Federparchi: «sulla caccia riaprire il confronto»

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Sammuri auspica la ripresa dei lavori da parte del tavolo degli stakeholder, con l’allargamento del dibattito a nuovi interlocutori

«La ripresa del dialogo tra le associazioni venatorie, ambientaliste e gli altri portatori di interesse è un elemento indispensabile perché si riesca a raggiungere l’obiettivo di modificare l’attuale legge sulla caccia». Lo sostiene Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, a proposito del recente dibattito sulla possibile ricostituzione del tavolo degli stakeholder, «saltato» qualche mese fa in seguito all’abbandono da parte di Federcaccia e Coldiretti. «Al di là delle diverse posizioni espresse dalle singole associazioni – chiarisce Sammuri – ribadisco che la modifica della legge 157, che, a distanza di 17 anni dall’approvazione sarebbe a mio giudizio un passo utile, non può prescindere da un processo di concertazione che porti a delle decisioni largamente condivise».

I margini per una ripresa del dialogo, secondo il presidente di Federparchi, ci sono tutti: «Le condizioni sono diverse rispetto a quelle che esistevano al momento della “rottura”, per cui sono convinto che sia possibile e necessario riprendere il lavoro, allargando il confronto anche a nuovi interlocutori». A partire dalla stessa associazione dei parchi, la cui richiesta di aderire al tavolo era rimasta inevasa a causa dell’interruzione dei lavori: «La Federparchi ha seguito con attenzione il dibattito e potrebbe sicuramente dare il proprio contributo, così come tutte le altre realtà interessate, a cominciare dalla Federcaccia, che potrebbe portare al tavolo il suo punto di vista. Se non si riuscirà ad aprire un dialogo, seppur difficile, non credo che il parlamento approverà una modifica della 157 e, dal mio punto di vista, sarebbe l’ennesima occasione persa».

Un processo, quello del confronto e della ricerca di soluzioni condivise, che interessa sicuramente anche i partiti politici. I quali, precisa Sammuri, «ricoprono però un ruolo diverso da quello degli stakeholder e fanno un lavoro differente rispetto a quello delle associazioni».

(Fonte Federparchi)