Acqua, una mina sempre innescata

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Clima, energia, risorse alimentari, finanza, acqua, tutte crisi collegate fra loro e finché non saranno risolte, continueranno ad alimentare l’insicurezza politica

Il 16 Marzo scorso a Istanbul, nell’ambito del quinto Forum Mondiale sull’Acqua, è stato presentato il terzo rapporto dell’Unesco sulla situazione delle risorse idriche nel mondo. Nel testo si evidenzia come azioni urgenti siano necessarie per evitare il verificarsi di una crisi globale sul versante acqua.

Il rapporto dell’Unesco offre una panoramica sulla situazione delle risorse idriche nel mondo, e per la prima volta mostra come i cambiamenti della domanda e dell’offerta di acqua siano influenzati, ed influenzino, altre dinamiche globali. I media di oggi non risparmiano parole sulle crisi mondiali in atto: clima, energia, risorse alimentari, finanza. Tutte queste crisi sono collegate fra loro, e a quella dell’acqua, e finché non saranno risolte, continueranno ad alimentare l’insicurezza politica ed il rischio di conflitti a livello locale e globale.

L’acqua è essenziale per l’attuazione di uno sviluppo sostenibile, così come per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo per il millennio (Millenium Development Goals). Nel corso della storia, l’acqua ha sempre giocato un ruolo chiave nello sviluppo economico e sociale, e ogni investimento in acqua è sempre stato ripagato da un aumento dei mezzi di sopravvivenza e da una riduzione dei rischi per la salute.

Oltre ad alleviare la povertà, l’acqua contribuisce ad aumentare le risorse alimentari, ad alleviare i danni del cambiamento climatico e a diminuire il degrado di certe aree del pianeta, favorendo la produttività delle stesse.

I trend sull’accesso domestico alle risorse d’acqua mostrano segnali incoraggianti nelle ultime decadi, con molti nuovi paesi sulla buona strada per il raggiungimento dell’obiettivo per il millennio, ma altri ancora, nell’Africa sub-Sahariana e in molte zone rurali, mostrano risultati negativi nel rifornimento d’acqua e nelle condizioni igieniche.

Il bisogno di soddisfare la richiesta di prodotti agricoli per sfamare una popolazione in continua crescita, continua ad essere il principale settore di utilizzo dell’acqua. Dopo l’agricoltura, i due settori più idroesigenti nell’utilizzo dell’acqua sono l’industria e l’energia (insieme consumano il 20% del totale). Il recente aumento della produzione di biocarburanti, ed il cambiamento climatico, aggiungono nuove sfide e pressioni per la gestione delle risorse idriche. La distribuzione ineguale delle risorse idriche, e le modifiche al loro uso ed abuso, sono alla base delle crisi di tutto il mondo.

Purtroppo, però, le reti di monitoraggio dell’acqua sono inadeguate per l’attuale gestione, e per prevenire il rischio futuro. Esistono dati insufficienti per capire e prevedere la quantità e la qualità di risorse idriche attuali e future, ed i protocolli politici per la condivisione di questi dati non sono efficienti.

L’85% della popolazione mondiale risiede nella metà più secca del pianeta, e ancora più di un miliardo di persone hanno accesso soltanto ad una piccola quantità d’acqua. Molti scienziati che si occupano di clima sono d’accordo sul fatto che il riscaldamento globale sfocerà in un’accelerazione del ciclo idrogeologico, e secondo alcuni studi sull’intensificarsi di piene, alluvioni e siccità, questo processo è già in atto.

Gli ecosistemi mediterranei sono particolarmente sensibili ai cambiamenti delle condizioni climatiche: anche con un aumento della temperatura di soli 2 gradi, la parte meridionale del mediterraneo potrebbe perdere dal 60 all’80% delle specie. La tundra e le regioni Artiche dovranno fronteggiare la perdita del permafrost ed un potenziale rilascio di metano, che produrrà un surriscaldamento dei poli. L’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) evidenzia che per il 2050, la media annuale di precipitazioni sarà aumentata del 10-40% alle alte latitudini, e subirà invece una diminuzione del 10-30% in alcune regioni più secche alle basse latitudini. Dagli anni 70 ad oggi, le aree più secche del pianeta sono più che raddoppiate, passando dal 12 al 30%.

In tutto il mondo sono in atto programmi ed attività che volgono direttamente ad una stima, una distribuzione, e alla conservazione delle risorse idriche.

Migliorare le politiche sull’acqua significa in primo luogo progettare una gestione più efficiente mediante un’informazione per chi l’acqua la utilizza, per chi ha interessi economici, e per chi prende le decisioni politiche, riguardo alle conseguenze che le azioni prese (o non prese), possono generare. Implementare una gestione integrata delle risorse d’acqua si sta dimostrando più difficile di quanto si potesse immaginare. Esempi pratici di soluzioni possono essere: – Uno sviluppo delle capacità umane ed istituzionali, per prepararsi a nuove sfide future sul versante acqua;

  • Una legislazione sulle risorse idriche che includa anche regolamentazioni in altri settori che possono influenzare la gestione dell’acqua;

  • Una consultazione fra chi ha responsabilità ed interessi finanziari, riguardo alla pianificazione, implementazione ed alla gestione delle risorse, al fine di costruire fiducia. Una gestione efficace significa trasparenza, lavoro intergovernativo e fra parti con diversi interessi in gioco;

  • L’uso di strumenti economici e finanziari per supportare l’affidabilità e la qualità dei servizi forniti;

  • Innovazione e ricerca per lo sviluppo di appropriate soluzioni realistiche e sostenibili;

  • Il pagamento dei servizi ambientali che funga da incentivo per migliorare gli sforzi sulla gestione dell’acqua e per supportare la sicurezza di acqua ed ecosistemi;

  • La creazione, da parte di chi prende le decisioni politiche, di un clima favorevole agli investimenti.Il rapporto Global Corruption Report 2008: Corruption in the water sector ha evidenziato come la corruzione nel settore dell’acqua possa far levitare l’ammontare degli investimenti necessari al raggiungimento degli obiettivi del millennio per acqua e sanità di almeno 50 miliardi di dollari. La corruzione si attua dalla falsificazione della lettura dei contatori, alla selezione di siti fasulli per la creazione di pozzi e punti di irrigazione; dalla collusione ai favoritismi nelle politiche pubbliche e nell’assegnazione delle cariche.

Secondo il rapporto in questione, in alcuni stati dove la corruzione è diffusa, oltre ad una riduzione nell’accesso all’acqua, scompare oltre il 30% del budget per gli investimenti, tanto che per molta povera gente, pagare bustarelle rimane l’unico modo sicuro per avere accesso all’acqua. Come ulteriore conseguenza, si verifica un deperimento degli ecosistemi e delle risorse d’acqua disponibili, che diventano sempre più inquinate a causa di un eccessivo sfruttamento.

Anche il rischio di inondazioni diventa più elevato. La trasparenza ed i processi di partecipazione possono rivelarsi efficaci per contrastare la corruzione e per garantire una corretta gestione delle risorse. La responsabilità di favorire queste condizioni ricade unicamente sui governi locali e nazionali, mentre l’assistenza e gli interventi intergovernativi, da soli, non sono sufficienti. Le sfide sono importanti, ma è indiscutibile che questa gestione insostenibile, e l’accesso ineguale alle risorse idriche, non possono continuare: i rischi del non agire sarebbero troppo grandi. Potremmo anche non avere tutte le informazioni necessarie ad un’azione il più efficace possibile, ma sappiamo abbastanza per iniziare a prendere decisioni significative.

(Fonte Arpat, Testo a cura di Alessandro Bianchi)