Il sale iodato: un importante ausilio per la salute della tiroide

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Arpat ha partecipato, nella seconda metà del 2006, ad un’indagine promossa dal Dipartimento del Diritto alla Salute e Politiche di Solidarietà della Regione Toscana su indicazione del Ministero della Salute. Tale indagine era mirata alla verifica della conformità alla normativa vigente. Il ruolo dell’Agenzia è stato quello di fornire il necessario supporto tecnico ed analitico per controllare il corretto contenuto in iodio ionico dei prodotti di sale addizionati, prelevati sia al commercio che prodotti nelle varie zone della Toscana.
Nell’ambito di tale attività il Dipartimento Provinciale di Firenze è stato identificato come riferimento regionale.
Dei tredici campioni analizzati, due sono risultati irregolari, presentando un contenuto in iodio ionico inferiore a quanto previsto dalla normativa ed a quanto dichiarato in etichetta.

L’eliminazione dei disturbi provocati da carenza iodica è stato uno dei principali obiettivi indicati già dal 1992 dall’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) e dalla Fao (Food and
Agriculture Organization of the United Nations) e, proprio per questo fine, il Ministero della Salute ha iniziato, nel 1997, una campagna di educazione alimentare, promuovendo l’uso del sale arricchito di iodio. Successivamente, lo stesso Ministero
ha presentato un disegno di legge, che si è poi tradotto, finalmente, nell’emanazione della Legge n. 55 del 21
Marzo 2005 «Disposizioni finalizzate alla prevenzione del gozzo endemico e di alte patologie da carenza iodica».
La carenza iodica è responsabile di alcune patologie a carico della ghiandola tiroidea, normalmente indicata come tiroide.
L’organismo umano, infatti, concentra lo iodio nella tiroide, dove si combina chimicamente con l’amminoacido tirosina,
sintetizzando la triiodiotironina (T3) e la tiroxina (T4), due ormoni regolatori di funzioni metaboliche, quali lo sviluppo del sistema nervoso centrale e l’accrescimento corporeo.
In situazioni di carenza iodica, la tiroide si adatta, riducendo l’eliminazione urinaria e aumentando visibilmente il
suo volume, creando così la situazione clinica nota come gozzo. Le patologie derivanti possono risultare più o meno gravi, a seconda dell’età e del sesso del soggetto affetto.
In particolare, il fabbisogno di iodio è più elevato durante la gravidanza e l’età infantile ed, in generale, le donne sono molto più soggette alle malattie tiroidee con circa il 20% di probabilità in più rispetto agli uomini. Una carenza di ormone tiroideo durante la vita fetale e neonatale può avere effetti diversi fino all’arresto irreversibile dell’encefalo con gravi conseguenze sullo sviluppo intellettivo e conseguente ritardo mentale, sordomutismo e paralisi spastica.
Nelle sue forme più gravi, la carenza iodica può portare a cretinismo, condizione peraltro raramente riscontrata in
Europa, dove comunque permangono aree con carenze moderate, che comportano deficit cognitivi e neuropsicologici
minori. In Italia si ammala attualmente di gozzo circa il 10% della popolazione (6 milioni di persone) e, relativamente alla popolazione giovanile, questa percentuale sale fino a circa
il 20%.
L’impatto economico di questa malattia è valutato in circa oltre 150 milioni di euro all’anno. Il fabbisogno di iodio, secondo l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), è stimato in circa 150 mg/giorno, mentre la quantità totale
presente nel nostro organismo ammonta a circa 15-20 mg.
Il contenuto di questo elemento negli alimenti e nell’acqua è molto variabile e purtroppo spesso insufficiente per
coprirne il fabbisogno. La principale fonte alimentare di iodio
è costituita dal pesce, mentre per quanto riguarda le verdure è strettamente legata ai suoli di coltivazione. La profilassi iodica più diffusa è rappresentata dall’assunzione del comune
sale, addittivato con iodio in forma ionica nella misura di 30 mg/Kg. Il sale da cucina sarebbe di per sé alimento con un discreto contenuto di iodio, ma questo viene eliminato durante
la fase di raffinazione con il lavaggio. Infatti, il sale che si trova in commercio viene ottenuto per evaporazione dell’acqua di mare e successivamente sottoposto ad un processo di raffinazione attraverso il lavaggio, appunto, e
la successiva aggiunta con sostanze essiccanti per conferirgli le caratteristiche idonee alla sua messa in commercio.
L’aggiunta di ioduro di potassio o iodato di potassio in misura tale da garantire un tenore di iodio ionico di 30 mg/Kg (con tolleranza + 40%, – 20%), come richiesto dalla normativa, porta all’ottenimento di un prodotto idoneo alla realizzazione di una corretta iodoprofilassi.
Secondo la Legge n.55 del 21 Marzo 2005, il prodotto ottenuto per aggiunta di ioduro di potassio viene definito «sale iodurato», quello addizionato con iodato di potassio «sale iodato», mentre quello addizionato con entrambi i sali viene denominato «sale iodurato e iodato». La stessa legge rende obbligatorio per i punti vendita la contemporanea disponibilità
dei sali addizionati e di quelli non addizionati ed il rivenditore
ha l’obbligo di fornire quest’ultimi (sali non addizionati) solo su specifica richiesta del consumatore.