«Rinasce» la Quercia delle Cento Pecore

37

Il più grande albero di quercia spinosa di tutta la regione e probabilmente d’Italia, era stato sradicato dalla forza del vento il 28 gennaio scorso, e rischiava una tragica fine. Fioriscono tante iniziative in zona ma si faccia anche una nuova minaccia per l’orto botanico di Lecce

La grande «Quercia delle Cento Pecore» di Scorrano, nel circondario di Maglie (Lecce), si sta riprendendo grazie all’iniziativa e all’amore di giovani volontari del posto.
Il più grande albero di quercia spinosa di tutta la regione e probabilmente d’Italia, come abbiamo dato notizia, era stato sradicato dalla forza del vento il 28 gennaio scorso, e rischiava una tragica fine. Grazie all’intervento dei volontari e alla sensibilità di vari ambientalisti, ora la quercia è stata risistemata e dà confortanti segni di vita.

«Tutte le gemme dell’albero ? dice Oreste Caroppo ? scampate alla potatura, sono germogliate! Nuove foglioline si osservano in tutti i punti della chioma! L’albero ha avuto anche una discreta fioritura! Sto facendo apportare grandi quantità d’acqua da parte del locale comune di Scorrano e del proprietario. Cure agronomiche vengono fornite costantemente all’albero. Con la proloco di Scorrano ho organizzato per il prossimo 2 giugno una passeggiata in bici alla Quercia, per i bambini delle scuole, con l’apporto simbolico da parte di questi di un litro d’acqua ciascuno alla pianta, questo per far sentire alle giovanissime generazioni del posto, la Quercia come un essere vivente ad esse legato, e per sensibilizzarle sul rispetto della natura!».
E continua: «La forza vitale delle ghiande della Quercia delle Cento Pecore è impressionante: sebbene la terra attorno all’albero sia stata smossa e tormentata dai mezzi di movimentazione terra e dal forte calpestio dei tanti intervenuti, e nonostante il diserbante fatto buttare ai piedi dell’albero contro le erbe, numerose nuove plantule si osservano nei pressi della grande Quercia spinosa!».

Ma le piantine nate non sono solo quelle reali ma anche quelle allegoriche. Infatti, da questa iniziativa, si segnala come un prolifico risveglio che sta generando molte iniziative.

In diversi comuni basso salentini si stanno avviando censimenti e progetti di tutela dei locali patriarchi verdi, altri comuni riscoprono la ricchezza della loro flora ed organizzano convegni mostre fotografiche ed incontri a proposito, altri ancora stanno programmando delle rinaturalizzazioni di alcune aree comunali e cave degradate, diverse associazioni organizzano trekking volti alla riscoperta del relitto patrimonio boschivo e delle querce.

«Sull’onda di questo ritrovato interesse naturalistico sottolinea Caroppo ? in quelle aree un tempo caratterizzate dalla presenza del grande Bosco Belvedere poi distrutto dall’uomo, approfittando degli incontri ed escursioni a cui vengo invitato, sto iniziando a diffondere un’embrionale idea volta alla rinascita dell’antico bosco, la vetusta foresta che si sviluppava nel cuore del basso Salento, caratterizzata da ambienti diversificati anche con specie botaniche igrofile e tipiche di climi più freschi, oggi inimmaginabili nella fitocenosi basso salentina. Rinascita attraverso rimboschimenti di aree incolte o attraverso la semplice bordatura dei poderi con fasce minime da destinare alle antiche specie, oggi in parte scomparse, riprodotte da semenze prelevate dagli alberi e dalle macchie relitte ancora presenti dell’antico bosco o da aree naturali più prossime geograficamente dove quelle antiche specie ancora sopravvivono e da cui rappresenta l’unico polo scientifico per la salvaguardia della flora locale minacciata e delle cultivar ormai rare in area salentina, e con la collaborazione del quale è possibile nel Salento sperare in interventi di risanamento ambientale svolti con dei criteri più scientifici e rispettosi delle tipicità botaniche locali! Vanto culturale per la città e centro scientifico di primaria importanza per la sua attività e per le sue collezioni, l’ottocentesco Orto Botanico leccese, ubicato in un’area più prossima al centro abitato, dovette lasciare il posto agli uffici del catasto e fu pertanto chiuso e distrutto; risorto recentemente in ambiente universitario, oggi rischia nuovamente che la storia si ripeta, a denotazione della scarsa percezione pubblica, purtroppo, dell’importanza della flora e della sua protezione!».