…E mangerai gelato che non si scioglierà più

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La Comunità europea dà il via libera all’utilizzo di una proteina strutturante del ghiaccio

Sintesi dello studio dell’Efsa

La Comunità europea dà il via libera, con una decisione del 22 aprile 2009, all’utilizzo della proteina Isp (Ice Structuring Protein, proteina strutturante del ghiaccio).
Già dalla prossima estate potrebbe esser presente in un prodotto alimentare, il più amato da adulti e bambini, il gelato.
La Coldiretti è contraria all’uso di questa proteina affermando che «la multinazionale Unilever, già da quest anno immetterà sul mercato sorbetti ?transgenici? che non avranno il ?rischio? di sciogliersi grazie proprio alla proteina Isp, che potrebbe intaccare la qualità e la credibilità del Made in Italy nel mondo, dove le esportazioni di gelato sono aumentate e il consumo del gelato ?genuino? è in crescita. Questo è dimostrato da una riscoperta dei gusti di stagione e locali ottenuti da prodotti caratteristici del territorio con una accurata selezione degli ingredienti, dal latte alla frutta».

La proteina in esame, esattamente «Isp tipo III Hplc 12», è una proteina sintetica ottenuta da lievito geneticamente modificato che sarà etichettata come «proteina Isp».
Per studiare gli effetti di questa proteina e poter capire come agisce e i possibili effetti sulla salute umana sono stati chiamati in causa gli esperti scientifici sui prodotti dietetici, l’alimentazione e le allergie e il gruppo di esperti scientifici sugli organismi geneticamente modificati dell’Efsa (Autorità europea sulla sicurezza alimentare) chiamati in causa si sono espressi in modo positivo verso la proteina affermando che «le proteine Isp sono largamente presenti in natura (nei pesci di acqua fredda, nelle verdure, nelle granaglie, nel lichene e nei batteri). Essa fu isolata originariamente dal merluzzo artico, Macrozoarces americanus, un pesce di acqua fredda presente al largo della costa nord-orientale del Nordamerica.
Essa si lega al ghiaccio e aiuta gli organismi a resistere in ambienti estremamente freddi, sia abbassando la temperatura a cui si formano i cristalli di ghiaccio sia modificando le dimensioni e la forma dei cristalli in modo che il ghiaccio sia meno dannoso per i tessuti. Queste proprietà vengono ottenute aggiungendo una Isp al ghiaccio commestibile in quantità non superiore allo 0,01% in peso».
Gli studiosi hanno effettuato test di controllo e studi approfonditi per accertare:

– che il livello di Isp stabilito fosse quello giusto
– che non potesse causare allergie
– che non si verificassero mutazioni genetiche.

Dopo questi controlli gli esperti hanno affermato che la dose consentita non ha fatto osservare effetti avversi, che non rientra tra gli allergeni più importanti provenienti dal pesce e non hanno provocato reazioni allergiche nocive nei confronti degli allergeni dei lieviti, e che non si sono avute indicazioni di attività genotossica.
Dal 2003 al 2007 oltre 470 milioni di prodotti a base di ghiaccio commestibile e contenenti Isp sono stati già venduti negli Stati Uniti e 47.000 litri di gelato contenente Isp sono stati venduti in Australia/Nuova Zelanda dal 2003 al 2007. E non si sono verificati problemi.
Quindi per gli esperti Efsa non ci sono controindicazioni nell’uso dell’Isp a condizione che venga rispettato un livello massimo equivalente allo 0,01% di «Isp tipo III Hplc 12» e siano rispettate le specifiche e le prassi di produzione stabilite.

La presenza della proteina Isp nel gelato non deve creare un allarme ingiustificato dato che già da anni «mangiamo» prodotti fatti con ogm (medicinali soprattutto, ma anche formaggi, pane, birra, ecc.).
La nostra attenzione, invece, deve concentrarsi sul nostro diritto di avere sui prodotti che usiamo una etichettatura chiara dei composti con una descrizione attenta di tutto ciò che è presente.
Dobbiamo impegnarci a far sì che la Comunità europea emani una Decisione che obblighi le aziende produttrici a visualizzare chiaramente tutto ciò che è presente nel prodotto. Solo in questo modo potremmo esser certi di quello che ingeriamo, senza creare falsi allarmi e intanto non conoscerne altri.
Così ognuno di noi potrà esser libero di scegliere un prodotto con o senza ingredienti «sintetici».

(Stefania Petraccone)