Così l’effetto serra cambia le città

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Barcellona sta diventando leader nel solare, Malmö a «carbonio neutro» e Londra punta a ridurre i gas serra

Le città d’Europa, grandi concentrazioni di attività umane, consumano il 69% del fabbisogno energetico del continente, e quindi producono la maggior parte delle emissioni di gas serra.

Al contempo, però, le caratteristiche dei centri urbani offrono importanti opportunità di vita sostenibile. Già, la densità della popolazione nelle città significa brevi viaggi per lavoro e servizi, un maggiore uso del trasporto pubblico, inoltre le piccole abitazioni, tipiche delle grandi città, richiedono meno consumi energetici per illuminazione e riscaldamento. Di conseguenza, gli abitanti delle aree urbane consumano meno energia pro capite rispetto ai residenti delle aree rurali.

In alcune città, i responsabili politici stanno guardando avanti, attuando una serie di misure volte a combattere le emissioni di gas serra.

L’aspetto cruciale è costituito dalla pianificazione delle città, in modo da facilitare il più basso consumo di energia pro capite, utilizzando strumenti come il trasporto urbano sostenibile e alloggi a basso consumo energetico.

Nuove tecnologie per l’efficienza energetica e fonti rinnovabili, come quella solare o eolica e l’uso di combustibili alternativi, sono altrettanto importanti, come la possibilità per gli individui e le organizzazioni di cambiare il loro comportamento.

I pionieri del cambiamento

Un paio di città capofila stanno già cominciando ad agire come pionieri del cambiamento fornendo ottimi esempi di buone pratiche.

In Spagna, a Barcellona, grazie al Piano per il miglioramento energetico 2002-2010, è in aumento l’uso di fonti energetiche rinnovabili (in particolare l’energia solare), si sta riducendo l’uso di fonti energetiche non rinnovabili e quindi le emissioni di gas serra derivanti dal consumo di energia.

Il piano si compone di politiche di promozione, progetti di dimostrazione, strumenti di gestione e normativi, per regolare l’uso dell’energia in ambito urbano.

L’ordinanza sul solare termico adottata dalla città catalana ha costituito un modello per più di 50 comuni spagnoli, ed è stato un importante contributo alla costruzione della nuova legislazione in materia del paese iberico.

Infatti, con la sua applicazione, sono stati installati (a fine 2006) un totale di 40.095 m2 di pannelli solari con un risparmio annuo di 32.076 ore l’anno Megawatt, abbastanza energia per fornire acqua calda per 58.000 abitanti per anno.

Västra Hamnen http://www.malmo.se/servicemeny/malmostadinenglish.4.33aee30d103b8f15916800021923.html è una nuova area residenziale a «carbonio neutro» a Malmö (Svezia). Le sue 1.000 case ottengono il proprio approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili: energia solare, energia eolica e l’acqua (attraverso una pompa di calore che estrae calore da acqua di mare e da una falda acquifera).

Il risultato di essere un’area a «carbonio neutro» è conseguito tenendo conto del bilancio annuo dei consumi energetici.
Infatti, in alcuni periodi dell’anno il quartiere prende «in prestito» dal resto della città energia prodotta con sistemi tradizionali e in altri momenti è il quartiere di Västra Hamnen che fornisce alla città energia prodotta da fonti rinnovabili, che risulta eccedente per gli usi del quartiere stesso.

Una parte importante dell’idea di questo quartiere a «carbonio zero» è il basso consumo di energia negli edifici e l’uso di sistemi di trasporto sostenibili. A sette anni dalla sua inaugurazione, l’area ancora attira migliaia di visitatori internazionali.

Ridotti consumi di carbonio nelle città comportano la pianificazione efficiente delle strutture della città, controllando l’espansione urbana, lo sviluppo di efficienti mezzi di trasporto pubblico, l’aumento della produzione e l’uso di fonti rinnovabili di energia. È anche essenziale che i governi locali e regionali adottino obiettivi più ambiziosi per ridurre i livelli di CO2.

Alcune città, per esempio Rotterdam, l’Aia, Londra e Newcastle, si sono impegnate diventare a «carbonio neutro».

Le amministrazioni delle città lavorano in collaborazione con varie organizzazioni per promuovere l’uso ridotto di energia, le fonti rinnovabili di energia a zero emissioni e l’efficienza energetica per ridurre gli impatti negativi dei cambiamenti climatici.

Le città possono fare la differenza globale

Il piano d’azione per il cambiamento climatico di Londra mostra come un’azione integrata a livello locale può anche fare la differenza in Europa e nel mondo. Londra produce l’8% delle emissioni di CO2 del Regno Unito, che a sua volta è nel mondo l’ottavo più grande produttore di emissioni. Per Londra l’obiettivo è quello di stabilizzare le emissioni di CO2 nel 2025 al 60% rispetto ai livelli del 1990. Il piano si compone di molte misure concrete e obiettivi, che affrontano temi come le case verdi, le imprese, l’efficienza energetica e i trasporti.

Una città da sola non può affrontare la sfida del cambiamento climatico. Ma lavorando insieme, le Città stanno sviluppando azioni congiunte. Con il suo approccio ambizioso, Londra ha ispirato gli altri e ha preso la direzione politica del cambiamento climatico tra le grandi città, per esempio, è leader nel gruppo delle C40 Large Cities.

Il Patto dei Sindaci è l’iniziativa più ambiziosa della Commissione europea, che coinvolge città e cittadini nella lotta contro il riscaldamento globale. Le autorità locali e regionali che aderiscono a questo patto si impegnano formalmente a ridurre le loro emissioni di CO2 di oltre il 20% entro il 2020. Per fare ciò, essi devono sviluppare e attuare piani d’azione per l’energia sostenibile e comunicare le misure e le azioni degli attori locali.

Stoccolma e Amburgo sono state premiate come le «Capitali verdi» europee per il 2010 e il 2011, rispettivamente, in riconoscimento della loro elevati standard ambientali e per il forte impegno verso un ulteriore miglioramento.

(Fonte Eea, Agenzia europea per l’ambiente)

(Fonte Arpat)

(Nella foto pannelli solari in un cimitero di Barcellona)