ambiente è il suolo, insieme ad alcuni materiali di costruzione (es. tufo, granito) e, in qualche caso, all’acqua. Essendo un gas, il radon fuoriesce dal terreno (o dai materiali da costruzione e dall’acqua), disperdendosi nell’atmosfera ma accumulandosi negli ambienti chiusi.

Come misurare la concentrazione di radon

La concentrazione di radon in un ambiente può essere misurata con dispositivi di piccole dimensioni (dosimetri) che vengono lasciati nell’ambiente di interesse per un periodo variabile da alcuni giorni ad un anno, a seconda del dispositivo utilizzato. La durata raccomandata per le misure al fine di valutare l’esposizione delle persone è di un anno, a causa della grande variabilità della concentrazione del radon nel tempo. Misure più brevi sono utilizzate per escludere situazioni di particolare rischio o per diagnosticare i punti di ingresso del radon nell’edificio. Le misure sono effettuate su richiesta sia da enti pubblici che da laboratori privati.

Radon e salute

L’Oms ha classificato il radon con i suoi prodotti di decadimento nel Gruppo 1, ovvero fra le sostanze per le quali vi è un’evidenza certa della cancerogenicità per l’uomo. Il radon è la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di sigaretta (più propriamente sono i prodotti di decadimento del radon che determinano il rischio sanitario), e le stime effettuate per l’Italia indicano che tra 1.000 e 6.000 dei 30.000 tumori polmonari all’anno sia connesso con l’esposizione al radon; gli studi più recenti mostrano anche che il rischio per i fumatori è molto superiore a quello per i non fumatori.

Come prevenire e ridurre la concentrazione di radon negli edifici

Dal radon ci si può proteggere facilmente con una spesa molto contenuta. Per le nuove costruzioni è possibile adottare semplici criteri che riducono l’ingresso del radon nell’edificio isolandolo dal suolo. Per gli edifici esistenti è possibile migliorare la ventilazione degli ambienti e intervenire sull’isolamento dal suolo, ottenendo anche riduzioni di un fattore 100 nella concentrazione.

(Fonte Arpat)