Foreste, un disastro dal Borneo all’Amazzonia

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Distrutti, negli ultimi 20 anni, 250 milioni di ettari di foreste tropicali, più di otto volte l’Italia

La deforestazione interessa quasi 13 milioni di ettari l’anno e per l’85% è concentrata nei Paesi tropicali (Fonte: Fao). Le foreste pluviali tropicali sono un habitat importante per migliaia di specie migratorie e sostengono almeno il 50 % delle specie terrestri e un numero smisurato di culture indigene; inoltre, esse immagazzinano fino a 200 tonnellate ad ettaro di carbonio nella sola biomassa, più di ogni altro tipo di foresta e, al tempo stesso, restituiscono una grande quantità di ossigeno.

Ogni anno sono distrutti circa 6 milioni di foreste tropicali pluviali, con tendenze diverse da regione a regione: il Sud-Est Asiatico registra i maggiori tassi di deforestazione, seguito dall’Africa e dall’America latina ed almeno altri 2 milioni di ettari sono soggetti a gravi fenomeni di degrado (Fonte: Global Environment Outlook dell’Unep). Secondo un recentissimo studio (10 Novembre 2009) condotto nella South Dakota State University, che utilizza immagini satellitari ad alta definizione, il 40 % delle foreste del Borneo indonesiano (pari a ben 21 milioni di ettari, due terzi dell’Italia) sono state cancellate negli ultimi 15 anni.

La Giornata di studio dell’Ispra, tenutasi oggi e dedicata proprio ai temi della deforestazione e della degradazione forestale globale, oltre alla presentazione del volume edito dall’Ispra «Deforestazione e degradazione forestale. Le risposte del sistema foreste-legno italiano», ha visto accendersi un vivace dibattito tra i rappresentanti delle Istituzioni coinvolte nell’affrontare il problema a livello legislativo e quelli del settore industriale e delle Ong, per valutare interventi ed azioni e tentare di dare risposte a livello internazionale a questo importante e delicato tema che nasce da lontano ma che ci tocca da vicino più di quanto si possa immaginare.

Deforestazione

Secondo uno studio dell’Istituto nazionale brasiliano di Ricerche Spaziali (Inpe), nel 2008 sono stati distrutti circa 1,3 milioni di ettari di foreste della sola foresta amazzonica brasiliana e i primi dati del 2009 segnalano che il fenomeno sta continuando con la stessa intensità. L’Amazzonia da sola ospita un quinto delle piante e delle specie animali del pianeta ed è anche la dimora di centinaia di culture indigene e di 30 milioni di persone, che dalle foreste traggono forme di sostentamento e vita. Il fenomeno non riguarda soltanto l’Amazzonia, ma coinvolge con grande intensità anche Indonesia, Malesia, Congo e ogni paese tropicale.

Può sembrare strano, ma una delle cause della distruzione di milioni di ettari di foreste pluviali in Indonesia e Malesia, tra le più ricche in biodiversità, sono le piantagioni di palma da olio, usato nell’industria alimentare, cosmetica e farmaceutica; in Argentina, la superficie destinata alla soia è maggiore di quella destinata a tutte le altre colture. In Sud-America e Africa la coltivazione della soia è destinata ad aumentare del 60 per cento nei prossimi venti anni, sottraendo 6 milioni di ettari di foresta tropicale in America meridionale e 16 milioni di ettari di savana nel continente nero. Ma gli impatti di questo drammatico fenomeno non si esauriscono con la perdita di biodiversità. Secondo numerosi studi e l’ultimo rapporto di valutazione dell’Ipcc, circa il 20% dei gas di serra di natura antropogenica che si accumulano ogni anno nell’atmosfera deriva dalla distruzione e dalla degradazione delle foreste globali: circa 1,6 miliardi di tonnellate di carbonio.

Disboscamenti illegali e commercio illegale di legname

C’è poi un altro preoccupante fenomeno legato alla deforestazione: la gestione forestale non sostenibile, i disboscamenti illegali e il commercio di legname illegale, che si verifica quando il legname è tagliato in violazione delle leggi nazionali che regolano, per esempio, le norme di concessione al taglio, il contrabbandano di legname, le dichiarazioni false su dimensioni, qualità e valore dei beni, falsificazione della contabilità, tagli irregolari (quali l’abbattimento di alberi di dimensioni troppo piccole o troppo grandi), tagli in aree protette, tagli di specie tutelate.

In molti Paesi i tagli illegali sono pari a quelli legali; nel bacino del fiume Congo, in Asia centrale e in Amazzonia, alcuni dei più importanti serbatoi di foreste primarie, la percentuale d’illegalità raggiunge e supera la metà dei tagli effettuati. In Cambogia i prelievi illegali sono stati pari ad almeno dieci volte quelli legali; in Indonesia, oltre il 50% del legname è tagliato illegalmente, per un valore superiore ai 400 milioni di dollari.

L’Italia ha una posizione di notevole rilievo nel contesto del mercato internazionale del legname e del commercio di legname tropicale: è il primo esportatore mondiale di mobili, ma anche il sesto importatore mondiale di legno e il secondo importatore europeo di legname tropicale, nonché partner commerciale di molti paesi con grandi dotazioni di risorse forestali: Camerun (una nazione nella quale, secondo l’Organizzazione internazionale per il commercio di legname, oltre il 50% dei tagli sono illegali), il Brasile, l’Indonesia, la Serbia, la Bosnia e l’Albania e altri paesi balcanici, dove purtroppo i fenomeni della deforestazione e dei tagli illegali di legname stanno assumendo dimensioni preoccupanti.

Vantaggi economici dalla riduzione di deforestazione

È molto complesso assegnare un valore alla custodia della biodiversità e ai benefici che ne derivano; le politiche internazioni sul clima hanno avuto il merito, tra gli altri, di assegnare un valore economico alla funzione di fissazione del carbonio delle foreste.

Stando a quanto affermato dal Premio Nobel per l’Economia nel 2001 Joseph Stiglitz, riducendo il tasso annuale di deforestazione di un modesto 20% rispetto all’attuale, considerando un prezzo sui mercati internazionali di una tonnellata di carbonio pari 30 dollari Usa, il valore annuale della «deforestazione evitata» è pari a 30-40 miliardi di dollari Usa l’anno. Per confronto, secondo l’Ocse, l’assistenza umanitaria per i Paesi in via di sviluppo si aggira attualmente intorno a 78 miliardi di dollari Usa. Ma le foreste tropicali svolgono anche un ruolo importante di sink, di assorbimento dell’anidride carbonica, per un valore (allo stesso prezzo di 30 dollari per tonnellate) di 100 miliardi di dollari Usa l’anno.

Un aiuto dagli acquisti verdi

«Per il tradizionale ruolo svolto dall’Italia nel commercio internazionale del legname e prodotti derivati – ha affermato il Commissario dell’Ispra, Vincenzo Grimaldi – il nostro Paese deve essere uno dei principali attori nel contrastare il fenomeno. A L’Aquila, con la Presidenza italiana, il G8 ha incoraggiato la cooperazione e la creazione di sinergie tra la Convenzione Onu sui cambiamenti climatici e altri processi internazionali sulle foreste e si è impegnati a promuovere lo sviluppo di strategie nazionali per combattere la deforestazione e il degrado delle foreste, coinvolgendo i principali attori, compresi i governi, le popolazioni indigene e le comunità locali, i gruppi della società civile e il settore privato».

«Permane purtroppo la presenza di uno squilibrio crescente nel rapporto uomo-natura – ha detto Emi Morroni Capo Dipartimento dell’Ispra – nelle dotazioni generali di capitale naturale rispetto alle condizioni economiche dei Paesi. È questo un aspetto non sempre ben percepito del divario nei percorsi di sviluppo del Nord e del Sud del mondo. Se è vero che il degrado ambientale ha una dimensione globale ma le soluzioni devono essere pensate e realizzate su scala locale, è anche vero che la società civile nei Paesi ricchi è chiamata, per prima, a prendere coscienza di questi problemi e ad assumersene le responsabilità».

«Tra le aree di intervento prioritarie per il nostro Paese per contrastare il fenomeno della deforestazione globale – ha ribadito nel suo intervento Lorenzo Ciccarese dell’Ispra – figura senz’altro la promozione di forme di partnership e di collaborazione pubblico-privato, con lo scopo principale di favorire azioni di informazione, sensibilizzazione e diffusione di strumenti di tipo volontario per la promozione della gestione forestale responsabile e lo sviluppo di pratiche improntate alla responsabilità sociale d’impresa e al contrasto dei processi di illegalità. In questo senso un segnale importante è l’emanazione da parte del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, del primo decreto attuativo del Piano nazionale per gli acquisti verdi da parte della Pubblica amministrazione (Decreto n. 111 del 12 ottobre 2009) destinato a favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti (compresi quelli legnosi) e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica».

(Fonte Ispra)