Presentato il dossier di Legambiente sulla criminalità ambientale in Toscana

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Nel 2008 in Toscana si sono registrate 1.462 infrazioni alle norme che tutelano l’ambiente, con 1.391 persone denunciate e 388 sequestri effettuati. Questi i dati che emergono da «Ecomafia 2009», l’annuale rapporto di Legambiente sugli illeciti am-bientali.

Nonostante il segnale confortante che evi-denzia, in Toscana, un calo complessivo degli illeciti del 13,5% rispetto al 2007, il rapporto documenta allo stesso tempo una situazione ancora preoccupante: la Tosca-na mantiene infatti il 7° posto (dopo Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Lazio e Sardegna) per infrazioni complessivamente accertate nel 2008 (1462 su 25.766, cioè il 5,7%).

Settore dolente è quello dei rifiuti; qui la Toscana si pone al settimo posto con le 237 infrazioni accertate nel 2008 (6,1% sul totale di 3911), 324 persone denunciate e 102 sequestri effettuati.

«I dati rilevati da Legambiente – afferma il Direttore tecnico dell’Agenzia Roberto Gori – confermano quanto rilevato da Arpat nel corso della propria attività di controllo (i dati Arpat non sono compresi direttamente tra quelli rilevati da Legambiente). L’Agenzia pone particolare attenzione al tema dei rifiuti; In pratica un controllo ogni quattro rileva una violazione penale ed uno ogni tre una violazione amministrativa: quasi tre volte di più rispetto alla media su tutti i controlli.

Se è vero, come dimostra il rapporto di Legambiente, che quello dei rifiuti è un settore di illegalità ad alto rendimento (valore stimato da Legambiente di quasi 7 miliardi di euro) è anche necessario tenere conto della complessità del sistema sotto controllo.

I flussi in ingresso ed in uscita dalla Toscana si aggirano ogni anno su oltre 2.500.000 di tonnellate (nel 2006 sono risultati circa 2.700.000 t). I dati denunciati da Legambiente motivano la necessità di integrare l’azione repressiva anche con efficaci azioni mirate alla prevenzione dei traffici. Tra queste, particolarmente di peso, una legislazione e norme tecniche certe e chiare, supportate da atti di indirizzo nazionali, rese disponibili ai diversi soggetti, controllori e non (come di fatto si registra per altre tematiche non ambientali), tali da rendere condivisa l’interpretazione ai vari livelli e nelle diverse regioni. Si pensi, infatti, alle problematiche della definizione di rifiuto/non rifiuto con le connesse definizioni di sottoprodotto, a quelle di fine rifiuto dopo recupero ed a quelle – più tecniche – di classificazione di pericolosità dei rifiuti (disomogenea in tutta Europa) nonché alla necessità di pervenire quanto prima alle più volte annunciate regole per la tracciabilità dei rifiuti che, peraltro, potrebbe adeguatamente sposarsi anche con l’esigenza di semplificazione.

Per quanto riguarda gli incendi il dossier di Legambiente rileva 6479 roghi per 66.145 ha di cui 30.232 boscati e riporta 7.245 infrazioni di cui 430 (5.9%) in Toscana.

Se si considera che 30.232 ha di bosco bruciando producono, tra l’altro, una quantità di diossine di circa 1.500 mg, gli incendi bo-schivi hanno prodotto all’incirca la stessa quantità che produrrebbe un inceneritore a norma per bruciare 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (cioè all’incirca la produzione annua della Toscana).»