Rapporto finale dell’indagine sulla concentrazione di radon negli edifici scolastici nella provincia di Firenze

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Recentemente Arpat ha completato il rapporto finale sull’indagine conoscitiva, affidatale nel 2003 dalla Provincia
di Firenze, sulla concentrazione del radon negli edifici scolastici di sua proprietà, sede delle Scuole Secondarie
Superiori

Il radon, un gas nobile radioattivo di origine naturale, è la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo, per cui è uno dei fattori di rischio più rilevanti fra gli inquinanti indoor.
I risultati delle misure fanno parte integrante della valutazione dei rischi lavorativi, anche se la normativa prevede attualmente l’obbligo di misurare solo i locali sotterranei. La promozione dell’indagine è stata basata a suo tempo su valutazioni di opportunità, considerando la destinazione e le modalità di uso di queste strutture: infatti un gran numero di persone appartenenti alla popolazione e in una fascia d’età normalmente considerata più a rischio per l’esposizione alle radiazioni ionizzanti, quali quelle emesse dal radon e dai suoi prodotti di decadimento, trascorrono negli ambienti scolastici un numero di ore al giorno piuttosto elevato, insieme al personale docente e non docente.
Inoltre una particolare attenzione all’esposizione negli ambienti scolastici è contenuta sia nelle Raccomandazioni
della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni, che invita ad applicare alle scuole i livelli di riferimento per gli edifici residenziali, sia nella normativa nazionale, dove si afferma il principio che le eccezioni all’obbligo di risanamento degli edifici in caso di superamento
del livello di azione non vale per le scuole.
Negli ultimi anni l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni nei confronti del radon è molto cresciuta, e con queste le attività connesse, volte a conoscere sia i livelli di esposizione negli
ambienti di maggiore interesse, tra cui rientrano le scuole, sia la distribuzione del radon sul territorio, al fine di individuare le aree dove concentrare le risorse dedicate alla riduzione
del rischio. L’ indagine costituisce quindi un importante
elemento per la conoscenza del territorio della Provincia e per la tipologia di edifici di grandi dimensioni. Se di per sé i dati ottenuti sono rappresentativi dei singoli edifici e della
tipologia, non sono sufficienti a dare una descrizione del territorio della Provincia; tuttavia è importante considerare
che la regione ha promosso dal 2006 un progetto per la mappatura della Toscana, che prevede altre misure negli ambienti di vita e di lavoro, che potranno essere integrate
per la costruzione del quadro conoscitivo sull’esposizione al radon nella Provincia di Firenze.
La quantità di radon presente nel suolo dipende strettamente dal suo contenuto di radio/uranio, elementi che sono presenti nella crosta terrestre in tutti i tipi di rocce e suoli, in concentrazioni variabili, generalmente comprese tra 0,5 e 5 mg/kg, anche se localmente si possono riscontrare valori più elevati. La distribuzione varia in funzione del tipo di roccia o di terreno cioè delle tipologie litologiche affioranti e profonde, in associazione a parametri quali fratturazione, presenza di
faglie, sismicità e vulcanismo. La concentrazione del radon nel terreno può variare da qualche centinaio a milioni di Bequerel per metro cubo (Bq/m3). L’ingresso del radon in edifici è anche condizionato dalle caratteristiche costruttive
dell’edificio (presenza di vespai, di sistemi di condizionamento e di riscaldamento, tenuta degli infissi, etc.) e dalle abitudini di vita (ventilazione degli ambienti). Negli ambienti chiusi il radon può raggiungere concentrazioni anche molto elevate
per i seguenti motivi:
? ridotto ricambio d’aria;
? presenza di fessure, crepe o punti aperti nelle fondamenta;
? presenza di tipi di rocce con alto contenuto d’uranio, usate anche come materiale da costruzione;
? locali a diretto contatto con il terreno.
Poiché la concentrazione è influenzata da molteplici fattori, che dipendono fortemente dalle condizioni meteorologiche,
di norma presenta un andamento circadiano (ovvero una sorta di periodicità giornaliera), con livelli massimi la notte, e comunque una estrema variabilità nell’arco delle stagioni.
Sulla base delle considerazioni sopra riportate, per una più accurata stima della esposizione indoor, tutte le organizzazioni
scientifiche internazionali raccomandano di effettuare misure
nell’arco di tempo di un anno, che può essere suddiviso in uno o più periodi.

Effetti sulla salute
Il radon presente nell’aria viene inalato e in gran parte espirato. I prodotti di decadimento del radon, invece, si trovano nel particolato atmosferico presente negli ambienti chiusi, che viene trattenuto a livello bronchiale. Il radon e i suoi «figli» possono generare un danno al Dna dei tessuti polmonari a causa dell’energia rilasciata dalle particelle alfa emesse nel decadimento. Una buona parte dei danni procurati al Dna viene riparata grazie ad appositi meccanismi cellulari.
La parte di danni non riparata col tempo può trasformarsi in tumore: maggiore è la quantità di radon e dei suoi «figli» inalata, maggiore è il rischio che qualche danno non venga riparato e che si trasformi in tumore, in particolare se il danno alle cellule è associato a quello da fumo di tabacco. Tra
il danno al tessuto polmonare e l’insorgere di un tumore possono trascorrere anni o decenni. Diverse indagini epidemiologiche sui minatori hanno in effetti evidenziato il
rischio di tumore polmonare connesso all’esposizione e sulla base di questi studi la World Health Organization and International Agency for Research on Cancer (Who-Iarc) ha classificato il radon tra le sostanze cancerogene di gruppo 1, ovvero quelle per cui la cancerogenicità è accertata sulla base
di studi sull’uomo.
Successivamente sono stati effettuati studi epidemiologici anche sulla popolazione esposta al radon nelle abitazioni.
I principali risultati di questi studi sono i seguenti:
? il rischio di tumore polmonare aumenta proporzionalmente all’aumentare della concentrazione di radon, cioè più alta è la concentrazione di radon e maggiore è il rischio di tumore polmonare
? il rischio di tumore polmonare aumenta proporzionalmente alla durata dell’esposizione, cioè più lunga è la durata dell’esposizione al radon e maggiore è il rischio di tumore polmonare
? l’aumento del rischio di tumore polmonare avviene proporzionalmente rispetto alla «normale» frequenza di
tumori polmonari, mantenendone quindi la distribuzione per età: i tumori polmonari sono rari fino ad età di 45 anni, poi la frequenza cresce e raggiunge i valori massimi dai 65 anni in poi
? a parità di concentrazione di radon e durata dell’esposizione, il rischio di tumore polmonare è molto più alto (circa 25 volte) per i fumatori rispetto ai non fumatori.
Gli stessi studi hanno messo in evidenza che il rischio di sviluppare tumori è basso ma non nullo anche a concentrazioni di Radon inferiori a 200 Bq/m3, valori che sono
abbastanza comuni sul territorio nazionale.
La stima preliminare del numero di casi di tumore polmonare attribuibili al radon in Italia è di 1.500-5.500 casi nell’ambito dei circa 31.000 tumori polmonari che si verificano ogni anno.
Non sono accertati altri effetti derivanti dall’esposizione al radon.

I risultati dell’indagine
L’indagine promossa dalla Provincia di Firenze per la misura della concentrazione di radon negli edifici scolastici ha coinvolto 57 edifici e 553 ambienti, prevalentemente occupati per svolgimento di attività didattiche e lavoro d’ufficio del personale docente e non docente. Gli edifici scolastici si trovano nei comuni di Firenze (40), Bagno a Ripoli (2), Borgo San Lorenzo (3), Figline Valdarno (1), Firenzuola (1), Pontassieve (3), Scandicci (3) e Sesto Fiorentino (4), e sono frequentate da una popolazione scolastica di 28.226 persone,
di cui 24.233 studenti. Benché l’indagine abbia visto la collaborazione del personale docente e non docente per la sua realizzazione, le dimensioni degli edifici e il numero ed
età della popolazione scolastica hanno avuto un effetto complessivamente non del tutto positivo sui risultati, a
causa della percentuale elevata di perdita e manomissione dei dosimetri consegnati. I livelli di concentrazione di attività
di radon misurati sono complessivamente bassi; la media infatti risulta essere di 39 Bq/m3, poco inferiore al valore della concentrazione media regionale derivata dall’Indagine Nazionale sulla Esposizione a radioattività naturale nelle abitazioni, di 48 Bq/m3, e molto più bassa della stima della
concentrazione media nazionale, pari a 70 Bq/m3 .
Un altro dato di estrema importanza è che un solo locale è risultato avere concentrazione media annua superiore
al livello di riferimento raccomandato di 200 Bq/m3, mentre in nessun caso la concentrazione media di edificio supera 150 Bq/m3 (secondo l’Indagine Nazionale in Italia vi sono il 4% delle abitazioni con una concentrazione superiore ai 200 Bq/m3 e l’1% superiore a 400 Bq/m3). Anche nel semestre invernale, che è quello in cui si hanno i livelli più elevati
ed è concentrata la presenza delle persone, i valori medi sono relativamente bassi, con un unico dato superiore
a 400 Bq/m3 in un locale ad uso didattico presso la scuola Ipsia «Chino Chini» in via Don Minzoni, a Borgo S.Lorenzo, e quattro dati superiori a 200 Bq/m3 .
Un elemento di conoscenza aggiuntivo derivante dall’indagine, dovuto alla tipologia degli edifici considerati, che rispetto alle abitazioni e alle scuole di ordine più basso sono generalmente di maggiori dimensioni e con comunicazione interna anche fra piani, è che le differenze fra secondo piano e piano terreno sono meno rilevanti a causa della circolazione dell’aria.
Degli ambienti sotterranei misurati, nessuno ha superato il livello di azione di 500 Bq/m3 previsto dal DLgs 241/00, né il riferimento di 400 Bq/m3, che avrebbe richiesto la ripetizione
delle misure l’anno successivo. Un’ulteriore considerazione da fare è che la maggior parte dei dati raccolti è concentrata nel Comune di Firenze, per cui non è possibile produrre sulla
sola base delle misure nelle scuole un’adeguata descrizione territoriale della Provincia. E’ opportuno ricordare che, nell’ambito del progetto regionale per la mappatura della Toscana che Arpat ha l’incarico di realizzare, è in corso l’avvio di una nuova indagine negli ambienti di vita e di lavoro che integrerà le conoscenze attuali e sarà utilizzata per la
classificazione delle aree ai sensi della normativa nazionale.
Parallelamente alla nuova indagine l’Agenzia sta effettuando una rielaborazione dei dati complessiva, basata anche su informazioni di carattere geologico, che consentirà di valutare i livelli medi di radon attesi anche in assenza di dati sperimentali. Si ricorda infine che i risultati ottenuti fanno riferimento esclusivamente alle condizioni ambientali, alle caratteristiche strutturali e alle modalità d’uso dei locali nel periodo di esposizione dei rivelatori. Eventuali ristrutturazioni, modifiche all’impianto di condizionamento o variazioni nell’utilizzo degli ambienti potrebbero determinare l’opportunità di nuove misurazioni.