Gli indicatori ambientali per le Agende 21 Locali (Sviluppo sostenibile)

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Università:
Materia: Sviluppo sostenibile
Autore: Giacinto Giglio

Gli indicatori ambientali per le Agende 21 Locali 1. Introduzione e finalità del lavoro

Il presente lavoro intende selezionare un set di indicatori ambientali validi per ogni comune della Puglia, che ci permetta di effettuare confronti e collegamenti con i vari livelli territoriali (comprensori, provincia, regione). Gli indicatori ambientali aggregano le informazioni ambientali, in modo da essere utilizzate per il governo dell’ambiente. Tali indicatori si trovano al vertice della cosiddetta «piramide dell’informazione» e derivano dai «Dati primari» provenienti da attività di raccolta e monitoraggio, che sono poi trasformati in «Dati elaborati» ed aggregati, fino a formare «Indicatori» ed «Indici» ambientali. Di norma, sono utilizzati nei processi di A21L ed in particolare per la redazione della Relazione sullo Stato dell’Ambiente, nella Contabilità Ambientale e per i Piani di Azione Ambientale. Il modello di strutturazione dei dati è quello DPSIR (Determinati-Pressione-Stato-Impatti-Risposta).

Nelle Agende 21 Locali da noi esaminate in Puglia, si sono adottati gli indicatori più svariati senza riferimenti teorici. Per la creazione di indicatori ambientali, si sono utilizzati dati statistici ISTAT o quelli disponibili o più facilmente reperibili a livello comunale. Nulla a che vedere con il modello DPISR e con la caratterizzazione della realtà locale che potesse servire al Piano di Azione Ambientale. La mancanza di un set minimo di indicatori, non permette di fare dei confronti con altri comuni o con gli indicatori provinciali e regionali. La circostanza non sarebbe così grave se gli stessi indicatori non fossero utilizzati per individuare i target (obiettivi raggiungili nel tempo) da raggiungere con i Piani Azione Ambientale.
Per questo motivo, il nostro lavoro ha adottato un campione di 13 comuni della provincia di Bari con oltre 30.000 abitanti (il 63,73 % della popolazione provinciale ed il 24,65 % della popolazione pugliese al 2001). Questi comuni medio-grandi hanno avuto la possibilità di partecipare sia al Bando di cofinaziamento A21L del Ministero Ambiente e Territorio e sia al Bando POR Puglia misura 5.2 per l’Agenda 21 Locale e la certificazione ambientale territoriale.

Va ricordato che i comuni più grandi hanno problemi ambientali, che gli altri comuni neppure percepiscono e per questo che hanno degli obblighi, ad esempio quelli con popolazione maggiore di 50.000 abitanti devono dotarsi di un Piano energetico comunale; quelli con popolazione maggiore di 30.000 abitanti devono dotarsi di un Piano Urbano del Traffico, Piani urbani parcheggi, Rapporti annuali sulla qualità dell’aria, piani di protezione civile, Piani di risanamento acustico.

2. Materiali e metodi

Il set di indicatori ambientali adottati hanno inteso analizzare i fattori principali di Pressione (consumo/emissioni), che sono validi per tutta la provincia e regione e, sono basati su dati quantitativi riscontrabili a livello comunale. Si è fatto riferimento teorico al set di indicatori ambientali OCSE (1991), che sono stati integrati con alcuni indicatori ISTAT Statistiche ambientali. Questi indicatori da una parte coprono i principali Determinanti di pressione (agricoltura, att. Estrattiva, industria, urbanizzazione, energia, rifiuti, acqua, turismo, trasporti/mobilità, conservazione della natura, rischio naturale, rischio antropico) e dall’altra, in modo indiretto, i fattori di Stato delle componenti ambientali (Suolo, Ambiente idrico, Atmosfera, Vegetazione e flora, Fauna, aree protette, paesaggio, popolazione).

In letteratura sono a disposizione vari indicatori per lo stesso fattore: si è optato per quello più significativo e per quello in cui i dati erano disponibili a livello provinciale, senza dover fare un lavoro di raccolta comune per comune, ufficio per ufficio. Difficile è stato reperire dati più aggiornati e possibilmente riferiti allo stesso anno.

3. Svolgimento della ricerca

Gli Enti locali pur avendo uffici studi e statistica non raccolgono né i dati riguardanti il proprio territorio e neppure i dati prodotti dai propri uffici. La raccolta ed elaborazione dei dati avviene in modo episodico, in occasione di particolari pubblicazioni o legato a qualche piano o programma. La dispersione dei dati vale anche per l’ISTAT, che a livello locale non fa neppure un lavoro di raccolta di quelle pubblicazioni che sono prodotte dai vari Enti pubblici o una raccolta dei siti web in cui questi dati sono già disponibili.
Viste le premesse, il nostro lavoro non ha la pretesa d’essere esaustivo, ma ha cercato comunque una coerenza, un’omogeneità e una territorialità dei dati che possa corrispondere alla realtà percepita nelle situazioni locali dai cittadini residenti. Le fonti ufficiali dei dati utilizzati per calcolare gli indicatori sono state: ISTAT ai censimenti (agricoltura 2000, industria e popolazione 2001); ISTAT statistiche Ambientali; Provincia di Bari; Autorità di bacino; ATO BA1-2-4-5; ATO Puglia, Assessorato Regionale all’ambiente; IPRES 2003, lo IAM, il PRAE, ACI.
Una volta avuti i dati grezzi, questi sono stati trasformati in indicatori e poi ordinati in modo crescente in modo da assegnare alla prima posizione 1 ( pressione); nella classifica generale si sono riportate le posizioni per ogni indicatore dei comuni, così è stato possibile ottenere un punteggio totale per comune e ordinarli in senso decrescente dal più sostenibile (punti). Non è stato assegnato un peso maggiore ad alcuni indicatori che ad altri; l’importante che per ogni indicatore ci fossero dati comunali più o meno significativi in rapporto alla collocazione geografica e alla vocazione del territorio.

> I Fattori di Pressione

4. Risultati e discussione

La provincia di Bari supera per gran parte degli indicatori il livello regionale, grazie anche ad una serie di comuni, esclusa Bari, che hanno livelli più alti della media provinciale. La regione, invece, supera i valori medi provinciali per percentuale di superficie estrattiva, per superficie improduttiva, per il patrimonio edilizio non utilizzato, i consumi di energia e acqua, la pressione turistica.
Una volta ottenuta la classifica generale con i punti e le posizioni relative, ci è parso utile confrontare il «Tasso di sostenibilità» di ogni comune con il «Prodotto Interno Lordo» (PIL), che è costituito dal valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un certo territorio in un anno solare. In sostanza, la qualità ambientale è posta in rapporto alla ricchezza prodotta, il maggior PIL con il minor punteggio di pressione ambientale ci dà il comune con la miglior qualità della vita (grafico allegato).

Dal grafico si può rilevare come ci siano tre tipi di comuni: quelli con una bassa pressione ambientale e un PIL oltre la media (Altamura), comuni con un’alta pressione ambientale ed un PIL sotto la media (Molfetta) e comuni con un’alta pressione ambientale e PIL doppi della media regionale (Modugno). Il comune con maggiore sostenibilità ambientale risulta Altamura e Gravina in Puglia, quello meno sostenibile il comune di Bari.

5. Considerazioni conclusive

Qualcuno potrebbe obiettare che, in questo lavoro, si hanno questi risultati perché si sono utilizzati solo indicatori di Pressione e non anche quelli di Stato o Impatto e, sopratutto quelli di Risposta che sono quelli che indicano se un comune è virtuoso perché ha adottato «buone pratiche» per rendere la situazione più sostenibile (es. produzione di rifiuti 600 kg/ab e una raccolta differenziata al 20%). Inoltre siamo partiti dall’assunto che chi consuma molte risorse naturali o produce molte emissioni inquinanti è difficile che possa con le sole «buone pratiche» raggiungere la sostenibilità ambientale, perché come si dice «non si può continuare a pulire se ce qualcuno che continua a sporcare».
I dati da noi utilizzati per gli indicatori a livello comunale possono essere raccolti dai singoli comuni in occasione dell’A21L o della certificazione ambientale territoriale (EMAS o ISO 14001), ma soprattutto l’ARPA Puglia e le Province dovrebbero raccoglierli per inserirli nelle Relazione sullo Stato dell’Ambiente. In sede locale, le associazioni ecologiste, come Sinistra Ecologista, possono aiutare ad interpretare i dati e spingere le amministrazioni locali affinché adottino le risposte più idonee: leggi, piani, prescrizioni, interventi strutturali (determinanti), interventi prescrittivi/tecnologici (pressione), depurazione, bonifiche ecc. Se non vogliamo che l’A21L sia solo un modo per procurarsi un finanziamento, senza che sia un coinvolgimento degli attori locali e senza che ci sia una reale volontà politico/istituzionale per raggiungere obiettivi di sostenibilità ambientale, è necessario introdurre nei prossimo bando regionale dei POR dei meccanismi di verifica dei contenuti e di premilaità che vedano coinvolti gli attori locali.

Bibliografia

«Agenda 21 locale in Italia», ICLEI, (2002);
«Monitoraggio dei progetti di Agenda 21 locale» Ministero dell’Ambiente della tutela del Territorio (2003);
L’informazione statistica per il governo dell’ambiente, annali ISTAT, Roma, 1996;
Linee Guida per Agenda 21 Locale. Manuale ANPA, Roma 2000;
Guida Europea dell’Agenda 21 Locale, ICLEI, Milano 1999;
Agenda 21 Locale e città sostenibili, Provincia di Foggia e LEA;
La natura nel conto, Giovannelli F., Di Bella I. Coizet R., Ed. Ambiente, 2000.